In un’epoca in cui il cambiamento climatico è una realtà tangibile, anche le nostre scelte alimentari devono evolversi. La dieta mediterranea patrimonio culturale dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, e la dieta planetaria proposta dalla Commissione EAT-Lancet, rappresentano due approcci che cercano di conciliare salute umana e tutela dell’ambiente.
Due recenti studi della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) hanno messo a confronto questi due modelli alimentari, evidenziando punti di contatto e differenze. La dieta mediterranea, con la sua enfasi su cereali integrali, frutta, verdura e grassi insaturi, si rivela sorprendentemente compatibile con i principi della dieta planetaria, che insiste maggiormente su legumi e frutta a guscio.
Dieta mediterranea e dieta planetaria: un confronto
Il primo studio ha analizzato le raccomandazioni alimentari di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, confrontandole con la dieta planetaria. I risultati mostrano una forte convergenza tra i due modelli, con alcune differenze significative. La dieta mediterranea mantiene alcune caratteristiche culturali e produttive, come il ruolo dell’olio d’oliva e dei prodotti lattiero-caseari, mentre la dieta planetaria propone un aumento del consumo di legumi e frutta a guscio.
“La dieta planetaria non è un menù universale da applicare indistintamente in tutto il mondo. È un quadro di riferimento che individua obiettivi comuni per la salute dell’uomo e del Pianeta, lasciando spazio alle diverse culture alimentari”, spiegano la professoressa Daniela Martini e la dottoressa Marialaura Bonaccio, membri del Gruppo di Studio SINU per lo Studio e la Promozione della Dieta Mediterranea.
Misurare l’aderenza alla dieta planetaria
Il secondo studio affronta una questione cruciale per la ricerca scientifica: come misurare l’aderenza alla dieta planetaria. Attraverso una revisione della letteratura, i ricercatori hanno identificato 26 diversi indici sviluppati negli ultimi anni. Tuttavia, questi strumenti sono molto diversi tra loro, rendendo difficile confrontare gli studi e costruire prove solide sugli effetti delle diete sostenibili.
“La variabilità degli indici utilizzati per valutare l’aderenza alla dieta planetaria rende necessaria una maggiore armonizzazione metodologica”, afferma il professor Francesco Sofi, presidente della SINU. “Solo così potremo valutare con più precisione l’efficacia delle future strategie nutrizionali e delle politiche di sostenibilità.”
Verso un futuro sostenibile
Mangiare in modo sostenibile non significa rinunciare alla propria cultura alimentare, ma recuperare abitudini già presenti nella tradizione mediterranea. Più legumi, più cereali integrali, più frutta e verdura di stagione, olio d’oliva come grasso principale, attenzione alle porzioni e meno cibo buttato: queste sono le chiavi per un’alimentazione che sia al tempo stesso salutare e rispettosa dell’ambiente.
La sfida dei prossimi anni sarà costruire sistemi alimentari sani, sostenibili, accessibili e misurabili. La dieta mediterranea, se aggiornata alla luce delle nuove evidenze scientifiche e ambientali, può restare una delle risposte più forti, ma anche una strada concreta per il futuro.



