Il cantiere Sostenibilità e impatto ha riunito, il 14 ottobre, esperti del settore pubblico e privato per analizzare come i progetti culturali possano produrre valore duraturo per i territori. L’incontro, promosso dall’Osservatorio Recovery Plan e da ALI – Autonomie Locali Italiane, ha offerto una piattaforma di discussione su modelli gestionali post-PNRR. Relatori di spicco come Giovanna Barni, Marco Minoja e Francesco Moneta hanno illustrato strategie di partnership, evidenziando il ruolo della trasparenza nella rendicontazione degli impatti culturali.
Aria, il nuovo quartiere carbon negative sull’ex macello di Milano
Il disuso ex Macello di Milano sta subendo una trasformazione senza precedenti: il progetto “Aria” prevede la creazione di un quartiere a emissioni zero, conforme al bando C40 “Reinventing Cities”. Near Sgr, responsabile di impatto Andrea Vecci, ha spiegato come l’approccio multidisciplinare abbia permesso di superare le sfide strutturali, recuperando il patrimonio storico e integrandolo con residenze, spazi commerciali e universitari. Oltre il 90 % delle bonifiche è stato completato e il 92 % dei materiali di demolizione è già stato riutilizzato, grazie a una politica di circular economy pensata per garantire la carbon neutrality entro 60 anni.
Accessi pedonali e mobilità sostenibile
Un elemento chiave del piano è la quasi totalità pedonale dell’area, con una via d’accesso a senso unico intorno al vecchio macello, destinata a pedoni, ciclisti e servizi di emergenza. Il progetto di riqualificazione della viabilità perimetrale (viale Molise, via Azzurri d’Italia, via Lombroso) assicura il flusso di traffico necessario senza compromettere la qualità della vita dei futuri abitanti.
Comunicazione della sostenibilità: la richiesta di prove concrete
Una recente indagine dell’Osservatorio Civic Brands, realizzata da Ipsos Doxa, ha messo in luce una crescente diffidenza verso il greenwashing. Il 78 % degli italiani ritiene che le imprese debbano continuare a parlare di sostenibilità, ma il 80 % vuole vedere dati concreti a supporto. La normativa UE 2024/825, volta a limitare le affermazioni ambientali non verificabili, riflette questa esigenza di responsabilità e trasparenza. Studio rivela che la mancanza di numeri, l’incoerenza tra dichiarazioni e risultati e l’abuso di termini come “green” sono i principali fattori di sfiducia.
Dal purpose alla proof
L’evoluzione è chiara: le aziende non possono più affidarsi solo a dichiarazioni di intenti, ma devono documentare l’impatto reale delle loro iniziative. Il passaggio dal purpose alla proof richiede sistemi di rendicontazione basati su metriche verificabili, in modo da riconquistare la fiducia dei consumatori e rispettare le nuove direttive europee.



