Aggiornamenti sulle Direttive CSRD e CSDDD: Le Novità di Omnibus I

Il pacchetto Omnibus I introduce significativi cambiamenti nella normativa sulla sostenibilità in Europa, influenzando profondamente la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD).

Nel dicembre 2026 si è concluso un importante processo di negoziazione tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione Europea per definire il pacchetto di riforme noto come Omnibus I. Questo pacchetto si propone di semplificare e modificare la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), normative fondamentali per la rendicontazione della sostenibilità e per il rispetto dei diritti umani e ambientali all’interno delle catene di approvvigionamento.

La CSRD, entrata in vigore il 5 gennaio 2026, e la CSDDD, che diventerà attiva il 25 luglio 2026, mirano a creare un quadro normativo chiaro e coerente per le aziende, garantendo trasparenza e responsabilità. Tuttavia, a partire da febbraio 2026, la Commissione ha avviato un processo di semplificazione, con l’obiettivo di ridurre del 25% il carico normativo sulle aziende.

Le novità introdotte da Omnibus I

Il pacchetto Omnibus I propone diverse modifiche significative, con un focus particolare sulle scadenze e sugli obblighi di rendicontazione. Un primo intervento, conosciuto come “Stop the clock”, ha già ricevuto approvazione e rinvia di due anni l’applicazione della CSRD per le grandi imprese e le piccole e medie imprese quotate, mentre il termine per la prima fase della CSDDD è stato posticipato di un anno. Questo approccio graduale mira a facilitare la transizione e permettere alle aziende di adeguarsi alle nuove normative.

Riallineamento dei requisiti di rendicontazione

Una delle modifiche più rilevanti riguarda la CSRD, ora applicabile solo a imprese con oltre 1000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro. Ciò significa che circa il 90% delle aziende inizialmente incluse non dovranno più rispettare gli obblighi di rendicontazione. Inoltre, le piccole aziende non saranno obbligate a fornire informazioni ai partner commerciali più grandi, riducendo ulteriormente il carico normativo.

Le nuove regole semplificano anche la rendicontazione settoriale, rendendola facoltativa, e modificano gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) per renderli più accessibili e comprensibili. Questo cambiamento è stato accolto con favore da molte aziende, che hanno chiesto una maggiore chiarezza e una riduzione della burocrazia.

Modifiche alla CSDDD e impatti futuri

La CSDDD ora si applicherà esclusivamente alle aziende con più di 5000 dipendenti e un fatturato annuo netto di oltre 1,5 miliardi di euro. Anche in questo caso, le aziende extra-UE che superano questa soglia dovranno conformarsi. Le imprese coinvolte potranno richiedere informazioni solo ai fornitori che non rientrano nella direttiva, limitando così le responsabilità.

Rischi e responsabilità ridotti

È importante notare che le sanzioni per le violazioni saranno ridotte a un massimo del 3% del fatturato globale, e il regime armonizzato di responsabilità civile è stato eliminato. Le aziende dovranno comunque identificare i rischi nella loro catena di valore e attuare misure di dovuta diligenza per prevenire impatti negativi, ma senza l’obbligo di sviluppare piani di transizione climatica specifici, svuotando di fatto uno strumento cruciale per la sostenibilità.

Le modifiche introdotte da Omnibus I riflettono un cambio di strategia nel panorama normativo europeo. Sebbene queste riforme possano sembrare un passo indietro per alcuni, esse evidenziano la necessità di bilanciare le esigenze normative con le esigenze aziendali, soprattutto in un contesto economico difficile.

Scritto da Francesca Neri

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