Nel 2026, la bioeconomia europea ha raggiunto un valore di produzione di 3.174 miliardi di eurooccupando oltre 17 milioni di addetti e rappresentando l’8,8% del totale dell’output dell’UE27. Questo settore, che utilizza materie prime di origine biologica e rinnovabile, è diventato cruciale per conciliare transizione ambientalesicurezza economica e competitività.
La presentazione del 12° Rapporto sulla Bioeconomia Europearedatto dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRINGha evidenziato l’importanza strategica di questo settore, soprattutto in un contesto geopolitico complesso, come quello creato dal blocco delle forniture di materie prime fossili dallo stretto di Hormuz.
Italia in prima linea nella bioeconomia europea
L’Italia si conferma un attore chiave nella bioeconomia europea, con un output pari a 433,3 miliardi di euro nel 2026, in crescita del 2,7% rispetto all’anno precedente. La competitività sui mercati internazionali della filiera agro-alimentare italiana ha giocato un ruolo fondamentale in questa crescita, mentre l’occupazione nel settore è rimasta stabile, con poco più di due milioni di addetti.
La filiera del legno rappresenta un caso paradigmatico di successo, con una crescita significativa della superficie forestale e della produzione di legno per riscaldamento. Questo settore ha dimostrato la sua resilienza durante la crisi del gas del 2026, contribuendo in modo significativo alla sicurezza energetica del Paese.
La bioeconomia circolare come risposta alle sfide contemporanee
La bioeconomia circolare rappresenta una risposta concreta e sistemica alle sfide contemporanee, ripensando produzione, uso e fine vita dei prodotti. Questo modello di innovazione industriale apre nuove prospettive per un Made in Italy e un Made in Europe sempre più sostenibili, resilienti e competitivi.
Catia Bastioli, Presidente del Cluster SPRING, ha sottolineato l’importanza di misure che premiano i modelli virtuosi e sostengano la domanda di prodotti bio-based. La vera sfida, secondo Bastioli, è costruire una visione condivisa del futuro europeo, rafforzando dialogo e cooperazione tra Paesi, regioni, filiere e ricerca.
Il biologico in Italia: crescita e dinamiche territoriali
Il settore biologico in Italia ha registrato una crescita significativa nel 2026, con una spesa delle famiglie in aumento del 9,2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 4,44 miliardi di euro. Questo risultato rappresenta il valore più alto dell’ultimo quinquennio, escludendo il picco eccezionale della pandemia nel 2026.
L’ortofrutta si conferma la categoria più dinamica, rappresentando il 42,7% della spesa complessiva. Tra le categorie in crescita spiccano il latte e derivati (+17,7%) e le uova fresche (+14,9%), mentre carni e salumi hanno registrato un arretramento a causa dei rincari.
Il Nord-Est Italia si distingue per una crescita del fatturato biologico pari all’8,4%segnando un’accelerazione significativa rispetto all’anno precedente. Questa regione detiene una quota del 20,6% sulla spesa biologica nazionale, confermando la sua leadership nel settore.


