La Milano Fashion Week è partita con le sue passerelle primavera-estate 2027, ma dietro le luci dei riflettori una realtà preoccupante si sta delineando: le emissioni globali dell’industria dell’abbigliamento sono cresciute del 6,3% tra il 2023 e il 2024, raggiungendo 1,004 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente. Il dato, fornito dall’Apparel Impact Institute, mostra che, nonostante gli investimenti in energie rinnovabili e materiali riciclati, la crescita dei volumi produttivi sta annullando i progressi di efficienza.
Emissioni in aumento: il dato della Fashion Week 2027
Il rapporto “Taking Stock of Progress Against the Roadmap to Net Zero 2026” evidenzia che la produzione di fibre è passata da 124 a 132 milioni di tonnellate in un solo anno, con il poliestere che rimane dominante al 59% del mix. Il Tier 2 cioè la lavorazione dei materiali tessili, è responsabile di ben 512,7 milioni di tonnellate di CO₂e, pari al 51% dell’intera impronta del settore. I dati suggeriscono che, per rimanere entro la traiettoria compatibile con i 1,5 °C, le emissioni dovranno essere dimezzate entro il 2030, passando da 1,004 a 489 milioni di tonnellate.
Il ruolo del Tier 2 nella catena di valore
Le attività di rifinitura, tintura e stampa, collocate nel Tier 2, sono quindi il punto focale per qualsiasi strategia di decarbonizzazione. Alcuni marchi hanno già avviato programmi di eliminazione del carbone: H&M ha ridotto da 118 a 10 gli stabilimenti con caldaie a carbone, puntando al zero entro il 2026, mentre Ralph Lauren ha dismesso 80 unità, ne rimane solo una operativa. Altri esempi includono Patagonia, che finanzia la sostituzione delle caldaie a carbone a Taiwan, con una riduzione stimata di 27.500 tonnellate di CO₂e all’anno.
Gas caro: l’allarme di Confindustria Moda
Parallelamente, il prezzo del gas in Italia è aumentato del 80% nell’ultimo anno, passando da 35,60 €/MWh ad agosto 2025 a 64,15 €/MWh. Questo rialzo mette a dura prova le imprese della nobilitazione tessile settore che utilizza il gas come energia principale per tintorie, stamperie e finissaggi. Dino Masso, presidente della Sezione Nobilitazione di Confindustria Moda, avverte che la continuità produttiva del Made in Italy è a rischio: “Il gas non è un costo accessorio, è una componente indispensabile del processo produttivo”.
Iniziative di decarbonizzazione e meccanismi di finanziamento
Di fronte a queste sfide, diversi brand hanno intensificato gli investimenti in energia rinnovabile e elettrificazione. PUMA ha superato il 33% di energia verde nelle fabbriche core nel 2025, fissando un obiettivo del 40% entro il 2030; Burberry ha raggiunto il 44% di elettricità rinnovabile da fornitori Tier 1. W.L. Gore ha portato al 75% la quota di energia verde nella produzione nel 2024, mentre Shenzhou ha superato il 60%, includendo dieci impianti al 100% da fonti rinnovabili.
Esempi di finanziamento per la transizione
Le recenti analisi della Fashion Industry Charter for Climate Action sottolineano l’importanza di carbon market e di strumenti finanziari come green bondprestiti a tasso agevolato e blended finance. Questi meccanismi possono colmare il divario di capitale delle piccole e medie imprese situate nei primi livelli della filiera, consentendo loro di adottare tecnologie a basse emissioni, installare impianti solari e passare a pompe di calore ad alta temperatura. L’accesso a fondi pubblici e a contratti di rendimento energetico è ritenuto cruciale per evitare che la pressione sul gas blocchi ulteriori investimenti.
Solo una combinazione di interventi tecnologici, politiche di prezzo del carbonio e finanza sostenibile potrà riportare il settore sulla rotta del Net Zero entro il prossimo decennio.



