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15 Ottobre 2026

Come i dati guidano la transizione verso un’impresa sostenibile

I dati diventano la spina dorsale della sostenibilità, con consumatori più esigenti, norme anti‑greenwashing e l’inclusività che aprono nuove opportunità di mercato.

Come i dati guidano la transizione verso un’impresa sostenibile

Nel contesto attuale, le imprese che puntano alla sostenibilità non si limitano più a ridurre le emissioni: stanno ristrutturando l’intero modello di business. La spinta proviene da tre fattori convergenti – la disponibilità di dati affidabili, la pressione di consumatori più consapevoli e l’esigenza di rendere prodotti e servizi accessibili a tutti. Questi elementi, se integrati in una strategia coerente, possono trasformare le promesse ambientali in risultati misurabili e creare valore sia per le aziende che per la società.

Durante gli ultimi incontri dedicati alla CSR e all’innovazione sociale, sono emersi casi concreti che mostrano come la digitalizzazione della catena del valore e le nuove normative stiano accelerando il cambiamento. Le discussioni hanno spaziato dalla raccolta dati alla revisione dei claim green, passando per la responsabilità inclusiva nei processi di design. In questo articolo analizziamo le principali tendenze, i criteri emergenti nella gestione dei rifiuti e le opportunità offerte dall’accessibilità.

GS1 Italy e il ruolo dei dati nella catena del valore

GS1 Italy ha posto al centro della propria attività la raccolta, trasmissione e analisi dei dati come leva per rendere più efficiente la sostenibilità lungo tutta la filiera. Grazie a standard condivisi, è possibile tracciare l’impatto ambientale di ogni singolo prodotto, dalla materia prima al punto vendita. L’approccio basato su dati concreti consente alle aziende di individuare i colli di bottiglia, ottimizzare i processi produttivi e dimostrare, con prove verificabili il rispetto degli impegni ESG. Inoltre, l’adozione di un “passaporto digitale” rende evidente, in tempo reale, lo stato di conformità di ogni articolo.

La direttiva Empowering Consumers e la revisione dei claim green

Con l’entrata in vigore della direttiva nota come Empowering Consumers spesso definita “greenwashing directive”, i claim ambientali sulle etichette sono sotto scrutinio più severo. Un’analisi dell’Osservatorio Immagino su 130 000 prodotti del largo consumo ha rivelato che, sebbene più di 100 000 referenze presentassero claim volontari, molte aziende hanno temporaneamente rimosso tali dichiarazioni per evitare sanzioni. L’obiettivo è garantire che le affermazioni siano supportate da certificazioni indipendenti e da evidenze scientifiche riducendo il rischio di comunicazioni ingannevoli e rafforzando la fiducia del consumatore.

Inclusività e accessibilità: il valore nascosto del design

Le nuove normative europee hanno spinto le imprese a considerare la sostenibilità sociale ma gli investimenti in diversità, equità e inclusione rimangono inferiori alla media globale. In Italia, il gap occupazionale di genere è particolarmente marcato, con una diminuzione del 20 % del tasso di occupazione femminile tra le madri di bambini in età prescolare. La mancanza di una strategia DEI strutturata limita l’accessibilità dei prodotti a una fetta consistente della popolazione. Tuttavia, le aziende che adottano soluzioni inclusive – come packaging apribili con una sola mano, etichette ad alto contrasto o corridoi di supermercato senza barriere – osservano un aumento del 15 % dell’engagement e una maggiore fidelizzazione dei clienti, inclusi caregiver e famiglie con bambini.

Packaging per tutti: opportunità di mercato

Secondo la ricerca condotta da GS1 Italy in collaborazione con il Politecnico di Milano, solo il 5 % delle imprese si concentra sull’adattamento dell’offerta per le disabilità, lasciando il 95 % del mercato ancora inesplorato. L’implementazione di design accessibile non solo risponde a esigenze visibili (mobilità ridotta, ipovisione), ma migliora anche l’esperienza d’acquisto per utenti “normali”, come genitori con passeggini o persone in fretta. Con la popolazione italiana destinata a invecchiare, il potenziale di crescita di questo segmento è ancora più significativo.

Gestione dei rifiuti urbani: i criteri del premio Waste Carbon Free

Il Premio Waste Carbon Free assegnato durante Ecomondo a Rimini, ha introdotto una valutazione più articolata della gestione dei rifiuti. Oltre alla tradizionale percentuale di raccolta differenziata, vengono ora considerati tre indicatori: la quota di rifiuti separati, la produzione pro capite totale (kg per abitante) e l’impronta carbonica dell’intero ciclo di gestione. Questo approccio evidenzia che un comune con l’80 % di differenziata ma 600 kg di rifiuti pro capite non è necessariamente virtuoso. Le amministrazioni che riescono a ridurre la produzione e a ottimizzare il trasporto e il trattamento ottengono punteggi più alti, spostando l’attenzione dalla mera separazione allo spreco zero e alla mitigazione delle emissioni.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.