La finanza sostenibile sta trasformando radicalmente il modo in cui le imprese, le banche e gli investitori valutano la competitività e l’affidabilità. In questo nuovo scenario, la qualità dei dati ESG — ambientali, sociali e di governance — è diventata un fattore decisivo. Le informazioni devono essere verificabili, comparabili e integrate nei processi decisionali per garantire trasparenza e affidabilità.
Negli ultimi anni, le imprese italiane con sistemi di gestione certificati hanno registrato una crescita significativa, passando da circa 75.000 a oltre 100.000. Questo aumento ha generato oltre il 40% del fatturato nazionale. Le certificazioni legate alle dimensioni ESG rappresentano ormai la quasi totalità: il 67% riguarda la governance il 17% la dimensione sociale e il 15% quella ambientale. Questo trend evidenzia un passaggio verso modelli di gestione integrati, dove qualità, ambiente, sicurezza e responsabilità sociale convergono.
L’impatto delle certificazioni ESG sulle performance aziendali
I dati mostrano una correlazione positiva tra certificazioni e performance. Nelle imprese già certificate per la qualità, l’introduzione di certificazioni ambientali è associata a una crescita del fatturato fino all’11,4% in due anni. Parallelamente, gli indicatori ESG migliorano: +10,6% per l’ambiente, +6,8% per il sociale e +2,1% per la governance. Nel 2026, i benefici ambientali legati alle certificazioni accreditate sono stimati in circa 4,5 miliardi di euro, mentre quelli sociali si avvicinano a 1 miliardo.
Il ruolo strategico del Sustainability Manager
Tuttavia, dati e certificazioni non generano valore automaticamente. È qui che emerge il ruolo del Sustainability Manager una figura strategica chiamata a trasformare requisiti normativi, metriche ESG e sistemi di gestione in decisioni operative. Questo professionista coordina gli obiettivi di sostenibilità, presidia la raccolta e l’analisi dei dati e garantisce che le informazioni siano coerenti, tracciabili e utilizzabili nei rapporti con banche, investitori e stakeholder.
In un contesto in cui la qualità della disclosure ESG incide sempre più sull’accesso ai capitali, il Sustainability Manager diventa il punto di raccordo tra strategia, dati e rendicontazione. La certificazione delle competenze secondo la UNI/PdR 109.1:2026 — anche attraverso organismi come ASACERT — rappresenta uno strumento concreto per qualificare questa figura e rendere le competenze ESG riconoscibili e verificabili sul mercato.
La finanza sostenibile richiede imprese capaci di produrre dati affidabili e trasformarli in scelte efficaci. Ma soprattutto richiede professionisti in grado di governare questa complessità, contribuendo a una sostenibilità sempre più concreta, misurabile e credibile.



