La sostenibilità nella moda è un tema che ha perso la sua centralità? Per rispondere a questa domanda, abbiamo raccolto le opinioni di cinque protagonisti del settore, rappresentanti di aziende diverse per dimensioni e specializzazione. Questo dibattito nasce da un sentimento diffuso che vede la sostenibilità non più al centro dell’attenzione come in passato.
Nel frattempo, Italia e Francia stanno collaborando per rafforzare il settore della moda, con un focus particolare sulla sostenibilità sociale e ambientale. Il 15 luglio, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, si terrà il ‘tavolo della moda’, un incontro che mira a consolidare un patto tra i due paesi per promuovere pratiche sostenibili e valorizzare la filiera industriale.
La filiera della moda: un viaggio globale
Il deserto di Atacama, in Cile, è diventato il simbolo delle contraddizioni della moda contemporanea. Ogni anno, migliaia di tonnellate di abbigliamento usato, invenduto o scartato finiscono in questa discarica a cielo aperto. Questo fenomeno è solo l’ultima tappa di una filiera complessa che inizia migliaia di chilometri prima.
Dai campi di cotone del Bangladesh alle fabbriche tessili del Sud-est asiatico, fino ai negozi e alle piattaforme online in Europa, la produzione di abbigliamento coinvolge milioni di lavoratori e migliaia di aziende. Un sistema che produce capi sempre più economici, ma anche un volume crescente di rifiuti tessili.
Il costo nascosto della moda
Il crollo del Rana Plaza in Bangladesh, il 24 aprile 2013, ha segnato uno spartiacque nella percezione pubblica dell’industria della moda. Quel giorno, 1.134 persone persero la vita e oltre 2.500 rimasero ferite. Questo disastro ha portato alla luce le contraddizioni di un sistema che spesso nasconde dietro prezzi bassi dinamiche produttive, economiche e sociali complesse.
Quanto dovrebbe costare una maglietta? Questa domanda apparentemente semplice racchiude uno dei grandi interrogativi della moda contemporanea. Un prezzo basso può riflettere economie di scala, ma anche salari minimi, compressione dei costi e standard ambientali meno rigorosi. Allo stesso tempo, un prezzo elevato non garantisce automaticamente sostenibilità o rispetto dei diritti dei lavoratori.
Il patto Italia-Francia per la moda sostenibile
Il 36° Vertice franco-italiano di Antibes ha aperto la strada a una collaborazione tra Italia e Francia per rafforzare il settore della moda. Il ‘tavolo della moda’ del 15 luglio al ministero delle Imprese e del Made in Italy mira a consolidare un patto tra i due paesi per promuovere pratiche sostenibili e valorizzare la filiera industriale.
Questo patto si concentrerà su diverse aree, tra cui le settimane della moda, i brand di gamma alta e lusso, la promozione dei giovani designer, lo sviluppo sostenibile, la produzione locale, la formazione, la lotta alla contraffazione e la protezione della proprietà intellettuale. Inoltre, è stato introdotto un dazio doganale fisso di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, e una tassa europea di 2 euro che entrerà in vigore dal 1° novembre.
Il patto Italia-Francia sulla moda non solo rafforzerà la manifattura europea, ma valorizzerà anche il lavoro, sosterrà gli investimenti e garantirà rapporti più equilibrati lungo tutta la catena del valore. Questo accordo è un passo significativo verso un futuro più sostenibile per l’industria della moda.



