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Nel panorama economico italiano, il factoring si conferma come uno strumento finanziario in forte espansione, in grado di supportare le aziende nella gestione della liquidità. I dati preliminari riportati dall’Associazione Italiana per il Factoring, Assifact, evidenziano un turnover cumulativo che raggiunge i 289,1 miliardi di euro entro la fine del 2026, segnando un incremento del 3,83% rispetto all’anno precedente.
Il mese di dicembre, in particolare, ha mostrato una performance brillante, con un aumento del 6% rispetto allo stesso mese del 2025. Non solo il turnover, ma anche gli outstanding e gli anticipi hanno registrato un lieve incremento di circa 1%, confermando la solidità e l’affidabilità di questo strumento per le imprese.
Opportunità di crescita nel settore del factoring
Nonostante il successo attuale del factoring, che rappresenta già il 13% del Prodotto Interno Lordo italiano e coinvolge circa 32.000 aziende, esistono ancora ampie opportunità di crescita. Infatti, Assifact ha proposto cinque misure a costo zero che potrebbero contribuire a liberare ulteriori risorse per le aziende, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI).
Misure a costo zero per il settore
Le misure suggerite includono:
- Adeguamento delle regole di vigilanza:una definizione didefaultche consideri le specificità delle relazioni commerciali, evitando classificazioni errate legate a ritardi amministrativi.
- Proporzionalità prudenziale:requisiti patrimoniali che riflettano il reale rischio associato al credito commerciale.
- Certezza giuridica in caso di crisi:un coordinamento tra le normative sulla cessione dei crediti e ilCodice della Crisi, per ridurre l’incertezza relativa ai periodi “sospetti” in caso di liquidazione.
- Libera circolazione dei crediti:eliminazione delle clausole contrattuali che ostacolano la cessione dei crediti.
- Semplificazione delle operazioni con la Pubblica Amministrazione:riduzione della burocrazia per la cessione dei crediti vantati verso la PA, con l’uso di strumenti digitali.
Implementando queste misure, si potrebbe non solo facilitare l’accesso al factoring per le PMI, ma anche migliorare la qualità complessiva del credito, ottimizzando il ciclo dei pagamenti e aumentando la resilienza delle imprese.
Il contesto europeo dei pagamenti commerciali
Un altro aspetto da considerare è il contesto europeo dei pagamenti commerciali. Secondo il Rapporto Annuale dell’European Payment Observatory, i comportamenti di pagamento delle imprese e delle pubbliche amministrazioni mostrano un deterioramento dal 2026. I termini di pagamento, in molti casi, superano i 60 giorni, distaccandosi dalle normative che prevedono un massimo di 30 giorni.
Questo scenario evidenzia la necessità di un cambiamento culturale, in cui le lunghe attese per i pagamenti non siano più tollerabili. La Direttiva sui ritardi di pagamento, introdotta nel 2001, ha avuto come obiettivo quello di combattere il ritardo nei pagamenti, ma i risultati ottenuti fino ad oggi non sono stati all’altezza delle aspettative.
Riflessioni sulla regolamentazione
Le analisi suggeriscono che spesso il problema non risiede solo nel potere contrattuale asimmetrico tra grandi aziende e PMI, ma anche nella complessità delle relazioni economiche che caratterizzano le catene di fornitura. Queste relazioni richiedono un approccio più sfumato, che consideri la necessità di garantire liquidità per il funzionamento dell’intera catena, piuttosto che focalizzarsi solo sui termini di pagamento.
Il factoring rappresenta una risorsa fondamentale per le aziende italiane e le misure proposte da Assifact potrebbero ulteriormente potenziare questo strumento, favorendo la crescita economica e l’occupazione nel paese. Con un contesto di pagamenti più favorevole e una regolamentazione adeguata, il settore del factoring potrebbe continuare a prosperare nel futuro.

