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15 Settembre 2026

Water Stewardship: strategie per ridurre l’impatto aziendale sull’acqua

Un viaggio alla scoperta dell'impronta idrica e delle strategie per una gestione sostenibile dell'acqua nelle aziende

Water Stewardship: strategie per ridurre l'impatto aziendale sull'acqua

L’acqua è una risorsa fondamentale per ogni attività produttiva, ma il suo utilizzo spesso va ben oltre ciò che è visibile. Ogni prodotto o servizio nasconde un consumo d’acqua che si estende lungo l’intera catena di fornitura, un concetto noto come impronta idrica.

Questa guida esplora il significato dell’impronta idrica, i metodi per misurarla e le strategie per una gestione responsabile della risorsa, con un focus su un progetto concreto realizzato con Sanpellegrino.

L’impronta idrica: un indicatore essenziale

L’impronta idrica (o water footprint) è un indicatore che misura l’uso di acqua dolce da parte di un consumatore, un’azienda, un prodotto o un territorio. A differenza di quanto si possa pensare, non si limita al prelievo diretto, ma considera anche l’uso indiretto lungo tutta la filiera.

Il concetto è stato sviluppato nel 2002 dal ricercatore olandese Arjen Y. Hoekstra evolvendo l’idea di acqua virtuale proposta nel 1993 dal geografo John Anthony Allan. Oggi, l’impronta idrica permette di rendere visibili i flussi d’acqua che si muovono tra filiere, mercati e territori diversi.

Metodi di misurazione: WFN e ISO 14046

Esistono due approcci principali per calcolare l’impronta idrica: il Water Footprint Assessment della Water Footprint Network (WFN) e la norma ISO 14046. Entrambi condividono il linguaggio, ma differiscono nel metodo di calcolo.

L’approccio WFN: acqua blu, verde e grigia

Il metodo WFN distingue tre tipologie di acqua dolce: acqua bluacqua verde e acqua grigia. L’acqua blu è quella prelevata da fiumi, laghi o falde e non restituita al bacino di origine. L’acqua verde è l’acqua piovana immagazzinata nel suolo e utilizzata dalle piante, tipica dei processi agricoli e forestali. L’acqua grigia è il volume teorico di acqua necessario per diluire e assimilare gli inquinanti scaricati.

La norma ISO 14046: un approccio LCA-based

La norma ISO 14046, pubblicata nel 2014, segue l’approccio dell’Analisi del Ciclo di Vita (LCA). A differenza del metodo WFN, non si limita a sommare volumi d’acqua, ma fornisce un valore singolo o un profilo di indicatori d’impatto, come la water scarcity footprint calcolata con il metodo AWARE.

Water Stewardship: gestione condivisa della risorsa

Misurare l’impronta idrica è solo il primo passo. La Water Stewardship rappresenta la gestione responsabile e condivisa della risorsa idrica. Le aziende possono adottare diverse strategie, come l’insetting che prevede interventi diretti sul bacino idrografico per compensare il prelievo effettuato.

Un esempio concreto è il progetto realizzato con Sanpellegrino sulla falda del Brenta dove il calo del livello freatico mette a rischio l’approvvigionamento agricolo e idropotabile del territorio. Il progetto prevede la realizzazione di due bacini artificiali capaci di ricaricare circa 758.000 metri cubi d’acqua all’anno, insieme alla messa a dimora di 7.900 piante per rigenerare l’area.

Questo intervento non solo restituisce al territorio più acqua di quella prelevata, ma porta anche benefici alla biodiversità e alla comunità locale.

Le aziende possono fare la loro parte adottando pratiche di Water Stewardship e collaborando con gli altri attori del territorio per garantire un futuro sostenibile.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.