Il posizionamento del Gruppo Hera al primo posto nell’ESG identity corporate Index 2026 segna un punto di riferimento per le imprese che integrano fattori ambientali, sociali e di governance nelle strategie operative. Questo indice, sviluppato per valutare la profondità dell’integrazione ESG nei processi decisionali, ha registrato quest’anno una partecipazione record di 109 società, aumentando il livello di confronto e di rigore nella valutazione. La performance di Hera è il risultato di un percorso pluriennale che ha visto l’azienda consolidare governance, politiche retributive legate agli obiettivi di sostenibilità e investimenti mirati su persone e catena del valore.
Parallelamente al quadro delle valutazioni volontarie, il panorama normativo e di vigilanza si è intensificato. Il passaggio dalla NFRD alla CSRD (Direttiva 2026/2464/UE) e il recepimento nazionale tramite il d.lgs. 6 settembre 2026, n. 125 ridefiniscono obblighi e standard informativi attraverso gli ESRS. Inoltre, nuove indicazioni di vigilanza e strumenti come gli ESG stress test stanno emergendo come elementi strutturali dei controlli prudenziali.
Perché Hera è salita sul podio e cosa è stato valutato
La valutazione che ha premiato il Gruppo Hera non si è limitata alla semplice disclosure. L’analisi ha privilegiato la capacità delle imprese di dimostrare la concreta integrazione dei fattori ESG nella strategia, nella gestione dei rischi e nella cultura organizzativa. Elementi determinanti sono stati il ruolo attivo della governance nel presidio degli obiettivi ESG, l’inclusione di target di sostenibilità nei sistemi di remunerazione e l’ampiezza della diffusione di una cultura ESG lungo l’intera filiera produttiva.
Investimenti, persone e credibilità
Nel caso di Hera, la credibilità del percorso deriva da investimenti concreti e da progetti con impatti misurati e rendicontati. La strategia aziendale è stata tradotta in risultati tangibili, mentre l’attenzione alle competenze e all’inclusione ha accompagnato la crescita organizzativa. La presenza continuativa di Hera nella top 10 negli ultimi nove anni e sul podio da sei anni sottolinea la costanza dell’impegno e l’efficacia degli strumenti di governance adottati.
Il ruolo del collegio sindacale dopo la CSRD: indicazioni pratiche
Il documento pubblicato il 16 ottobre 2026 dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili funge da guida operativa per chi svolge funzioni di controllo. In primo piano c’è il principio della doppia materialitài sindaci devono verificare sia l’impatto delle attività aziendali sull’ambiente e sulla società (inside-out), sia il modo in cui i rischi ESG influenzano la performance economico-finanziaria (outside-in). Questo approccio impone al collegio sindacale di modulare la vigilanza in funzione della dimensione, complessità e settore dell’impresa, rispettando il principio di proporzionalità.
Tra le attività pratiche suggerite vi sono la verifica della coerenza tra piani industriali e obiettivi di sostenibilità, il controllo dei processi di identificazione della matrice di materialità e il monitoraggio del coinvolgimento degli stakeholder tramite strumenti come focus group o advisory board. Il collegio deve altresì accertarsi che le scelte manageriali in ambito ESG siano supportate da adeguate analisi economico-finanziarie e da piani di implementazione che considerino impatti operativi e reputazionali. In mancanza di risposte soddisfacenti da parte del management, il collegio mantiene gli strumenti di intervento previsti dalla normativa.
Banca d’Italia e l’adozione delle linee guida congiunte ESAs sugli ESG stress test
Con la nota n. 57 del 3 giugno 2026, la Banca d’Italia ha comunicato l’intenzione di conformarsi agli orientamenti congiunti delle autorità europee di vigilanza (EBA, EIOPA, ESMA) in materia di ESG stress testing. Le linee guida, che saranno operative dal 1° gennaio 2027, puntano a standardizzare le metodologie per integrare i rischi ESG negli esercizi di stress test settoriali, in ottica sia di breve che di lungo periodo.
Le autorità di supervisione possono inserire i fattori ESG all’interno dei framework esistenti o predisporre esercizi complementari. In termini pratici sono previste due tipologie di stress test: uno focalizzato sulla resilienza di capitale e liquidità su orizzonti fino a cinque anni e un altro che valuta la sostenibilità del modello di business su orizzonti almeno decennali. L’implementazione di questi strumenti rafforza la necessità che le imprese dispongano di dati affidabili, processi di governance solidi e scenari di rischio integrati nelle scelte strategiche.
Nel complesso, la congiunzione fra valutazioni di mercato come l’ESG Identity Corporate Index, l’evoluzione della rendicontazione richiesta dalla CSRD e l’introduzione di pratiche di stress testing prudenziale rende inevitabile un ripensamento strutturale delle modalità con cui le aziende governano sostenibilità e rischi. Per gruppi come Hera, il riconoscimento ottenuto è al tempo stesso un risultato consolidato e un incentivo a mantenere rigore e trasparenza nel tempo.



