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Udine, 12 mar — In un incontro istituzionale che ha visto confrontarsi Sergio Emidio Bini, assessore regionale alle Attività produttive e turismo, e Mara Piccin, vicesindaco di Pordenone con delega allo sviluppo economico e industriale, sono stati messi a fuoco i punti di forza e le priorità per rafforzare la manifattura locale. I dati presentati spiegano come la dinamica delle vendite estere e le modifiche nelle catene logistiche stiano ridefinendo il ruolo del territorio.
Il quadro emerso mostra, tra l’altro, una ripresa significativa degli scambi: per il 2026 il settore del mobile registra un aumento del +5,2% e la meccanica un +5,7% verso la Germania, mentre l’area della Destra Tagliamento segna un +6,4% delle esportazioni, superando i 5,2 miliardi. Questi numeri offrono la base per un programma articolato che cerca di trasformare tendenze positive in sviluppo occupazionale e investimento duraturo.
Perché Pordenone è strategica per la manifattura regionale
L’incontro ha confermato che il territorio pordenonese non è solo sede di aziende storiche, ma anche di realtà capaci di innovare in settori chiave. Il valore competitivo arriva dall’incrocio tra competenze tecniche, catene di fornitura consolidate e una spinta verso l’innovazione. In questo contesto il sostegno pubblico intende favorire processi di aggregazione e crescita dimensionale delle imprese per aumentare la resilienza agli shock esterni.
Il ruolo dell’interporto e della logistica
Con l’aumento dei traffici su rotaia e la ridefinizione delle rotte commerciali, l’interporto locale assume il ruolo di asset strategico per la competitività. Migliorare le connessioni logistiche significa ridurre i costi di trasporto e accorciare i tempi di consegna verso mercati consolidati come la Germania e nuovi sbocchi oltreoceano. L’intervento pubblico mira a sostenere questa infrastruttura affinché diventi volano di nuove imprese e di investimenti privati.
Agenda FVG Manifattura 2030: priorità e strumenti
Al centro della discussione è stata l’Agenda FVG Manifattura 2030, la strategia regionale a medio termine che individua linee d’azione concrete per sostenere la competitività. Tra gli obiettivi principali figurano l’accompagnamento delle imprese verso mercati esteri, il supporto all’adozione di tecnologie digitali e la promozione della transizione energetica per contenere l’impatto dei rincari sui costi di produzione.
Le leve operative
Le misure previste puntano su tre direttrici: 1) favorire processi di aggregazione e scalabilità delle imprese; 2) incentivare l’accesso a nuovi mercati per l’export; 3) sostenere la digitalizzazione e la transizione energetica delle aziende come strumenti per aumentare efficienza e resilienza. Inoltre, la strategia include iniziative per attrarre capitale privato e forza lavoro qualificata, fondamentali per tradurre i risultati numerici in crescita occupazionale.
Sfide internazionali e segnali di fiducia
Nonostante un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni geo-economiche, i numeri del 2026 offrono segnali incoraggianti: le esportazioni regionali mostrano un incremento complessivo del +17,8% rispetto al 2026, sostenute dalla domanda interna europea e da una crescita delle vendite negli Stati Uniti. Questi dati indicano una capacità di reazione delle imprese e la necessità di consolidare il supporto istituzionale per cogliere le opportunità aperte dai mercati esteri.
Per tradurre queste tendenze in risultati duraturi, come ha sottolineato l’assessore, non bastano le risorse regionali: è necessaria una sinergia tra Regione, amministrazioni locali e sistema imprenditoriale per snellire la burocrazia e agevolare gli investimenti. Solo attraverso un coordinamento efficace sarà possibile sfruttare appieno il potenziale dell’area pordenonese e garantire sviluppo e occupazione a lungo termine.

