Obiettivi ONU 2030 e biodiversità: come tutelare le piante medicinali

Un quadro chiaro su Agenda 2030, l'importanza delle piante medicinali e lo stato dell'Italia secondo ASviS, con indicazioni sulle priorità da affrontare

Il percorso verso uno sviluppo sostenibile resta impervio: la combinazione di pandemia, crisi geopolitiche e cambiamenti climatici ha reso ancora più evidente la fragilità degli equilibri ambientali e socioeconomici. In questo contesto l’Agenda 2030 approvata il 25 settembre 2015 dall’ONU fornisce una cornice condivisa: 17 obiettivi che, con i loro 169 target, mirano a trasformare in pratica il concetto di sviluppo sostenibile attraverso misure ambientali, sociali, economiche e istituzionali.

L’importanza della biodiversità emerge come tema trasversale: in particolare le piante medicinali rappresentano un patrimonio che collega salute, cultura e reddito per milioni di persone. La Giornata mondiale della Natura, celebrata il 3 marzo e istituita nel 2013 in corrispondenza della Convenzione di Washington (CITES), pone l’accento su questi legami, richiamando attenzione su minacce e soluzioni pratiche.

Cosa contiene l’Agenda 2030 e perché conta

L’Agenda 2030 è un programma d’azione universale rivolto a governi, imprese e cittadini. I 17 SDGs (Sustainable Development Goals) coprono ambiti che vanno dalla lotta alla povertà alla tutela degli ecosistemi terrestri e marini, dall’istruzione alla salute, dall’energia pulita alle infrastrutture. Questi obiettivi sono interconnessi: per esempio, la sicurezza alimentare dipende dalla salute del suolo e dell’acqua, mentre la resilienza climatica influisce direttamente sulla capacità produttiva delle comunità rurali e sulla conservazione delle specie utili alla medicina tradizionale.

Gli ambiti chiave

Tra i temi centrali dell’Agenda figurano la lotta alla povertà e alla fame, il diritto alla salute e all’istruzione, la parità di genere, l’accesso all’acqua e all’energia, e la protezione degli ecosistemi. L’approccio è quello di integrare politiche economiche e di tutela ambientale: in pratica, raggiungere un equilibrio sostenibile che renda compatibili crescita e conservazione della natura.

Lo stato dell’Italia: dati e tendenze

Secondo il Rapporto 2026 dell’ASviS (su dati 2026), la pandemia ha rallentato o invertito molti progressi verso i 17 obiettivi. Tra il 2019 e il 2026 l’Italia è migliorata su alcuni fronti, in particolare sul Goal 7 (sistema energetico), Goal 13 (lotta al cambiamento climatico) e Goal 16 (istituzioni e giustizia). Altri obiettivi sono rimasti stabili (per esempio alimentazione e acqua) mentre diversi indicatori sono peggiorati, tra cui povertà, salute, istruzione, uguaglianza di genere, lavoro, disuguaglianze, condizioni urbane, ecosistemi terrestri e cooperazione internazionale; per i Goal 12 e 14 i dati risultavano insufficienti.

Trend decennali e confronto con l’UE

Guardando al periodo 2010–2026, l’Italia mostra miglioramenti in salute, parità di genere, energia, innovazione e cambiamenti climatici, ma peggioramenti in povertà, gestione dell’acqua, condizioni economiche e protezione della terra. Rispetto alla media UE, l’Italia risulta indietro su dieci obiettivi, allineata su tre e davanti su tre, una fotografia che suggerisce come i tempi per conseguire tutti i target dell’Agenda 2030 siano stretti se non vengono attuate misure robuste e coordinate.

Biodiversità, piante medicinali e salute planetaria

Le piante medicinali sono al centro di una duplice emergenza: da un lato costituiscono una risorsa fondamentale per la medicina tradizionale e l’industria farmaceutica; dall’altro sono minacciate da sovrasfruttamento, perdita di habitat e cambiamenti climatici. Si stima che tra 50.000 e 70.000 specie vengano utilizzate a fini terapeutici, mentre solo una frazione limitata è stata approfondita a livello fitochimico e farmacologico. Il commercio globale di questi prodotti supera i 3 miliardi di dollari l’anno, e tra il 60% e l’80% delle specie commercializzate proviene ancora dalla raccolta in natura.

Rischi e numeri

La biodiversità è in declino: il Living Planet Report 2026 rileva un calo medio del 60% delle popolazioni di specie selvatiche negli ultimi quarant’anni. Più di 5.400 piante medicinali figurano nella Lista Rossa della IUCN e oltre il 20% delle specie usate in farmacia è considerato minacciato. Questa perdita non è solo ambientale: riduce le possibilità di scoprire nuovi composti farmacologici utili a combattere sfide emergenti come la resistenza antimicrobica (AMR), che oggi causa oltre 700.000 decessi l’anno e potrebbe aumentare drasticamente entro il 2050 se non si interviene.

Azioni prioritarie e iniziative

Per trasformare la conservazione in sviluppo servono regole per la raccolta sostenibile, meccanismi di benefit-sharing equo (come previsto dal Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework) e politiche che valorizzino i saperi locali. In Italia i fondi del PNRR e le sei missioni previste (digitalizzazione, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture sostenibili, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, salute) possono offrire strumenti decisivi, ma i rischi legati al conflitto in Ucraina, all’aumento dei prezzi energetici e alimentari, a nuove varianti di Covid e alla instabilità politica rappresentano freni concreti.

Infine, la Giornata mondiale della Natura del 3 marzo e gli eventi collegati — tra cui la celebrazione virtuale delle Nazioni Unite (martedì 3 marzo, ore 13:30–15:30) e gli appuntamenti a Ginevra organizzati dal segretariato CITES — sono occasioni per mettere al centro dell’agenda pubblica la tutela delle piante medicinali e per promuovere azioni condivise che connettano conservazione, salute pubblica e sviluppo economico.

Scritto da Sofia Rossi

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