Il panorama della moda sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Un ciclo di eventi organizzati da importanti fondazioni ha messo al centro della discussione la moda sostenibile la crisi dei grandi marchi di lusso e la crescita della moda adattiva dimostrando come questi temi siano ormai interconnessi.
Durante l’incontro, studiosi, manager e ricercatori hanno analizzato l’intera filiera, dal design alla fine vita dei capi, evidenziando che la sostenibilità non è più un’opzione ma una necessità concreta per imprese e consumatori.
Visionari sulla moda sostenibile: dalla teoria alla pratica
Alessandro D’Avenia, scrittore e docente di Lettere, ha aperto la serata sottolineando che la moda è una forma di espressione culturale capace di raccontare identità e trasformazioni sociali. Ha invitato i partecipanti a considerare la responsabilità ambientale come parte integrante del processo creativo.
Matteo Ward, CEO di Inside Out Fashion e co-fondatore di WRÅD, ha presentato dati che mostrano come le aziende che integrano criteri di circular economy ottengono performance migliori sul mercato. Ward ha anche ricordato il suo ruolo di FAO Food Hero, evidenziando la connessione tra alimentazione, agricoltura sostenibile e tessuti eco-compatibili.
Giovanna d’Adda, professoressa di economia comportamentale, ha illustrato gli studi che collegano le scelte dei consumatori alla percezione di valore reale dei prodotti. Secondo la sua ricerca, la trasparenza sulla provenienza dei materiali può incrementare la fiducia e spingere verso acquisti più consapevoli.
Crisi del lusso italiano: dati, cause e nuova speranza per la manifattura
Il settore del lusso ha registrato una flessione significativa negli ultimi mesi. Il fatturato della moda italiana, un tempo trainato dall’espansione post-pandemica, è in calo, mentre l’export rallenta. La clientela più aspirazionale spende meno, e persino i marchi più consolidati stanno subendo pressioni sui prezzi.
Numeri che allarmano
Secondo le analisi di Deloitte, meno della metà dei brand di lusso registra crescita. LVMH ha subito una perdita del 37 % in borsa dall’inizio del 2026. Un’altra realtà, Capri Holdings, è scesa da una capitalizzazione di 15 miliardi di dollari nel 2014 a circa 1,7 miliardi nel 2026, con Versace ceduta a Prada per 1,25 miliardi di euro.
Il contrasto più evidente è dato dal costo di una sfilata: circa 10 milioni di euro per uno spettacolo che, pur generando enorme visibilità, evidenzia la contraddizione di un mercato che richiede cambiamento ma continua a investire enormi risorse nella rappresentazione.
Questi segnali hanno riacceso l’interesse verso la tradizionale manifattura italiana. I produttori locali, con competenze artigianali di alto livello, potrebbero diventare il nuovo motore di un modello più responsabile capace di coniugare qualità, tracciabilità e design innovativo.
Moda adattiva: quando il vestito si adatta al corpo
Il tema dell’inclusività è stato incarnato da figure come Sinéad Burke, imprenditrice con acondroplasia, che ha sfoggiato un abito di Christian Siriano al Met Gala 2026. Burke, fondatrice di Tilting the Lens, ha valutato l’accessibilità del Costume Institute, evidenziando la presenza di spazi fruibili per persone con disabilità e una mostra che celebra la pluralità di corpi.
Altri protagonisti sono stati Aaron Rose Philip, modella transgender con paralisi cerebrale, e Lauren Wasser, amputata delle gambe, che hanno indossato creazioni di Collina Strada e Prabal Gurung con protesi dorate. Questi esempi dimostrano come la moda adattiva non sia più una nicchia, ma una realtà in rapida espansione.
Le innovazioni tecniche includono zip magnetiche, bottoni a pressione, chiusure in velcro, pantaloni con spacchi laterali e scarpe hands-free. Anche il settore della cosmetica ha introdotto etichette in Braille e mascara con impugnature antiscivolo, confermando un approccio olistico al design inclusivo.
Un sondaggio di YouGov commissionato a Zalando nel 2025 ha rivelato che l’80 % degli italiani non conosce la moda adattiva, nonostante il mercato globale valga tra 260 e 300 milioni di dollari, con previsioni di crescita fino a 370 milioni entro il 2035. Questo gap di consapevolezza rappresenta un’opportunità enorme per le aziende che vogliono differenziarsi.
Solo unendo queste direzioni sarà possibile costruire un futuro in cui stile, responsabilità e accessibilità convivano armoniosamente.



