Venezia come modello di resilienza e transizione ecologica

Un incontro al Museo M9 mette a confronto amministrazione, università e esperti per delineare il percorso di Venezia verso la sostenibilità e la resilienza

Venezia ospita un dibattito sullo sviluppo sostenibile

L’Auditorium del Museo M9 ha ospitato un dibattito pubblico sul perseguimento dello sviluppo sostenibile in un quadro internazionale complesso. L’iniziativa è stata promossa dal Rotary Club Venezia Castellana e ha visto la partecipazione del Professor Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS, insieme all’assessore all’Urbanistica e all’Ambiente, Massimiliano De Martin.

Nel confronto sono emersi temi chiave: la gestione delle emergenze ambientali, la riconversione economica, l’innovazione tecnologica e il ruolo del sistema universitario come motore di ricerca applicata. Questi elementi costituiscono l’ossatura di una visione che ambisce a fare di Venezia un modello operativo per le città costiere europee.

Secondo Giulia Romano, esperta di marketing data-driven, i dati raccontano una storia interessante sulla necessità di metriche condivise per misurare impatto e riproducibilità delle soluzioni urbane. L’intervento dell’assessore ha tracciato una traiettoria strategica basata su progetti replicabili e indicatori misurabili.

Il dibattito ha inoltre sottolineato l’importanza di integrazione tra istituzioni, imprese e università per convertire la ricerca in applicazioni pratiche. È atteso un approfondimento sui piani operativi e sugli indicatori di performance che verranno adottati per monitorare i risultati.

Infrastrutture e memoria storica: il punto sul MOSE e oltre

L’assessore De Martin ha definito il sistema MOSE una cesura storica per la città. Secondo l’assessore, le barriere innalzate durante l’evento del 20 hanno permesso di mantenere asciutte aree tradizionalmente soggette a inondazioni. Il riferimento temporale è stato citato per spiegare la svolta nella gestione delle piene.

Questo passaggio segna l’avvio di una fase in cui la protezione idraulica si integra con interventi di più ampio respiro. L’obiettivo dichiarato è consolidare la difesa locale e introdurre misure di adattamento e prevenzione. In prospettiva, sono previsti approfondimenti sui piani operativi e sugli indicatori di performance che misureranno i risultati.

Interventi complementari per la resilienza

Parallelamente alla gestione delle maree, sono stati pianificati e avviati lavori sul territorio. Tra le opere figurano il ripristino degli scavi dei canali interni, il completamento del nuovo acquedotto e un progetto di forestazione urbana in terraferma volto a mitigare le ondate di calore.

Queste iniziative compongono un approccio multilivello che unisce difesa, adattamento e prevenzione. La strategia mira a ridurre la vulnerabilità idraulica e a migliorare la qualità ambientale, con indicatori specifici per ogni ambito di intervento. È previsto un monitoraggio continuo delle opere e la definizione di KPI operativi per valutare efficacia e impatti nel medio periodo.

Riconversione economica: dalla monocultura turistica alla diversificazione

Prosegue la transizione economica che riduce la dipendenza dal turismo e punta a un modello produttivo più variegato. L’amministrazione indica come fulcro della trasformazione il polo industriale di Porto Marghera, dove si concentrano investimenti in ricerca e occupazione. Le iniziative privilegiano la riconversione verso l’idrigeno verde e l’adozione di processi di economia circolare, finalizzati a ridurre emissioni e sprechi. Rimane centrale il monitoraggio continuo delle opere e la misurazione tramite KPI operativi per valutare efficacia e impatti nel medio periodo.

Mobilità e digitalizzazione come leve

La strategia prevede interventi sulla mobilità per migliorare accessibilità e sostenibilità urbana. Tra le misure prioritarie figurano l’elettrificazione della navigazione e il potenziamento della rete ciclabile, con l’obiettivo di decongestionare il centro storico e ridurre l’impronta ambientale. Parallelamente, si investirà nella gestione digitale dei flussi per ottimizzare i percorsi dei visitatori e la pianificazione dei servizi. Questi interventi saranno valutati con indicatori di performance per verificare riduzione delle emissioni, efficienza dei trasporti e qualità dell’esperienza urbana.

Ricerca, formazione e diplomazia scientifica

I dati mostrano un ruolo centrale dell’interazione tra università e organismi internazionali nella strategia urbana. Le università veneziane, tra cui Ca’ Foscari e Iuav, insieme ai centri di ricerca e al dialogo con UNESCO e CNR, costituiscono il motore intellettuale della trasformazione urbana e ambientale. L’approccio unisce rigore accademico e pratiche applicate per orientare politiche locali e programmi di tutela del patrimonio.

Progetti pilota e formazione

Attraverso programmi didattici e sperimentazioni applicate, le istituzioni accademiche formano nuove professionalità e sviluppano progetti pilota che coniugano tutela del patrimonio e innovazione tecnologica. Le sperimentazioni sono progettate per produrre dati confrontabili, utili a misurare impatti su emissioni, mobilità e qualità dell’esperienza urbana. I risultati saranno sottoposti a valutazioni periodiche e orienteranno le scelte operative e finanziarie successive.

Programmazione e responsabilità: una scelta strategica

I risultati saranno tradotti in azioni concrete per orientare investimenti e misure operative. Secondo gli interventi emersi, la programmazione non è un esercizio tecnico isolato ma un processo politico e tecnico condiviso.

La resilienza urbana, intesa come capacità di assorbire e adattarsi a shock ambientali e socioeconomici, richiede una combinazione di tutela del patrimonio, innovazione tecnologica e ristrutturazione dei modelli produttivi. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di una visione integrata che coinvolga istituzioni locali, imprese e atenei.

Nella sua esperienza in Google, Giulia Romano osserva che i dati raccontano una storia interessante: le strategie misurabili producono risultati replicabili. Per questo motivo gli interlocutori hanno proposto indicatori condivisi per monitorare progressi e impatti nel tempo.

La fase successiva prevede la definizione di protocolli di valutazione e strumenti di governance multilivello. Si attende l’avvio di monitoraggi periodici e la pubblicazione di report tecnici che informeranno le scelte future.

Scritto da Giulia Romano

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