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5 Giugno 2026

Come la moda europea può diventare più sostenibile e competitiva

La moda europea sta affrontando una trasformazione radicale verso la sostenibilità, con un focus sulla circolarità e la competitività industriale

Come la moda europea può diventare più sostenibile e competitiva

Il settore moda è di fronte a una sfida epocale: trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il dibattito si è spostato dagli obiettivi climatici alla necessità di creare filiere più collaborativecircolari e resilienti.

La transizione sostenibile, circolare e digitale della moda europea non può essere affrontata da singole aziende isolate. Richiede una profonda alleanza di filiera, capace di mettere in connessione grandi e piccole-medie imprese, brand, fornitori, manifattura, piattaforme digitali, imprese tecnologiche, attori del riciclo, piattaforme di riuso e riparazione e istituzioni.

Il quadro normativo europeo e la collaborazione di filiera

Il quadro normativo europeo sta accelerando il cambiamento. Dall’ESPRil nuovo regolamento europeo sull’ecodesignalla responsabilità estesa del produttore, fino al Digital Product Passportle aziende sono chiamate a ripensare prodotti, processi e modelli di business. La vera sfida va oltre la mera compliance: è la capacità di costruire ecosistemi industriali collaborativi in grado di generare innovazione e valore condiviso.

Le progettualità più avanzate nascono proprio da partnership lungo la catena del valore. La circolarità, infatti, non si realizza all’interno dei confini di una singola impresa. Si costruisce attraverso relazioni industriali nuove, basate sulla condivisione di dati, competenze, investimenti e responsabilità.

A un anno dal lancio della EU Textiles Ecosystem Platform

A un anno dal lancio della EU Textiles Ecosystem Platformquesto approccio appare ancora più centrale. La piattaforma, lanciata dalla Commissione Europea, coinvolge più di 440 attori ed è gratuita e aperta a tutti gli attori del settore e agli interessati. La piattaforma nasce proprio con l’obiettivo di accompagnare la transizione del sistema tessile, abbigliamento, pelle e calzature europeo verso maggiore sostenibilità, resilienza e competitività, favorendo collaborazione, networking, sviluppo di competenze comuni, confronto e collaborazione tra gli attori.

La protezione delle filiere produttive europee

L’Europa ha compreso che non può esistere transizione ambientale senza una politica industriale. E nel settore moda ciò significa soprattutto proteggere e valorizzare il patrimonio delle filiere produttive europee, composte in larga parte da PMI altamente specializzate. Senza adeguato supporto, il rischio è che l’iper-regolamentazione finisca per penalizzare proprio quelle imprese che rappresentano il cuore della manifattura italiana ed europea.

Per questo motivo, oltre agli obblighi normativi, servono strumenti economici concreti capaci di sostenere la trasformazione. In particolare, il tema della riparazione e del riuso merita oggi una priorità politica. Estendere la vita dei prodotti rappresenta una delle strategie più efficaci per ridurre l’impatto ambientale del settore moda, ma anche per creare nuova occupazione qualificata e nuovi modelli di business territoriali.

Incentivi per la riparazione e il riuso

Eppure, riparare un capo oggi spesso costa più che sostituirlo. È una contraddizione evidente del nostro sistema economico. Alcuni Paesi europei stanno già sperimentando strumenti interessanti per invertire questa logica. La Francia, ad esempio, ha introdotto un “bonus réparation” che consente ai consumatori di ottenere un rimborso diretto per la riparazione di abbigliamento e calzature presso operatori certificati. La Svezia ha ridotto l’IVA sui servizi di riparazione di biciclette, scarpe e articoli tessili, mentre nei Paesi Bassi si stanno diffondendo incentivi locali a sostegno delle attività di riuso e resale.

Sarebbe strategico sostenere la nascita di hub territoriali per la riparazione, capaci di creare occupazione locale e preservare competenze artigianali che rappresentano un patrimonio distintivo del Made in Italy. Accanto agli incentivi fiscali, servono campagne di awareness capaci di riportare al centro il valore del prodotto e della sua durata nel tempo. Per decenni il mercato ha educato i consumatori alla sostituzione: oggi è necessario promuovere una nuova cultura della cura, della riparazione e del riuso, rendendo queste pratiche non solo sostenibili ma anche desiderabili.

La competitività futura della moda italiana ed europea non dipenderà soltanto dalla creatività o dalla qualità del prodotto. Dipenderà dalla capacità di costruire filiere integrate, tracciate, trasparenti e collaborative, dove competenze, innovazione tecnologica e infrastrutture condivise per la circolarità possano diventare importanti abilitatori per lo sviluppo. E questo richiede una visione collettiva.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.