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25 Settembre 2026

CSRD 2027: chi deve presentare il report ESG e chi può rinunciare

Le nuove regole CSRD introdotte dal 2027 limitano gli obblighi alle grandi realtà, mentre gli standard ESRS semplificati entrano in vigore a novembre 2026 per le prime esercitazioni di rendicontazione.

CSRD 2027: chi deve presentare il report ESG e chi può rinunciare

La Direttiva UE 2026/470 ha ridisegnato il panorama della rendicontazione di sostenibilità, fissando criteri più restrittivi per le imprese italiane. A partire dal 2027 solo le società che superano contemporaneamente 450 milioni di euro di ricavi netti e una media di 1.000 dipendenti saranno tenute a produrre un report CSRD, mentre le altre potranno operare con modelli più leggeri.

Nuovo perimetro di obbligo: la soglia cumulativa di 450 M€ e 1 000 dipendenti

Il criterio introdotto dal provvedimento è di natura cumulativa entrambi i parametri devono essere superati per rientrare nel campo d’applicazione. Un’azienda con 600 M€ di fatturato ma solo 700 dipendenti resta fuori, così come una realtà con 1.300 dipendenti ma ricavi pari a 300 M€. Solo le imprese che combinano, ad esempio, 1.300 dipendenti e 600 M€ di fatturato saranno soggette al reporting obbligatorio. Lo stesso meccanismo si applica alle società madri dei gruppi, calcolando i dati su base consolidata.

Impatto sulle PMI quotate e sui gruppi internazionali

Le piccole e medie imprese quotate, finora incluse nella lista dei soggetti obbligati, sono ora escluse dal perimetro, a meno che non rientrino nei parametri indicati. Anche le grandi imprese che non superano entrambe le soglie non dovranno produrre il report CSRD, riducendo così il numero di soggetti coinvolti nella normativa europea.

Cronoprogramma di recepimento in Italia e scadenze operative

Gli Stati membri hanno tempo fino al 19 marzo 2027 per recepire la direttiva. In Italia, fino a tale data il quadro normativo rimane disciplinato dal D.Lgs. 125/2024 modificato nel 2025 per l’estensione dei termini prevista dalla “Stop the Clock”. Fino al 31 dicembre 2026, sono obbligati a rendere conto i grandi enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti, comprese le capogruppo dei gruppi consolidati.

Entrata in vigore degli standard ESRS semplificati

Il Regolamento delegato UE 2026/1563 introdurrà gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) semplificati a partire dal 10 novembre 2026. Questi standard saranno applicabili agli esercizi chiusi dal 1° gennaio 2027 e fungeranno da cornice per le imprese che rientrano nel nuovo perimetro CSRD. Per il 2026, le società già obbligate potranno scegliere di adottare anticipatamente la versione rivista degli standard o avvalersi di una serie di semplificazioni previste per la fase transitoria.

Strumenti per le imprese non obbligate: reporting volontario e limiti alla catena di valore

Chi resta fuori dal perimetro obbligatorio non è comunque escluso dalla pressione di mercato. Il Regolamento delegato UE 2026/1560 prevede uno standard volontario di rendicontazione ESG, pensato per le aziende che devono comunque fornire informazioni a banche, investitori e partner commerciali. Questo modello, derivato dal “VSME” di EFRAG, introduce un limite alle richieste di dati ESG lungo la catena di fornitura, evitando che le PMI vengano sommerse da richieste eccessive. Inoltre, vengono messi a disposizione strumenti digitali per raccogliere e gestire le informazioni richieste in maniera coordinata.

Le imprese superanti le soglie di 450 M€ di fatturato e 1.000 dipendenti dovranno adottare gli ESRS semplificati, mentre le altre potranno ricorrere a un modello volontario più contenuto, garantendo trasparenza senza gravare eccessivamente sulle capacità operative delle PMI.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.