Argomenti trattati
- Rischi globali: la natura al centro del dibattito di Davos
- Rischi immediati: instabilità politica, disinformazione e attacchi digitali
- Il ruolo della tecnologia nelle crisi di breve periodo
- Prospettiva 2035: l’ambiente prende il sopravvento
- Perché l’ambiente amplifica gli altri rischi
- Interconnessioni: tecnologia, disuguaglianze e ambiente
- Cooperazione globale e investimenti mirati
Rischi globali: la natura al centro del dibattito di Davos
Alla vigilia di Davos, il Global Risks Report 2026 raccoglie le opinioni di oltre 900 esperti sulle minacce che mettono a rischio la stabilità mondiale. Il quadro che ne emerge è frammentato: interessi geopolitici contrastanti, tensioni economiche e conflitti sociali stanno erodendo la capacità di reagire collettivamente e con coerenza.
Nel rapporto la natura non è più un elemento fra gli altri. Piuttosto, diventa l’infrastruttura da cui dipendono sicurezza, economie e benessere pubblico. Il documento distingue chiaramente i pericoli immediati da quelli che cresceranno nel medio-lungo periodo e mostra come fenomeni apparentemente separati — crisi climatiche, perdita di biodiversità, fragilità delle catene di approvvigionamento — si alimentino a vicenda. Trasformare queste avvertenze in politiche concrete, finanziamenti mirati e azioni operative rimane la sfida principale per governi e imprese.
Rischi immediati: instabilità politica, disinformazione e attacchi digitali
Nel breve termine il report mette in luce tre vulnerabilità che possono scatenare shock rapidi: fratture geopolitiche, instabilità interna e crisi legate ai conflitti. Dove le istituzioni multilaterali risultano indebolite, sale la probabilità di escalation fra Stati, con ricadute immediate su mercati e filiere produttive.
La disinformazione agisce come accelerante: notizie false o manipolate indeboliscono la fiducia nelle istituzioni e complicano la gestione delle emergenze, anche sanitarie. Per le aziende operare in contesti ad alto rischio reputazionale può significare perdite economiche significative e relazioni compromesse.
A tutto questo si aggiungono le minacce digitali. Attacchi alle infrastrutture critiche, campagne di manipolazione online e azioni di cyber-spionaggio possono amplificare tensioni politiche e sociali.
Il ruolo della tecnologia nelle crisi di breve periodo
La tecnologia è un’arma a doppio taglio: può innescare nuovi rischi ma anche offrire strumenti decisivi per contenerli. Gli attacchi informatici restano una minaccia concreta per reti elettriche, ospedali e sistemi logistici; molte competizioni contemporanee si svolgono in spazi digitali invisibili, con conseguenze tangibili sulla vita quotidiana.
La risposta richiede investimenti mirati in cybersecurity, meccanismi strutturati per lo scambio di threat intelligence e piani operativi robusti. Le aziende che integrano sicurezza, governance dei dati e strategie di sostenibilità si trovano in una posizione migliore per assorbire shock improvvisi e ripartire più rapidamente.
Prospettiva 2035: l’ambiente prende il sopravvento
Guardando avanti al 2035, il rapporto colloca l’ambiente al centro delle priorità pubbliche e aziendali. Eventi meteorologici estremi, declino della biodiversità e degrado degli habitat minacciano la continuità operativa e mettono sotto pressione le catene di approvvigionamento. Quando foreste, zone umide e altri ecosistemi si impoveriscono, si impoveriscono anche i servizi naturali — dall’impollinazione al controllo delle risorse idriche fino al sequestro del carbonio — che sostengono agricoltura, approvvigionamento idrico e stabilità climatica.
Per le imprese questo si traduce in costi concreti e rischi misurabili: interruzioni produttive, aumento dei prezzi delle materie prime, e necessità di investimenti per l’adattamento. Tra le pratiche emergenti spiccano il design circolare e le analisi del ciclo di vita (LCA), strumenti utili per ridurre l’esposizione e contenere i costi futuri. Proteggere la natura, quindi, non è solo una questione etica ma anche una scelta economica pragmatica: ecosistemi sani riducono la probabilità di interruzioni su vasta scala.
Perché l’ambiente amplifica gli altri rischi
Un ecosistema indebolito non è un problema isolato: rende più fragili sistemi alimentari e idrici e aumenta la probabilità di shock sociali e geopolitici. In regioni già vulnerabili, una prolungata ondata di calore o un’alluvione possono rapidamente trasformarsi in crisi umanitarie e tensioni politiche. Il rapporto sottolinea che la natura agisce da moltiplicatore di rischi, collegando fenomeni economici, sanitari e di sicurezza in una rete di conseguenze reciproche.
Interconnessioni: tecnologia, disuguaglianze e ambiente
Nel rapporto la natura non è più un elemento fra gli altri. Piuttosto, diventa l’infrastruttura da cui dipendono sicurezza, economie e benessere pubblico. Il documento distingue chiaramente i pericoli immediati da quelli che cresceranno nel medio-lungo periodo e mostra come fenomeni apparentemente separati — crisi climatiche, perdita di biodiversità, fragilità delle catene di approvvigionamento — si alimentino a vicenda. Trasformare queste avvertenze in politiche concrete, finanziamenti mirati e azioni operative rimane la sfida principale per governi e imprese.0
Cooperazione globale e investimenti mirati
Nel rapporto la natura non è più un elemento fra gli altri. Piuttosto, diventa l’infrastruttura da cui dipendono sicurezza, economie e benessere pubblico. Il documento distingue chiaramente i pericoli immediati da quelli che cresceranno nel medio-lungo periodo e mostra come fenomeni apparentemente separati — crisi climatiche, perdita di biodiversità, fragilità delle catene di approvvigionamento — si alimentino a vicenda. Trasformare queste avvertenze in politiche concrete, finanziamenti mirati e azioni operative rimane la sfida principale per governi e imprese.1

