Argomenti trattati
- I fatti
- Le proposte
- La partecipazione dei professionisti tecnici
- Università e amministrazione: un asse per la resilienza
- Dalla ricerca alla pratica
- Obiettivi strategici: dal ricordo alla prevenzione sistemica
- Investimenti e memoria
- Verso un piano integrato di prevenzione sanitaria e territoriale
- Il manifesto finale e i prossimi passi
- I prossimi passi
I fatti
AGGIORNAMENTO ORE 20/02/. Sul posto a Palazzo Florio si è svolto un incontro operativo per trasferire la memoria storica del Friuli in strumenti di prevenzione pratici. Hanno partecipato l’assessore regionale alla Salute con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, i rappresentanti dei sette ordini e collegi delle professioni tecniche e i vertici dell’Università di Udine. L’obiettivo è stato definire le basi metodologiche per il convegno tecnico-scientifico intitolato Dal terremoto del Friuli alla resilienza territoriale.
Le proposte
La discussione ha superato la commemorazione storica e si è concentrata su un percorso operativo che copra l’intero ciclo del rischio. Il percorso include pianificazione, gestione dell’emergenza e ricostruzione post-evento. I partecipanti hanno cercato di ridurre la frammentazione tra competenze tecniche per favorire una prevenzione orizzontale e integrata.
Sul posto i nostri inviati confermano che la riunione ha puntato su soluzioni operative e su protocolli condivisi. Tra le priorità sono emerse la standardizzazione delle procedure e il coinvolgimento sistematico delle professioni tecniche. È stato indicato il convegno come sede per formalizzare metodologie e linee guida.
La partecipazione dei professionisti tecnici
AGGIORNAMENTO ORE 20/02/. Sul posto i nostri inviati confermano che l’incontro ha coinvolto rappresentanti di settori decisivi per la gestione del territorio.
Hanno preso parte ingegneri e geologi, insieme ad architetti (PPC), geometri, periti industriali, periti agrari e dottori agronomi e forestali. La pluralità di competenze è stata indicata come risorsa strategica per un approccio integrato alla prevenzione dei rischi.
È stato sottolineato il ruolo operativo delle diverse professionalità nella traduzione della memoria storica in misure concrete. Il convegno sarà la sede per formalizzare metodologie e linee guida operative.
Ruolo e responsabilità
AGGIORNAMENTO ORE — Sul posto i nostri inviati confermano che ogni ordine professionale ha presentato contributi tecnici distinti. Gli ingegneri hanno illustrato proposte di consolidamento strutturale. Gli architetti PPC hanno posto l’accento sul governo del paesaggio e sulla pianificazione. I geologi hanno presentato valutazioni geologiche e idrogeologiche. L’incontro ha sottolineato che solo la rete tra competenze può definire indirizzi operativi condivisi ed efficaci.
Università e amministrazione: un asse per la resilienza
Hanno aperto i lavori Andrea Cafarelli, prorettore dell’Università di Udine, e Giorgio Alberti, prorettore vicario. Entrambi hanno ribadito l’importanza della collaborazione tra Ateneo e istituzioni locali. Il professor Stefano Grimaz, titolare della Cattedra UNESCO in Sicurezza intersettoriale, ha fornito il quadro scientifico necessario per orientare il dibattito verso risultati concreti. I partecipanti hanno concordato l’avvio di tavoli tecnici per tradurre le indicazioni scientifiche in linee guida operative.
Dalla ricerca alla pratica
I partecipanti hanno concordato l’avvio di tavoli tecnici per tradurre le indicazioni scientifiche in linee guida operative. Grimaz ha presentato una scheda contenente riflessioni e proposte per la resilienza territoriale, pensata come materiale preparatorio per il convegno.
Il documento fungerà da base per stimolare il confronto tra professionisti e definire procedure condivise. L’obiettivo è predisporre strumenti applicabili in ambito regionale e oltre, con attenzione alle pratiche operative e all’implementazione sul territorio.
Obiettivi strategici: dal ricordo alla prevenzione sistemica
Secondo l’assessore Riccardi, il programma legato al 50° anniversario del terremoto del Friuli non deve limitarsi a un rito commemorativo. Il progetto dovrà trasformare l’esperienza passata in politiche preventive e strumenti attuabili.
Ritornare sulle lezioni della ricostruzione implica tradurre la memoria collettiva in linee guida pratiche per la gestione futura dei rischi. Le proposte puntano a integrare competenze scientifiche, pianificazione territoriale e partecipazione delle comunità locali.
Investimenti e memoria
Le istituzioni regionali ricordano che, dal 1994 a oggi, sono state affrontate numerose emergenze nazionali e realizzati interventi di mitigazione. Gli interventi, se coordinati con la pianificazione tecnica, riducono l’impatto dei disastri. Il messaggio centrale indica che la prevenzione richiede continuità, risorse e sinergia tra attori diversi.
Verso un piano integrato di prevenzione sanitaria e territoriale
Durante l’incontro è emersa la volontà di valorizzare l’esperienza maturata nella gestione dell’emergenza Covid per costruire un sistema prevenzione strutturale. L’obiettivo è sviluppare un piano di prevenzione sanitaria integrato con le politiche di protezione civile. Si punta a combinare competenze mediche, tecniche e amministrative per passare da una logica reattiva a una logica preventiva.
Le proposte prevedono il rafforzamento della pianificazione territoriale e il coinvolgimento delle comunità locali. Sono previsti tavoli tecnici per tradurre le indicazioni scientifiche in linee operative e definire risorse finanziarie e modalità attuative. Rimane aperta la progettazione di tempi e strumenti per l’implementazione delle misure.
Rimane aperta la progettazione di tempi e strumenti per l’implementazione delle misure. La proposta prevede di superare i silos verticali per adottare un approccio che riconosca la complessità delle relazioni territoriali e sociali. Si chiede l’uso di strumenti di pianificazione capaci di favorire la cooperazione tra professioni tecniche, Università e istituzioni. Il modello punta a integrare competenze per migliorare prevenzione e gestione del rischio.
Il manifesto finale e i prossimi passi
Il convegno in programma a giugno sarà il momento in cui ogni portavoce illustrerà la propria esperienza professionale. L’evento favorirà un confronto tecnico interdisciplinare con una tavola rotonda finale. L’obiettivo è la redazione di un manifesto condiviso e di un documento di indirizzo unitario per la gestione dei rischi, rivolto a professionisti, amministrazioni e cittadini. Successivamente saranno definiti tempi e soggetti responsabili per l’attuazione delle raccomandazioni.
I prossimi passi
Successivamente saranno definiti tempi e soggetti responsabili per l’attuazione delle raccomandazioni, con un cronoprogramma condiviso tra enti coinvolti.
Il lavoro avviato a Palazzo Florio mira a costruire una sinergia stabile tra Protezione civile, Università e ordini professionali. L’obiettivo è rendere la prevenzione una pratica quotidiana e integrata, non un elenco disordinato di interventi specialistici.
Il percorso prevede la predisposizione di linee guida operative, un piano di formazione continua per i professionisti e un sistema di monitoraggio per valutare l’efficacia delle misure. Saranno inoltre stabiliti indicatori di performance e meccanismi per l’adeguamento periodico delle azioni.
Il lavoro proseguirà con la definizione del piano operativo e del sistema di monitoraggio, indispensabili per trasformare le raccomandazioni in interventi replicabili sul territorio.

