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Nell’ultimo decennio, il settore dei fondi di investimento ha registrato un notevole incremento dell’interesse verso strategie che incorporano criteri di sostenibilità e responsabilità sociale, conosciuti come ESG (Environmental, Social, and Governance). Questa tendenza si è manifestata in modo particolare all’interno dell’Unione Europea, dove la richiesta di trasparenza e responsabilità è diventata sempre più pressante.
Il nome di un fondo non è solo un’etichetta, ma rappresenta una sorta di carta d’identità che comunica agli investitori le sue intenzioni e strategie. Tuttavia, la mancanza di standardizzazione in questo campo ha sollevato preoccupazioni riguardo al fenomeno del greenwashing, in cui i nomi dei fondi potrebbero non riflettere accuratamente i loro portafogli sottostanti.
Le iniziative dell’ESMA per rafforzare la trasparenza
Per affrontare queste problematiche, l’Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA) ha pubblicato un report intitolato “ESG names and claims in the EU fund industry”, sottolineando l’importanza di regole chiare per la divulgazione ESG. Questo documento ha aperto la strada per ulteriori approfondimenti, culminando nello studio “Impact of ESMA Guidelines on the use of ESG or sustainability-related terms in fund names”, che analizza le conseguenze delle nuove linee guida.
Le linee guida introdotte dall’ESMA mirano a garantire che le denominazioni dei fondi siano chiare e non fuorvianti. Esse stabiliscono una scadenza per l’adeguamento dei fondi esistenti, creando un quadro normativo più robusto per l’uso di termini legati alla sostenibilità.
La crescita dei fondi ESG
Un’analisi condotta dall’ESMA ha rivelato un incremento significativo della percentuale di fondi UCITS che hanno incluso termini ESG nel loro nome, passando dal 5% nel 2019 al 15% previsto entro la metà del 2026. Questa evoluzione non è casuale, poiché i fondi che adottano una terminologia sostenibile tendono ad attrarre maggiori flussi di capitale nei trimestri successivi al cambio di nome.
Questa dinamica ha creato un forte incentivo per i gestori, rendendo necessaria una regolamentazione che salvaguardi l’integrità del mercato e la fiducia degli investitori.
Reazioni dei gestori di fondi alle nuove normative
In risposta alle linee guida, i gestori di fondi hanno adottato due principali strategie: modificare il nome dei fondi per evitarne l’applicazione o aggiornare la politica di investimento per aderire ai nuovi criteri. Un’analisi di circa 1.000 comunicazioni di fondi gestiti dai 25 principali gestori dell’UE, con un patrimonio totale di 7,5 trilioni di euro, ha rivelato che il 64% ha scelto un cambio di denominazione, spesso rimuovendo totalmente i termini ESG.
Nuove terminologie e aggiornamenti delle politiche
Molti di questi fondi hanno iniziato a utilizzare una nuova terminologia per sostituire i termini ESG, con circa la metà che ha optato per espressioni alternative. Inoltre, il 56% dei fondi ha aggiornato le proprie politiche di investimento, integrando esclusioni specifiche e rivedendo le metodologie di screening per identificare gli investimenti sostenibili.
Queste azioni evidenziano un impegno concreto da parte dei gestori per migliorare la conformità alle normative, contribuendo a rafforzare la credibilità del mercato.
Impatto delle linee guida ESMA sui portafogli dei fondi
Un aspetto cruciale da considerare è il “compliance gap”, ovvero la percentuale di investimenti non conformi presenti nei portafogli prima dell’applicazione delle linee guida. I dati mostrano che i fondi con una maggiore esposizione a combustibili fossili sono stati più propensi a rimuovere la terminologia ESG piuttosto che effettuare disinvestimenti rapidi.
Il nome di un fondo non è solo un’etichetta, ma rappresenta una sorta di carta d’identità che comunica agli investitori le sue intenzioni e strategie. Tuttavia, la mancanza di standardizzazione in questo campo ha sollevato preoccupazioni riguardo al fenomeno del greenwashing, in cui i nomi dei fondi potrebbero non riflettere accuratamente i loro portafogli sottostanti.0
Il nome di un fondo non è solo un’etichetta, ma rappresenta una sorta di carta d’identità che comunica agli investitori le sue intenzioni e strategie. Tuttavia, la mancanza di standardizzazione in questo campo ha sollevato preoccupazioni riguardo al fenomeno del greenwashing, in cui i nomi dei fondi potrebbero non riflettere accuratamente i loro portafogli sottostanti.1
