Nel parlare di impronta carbonica l’immagine più comune è quella di un foglio di calcolo: numeri, fattori di emissione, risultato finale in tonnellate di CO₂ equivalente. Tuttavia, quel risultato è la punta di un percorso che parte dalla scelta dei confini, attraversa sistemi informativi, reparti di acquisto, logistica e termina con una decisione di governance. Senza una struttura progettuale chiara, il numero resta un dato isolato e poco utile per la strategia di sostenibilità.
Definizione del perimetro e raccolta dei dati: dal macro al micro
Il primo passo consiste nel decidere se l’analisi riguarda l’intera organizzazione o un singolo prodotto/servizio. Nel caso organizzativo, si includono tutte le emissioni dirette (Scope 1) e quelle energetiche indirette (Scope 2); per le filiere più lunghe, lo Scope 3 porta in gioco fornitori, clienti e attività a monte e a valle. Una volta stabiliti i confini, è necessario mappare le fonti di consumo: energia elettrica, combustibili, chilometri percorsi, materie prime, rifiuti. Questi dati sono tipicamente sparsi in fatture, sistemi di procurement, registri di logistica, ma non sono mai stati raccolti con l’obiettivo di calcolare le emissioni. La sfida è quindi trasformare informazioni operative in “tessere” di un unico mosaico.
Qualità e completezza dei dati
Prima di moltiplicare un valore per un fattore di emissione occorre verificare se il dato è completo, riferito al periodo corretto e distinguibile per sede, processo o prodotto. Spesso le aziende conoscono il costo dei trasporti ma non i chilometri percorsi, o hanno i valori di acquisto in euro senza peso o composizione dei materiali. Queste lacune, se non evidenziate, si traducono in incertezze nell’intero inventario e,
Il ruolo del coordinatore: metodologie e responsabilità
Poiché la misurazione coinvolge più funzioni, è indispensabile una figura di riferimento. Può trattarsi di un responsabile della sostenibilità, di un esperto di energia o di un consulente esterno, soprattutto nelle fasi iniziali. Il suo compito non è solo eseguire i conti, ma definire il perimetro, identificare le fonti emissive, raccogliere le informazioni, verificarne la qualità e documentare le assunzioni. Strumenti di riferimento come il GHG Protocol o le norme ISO 14064-1 (organizzazioni) e ISO 14067 (prodotti) forniscono una struttura: si parte dagli obiettivi, si definiscono i confini, si raccolgono i dati, si applicano i fattori e si redige la documentazione di supporto.
Scelta dei fattori di emissione e incertezza
I fattori provengono da banche dati nazionali o settoriali (ISPRA, ADEME, DEFRA). Diversi database possono fornire valori diversi; per questo è obbligatorio indicare la fonte, le eventuali esclusioni e il grado di incertezza. Solo con questa trasparenza è possibile confrontare risultati tra anni o con altri operatori, evitando che differenze metodologiche vengano interpretate come errori di calcolo.
Lezione pratica: il progetto DIFE
Nel 2024 DIFE ha avviato il proprio inventario di emissioni con l’obiettivo di capire dove si concentrassero gli impatti. Il team ha coinvolto le funzioni ambientali, qualità, sicurezza, IT e sviluppo, affiancato da consulenti esterni per impostare il metodo. La raccolta dei dati, soprattutto per le categorie di Scope 3, è risultato la parte più complessa, facendo emergere la necessità di una gestione più strutturata dei dati aziendali. Come ha osservato il responsabile marketing, «la carbon footprint ha evidenziato quanto sia fondamentale possedere e saper recuperare i dati, per poi metterli in relazione». Dopo circa un anno, DIFE ha definito un processo riciclabile: le attività successive richiedono meno sforzo e, al contempo, la qualità delle informazioni interne è migliorata, creando una base solida per future strategie di riduzione.
Il risultato finale di qualsiasi inventario non è solo un numero in CO₂e, ma una mappa dettagliata di dove le emissioni si generano, quali dati sono affidabili e quali processi necessitano di maggiore dialogo interno o di collaborazione con i fornitori. Questo insight permette di scegliere gli interventi più efficaci, di migliorare il controllo dei costi, di ottimizzare la pianificazione e di rafforzare il profilo ESG nei confronti di clienti, investitori e piattaforme di rating.



