Salta al contenuto
27 Ottobre 2026

Blue Economy: opportunità per cavi, porti ed eolico offshore

Le ricerche sul campo mostrano come cavi sottomarini, interconnessioni elettriche e porti energetici possano riorientare il ruolo geopolitico e industriale dell’Italia nel Mediterraneo

Blue Economy: opportunità per cavi, porti ed eolico offshore

Il 27 ottobre 2026 a Milano sono state presentate due ricerche che disegnano scenari concreti per la Blue Economy nel Mediterraneo. Gli studi analizzano il potenziale dell’eolico offshore, delle reti elettriche e digitali sottomarine e la trasformazione dei porti italiani in hub energetici, mettendo in luce numeri, progetti e criticità da affrontare con investimenti e competenze mirate.

La visione che emerge considera il mare come nodo dove si intrecciano energia, dati e logistica: una rete di cavi sottomarini che trasporta elettricità e traffico digitale e porti pronti a cambiare funzione per ospitare nuove filiere a basso carbonio.

Progetti infrastrutturali: Tyrrhenian Link ed ELMED tra le priorità

Tra gli interventi citati, il Tyrrhenian Link è uno degli esempi più concreti: circa 950 chilometri di cavi sottomarini per collegare Campania, Sicilia e Sardegna, con un investimento stimato in 3,7 miliardi di euro. Un altro progetto rilevante è l’interconnessione elettrica Italia-Tunisia ELMED, che ha beneficiato di 307 milioni di euro di finanziamenti europei e rafforza i collegamenti energetici tra Europa e Nord Africa.

Domanda di cavi e capacità industriale nazionale

L’espansione dell’eolico offshore e la realizzazione di sistemi di accumulo comporteranno una domanda significativa di cavi ad alta tensione. L’Italia dispone di competenze industriali rilevanti — produzione di cavi, ingegneria offshore, cantieristica e flotte di navi posacavi attive nel Mediterraneo — che possono essere valorizzate per rispondere a questa richiesta.

Cavi dati e sicurezza: il ruolo strategico degli approdi italiani

I fondali sono anche il tracciato della rete digitale globale: i cavi sottomarini trasferiscono la quasi totalità del traffico dati mondiale, rendendo la loro protezione una priorità per la sovranità digitale. In Italia, approdi come Genova, Bari, Catania e Mazara del Vallo rappresentano nodi di accesso alle rotte internazionali delle telecomunicazioni, consolidando il Paese come ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente.

Implicazioni per la competitività

Lo sviluppo di infrastrutture sottomarine non è solo una questione tecnica: garantire la sicurezza e la resilienza di queste reti diventa un fattore competitivo che può influire su investimenti, capacità attrattiva di talenti e autonomia strategica nazionale.

Trasformazione dei porti: esposizione ai fossili e opportunità di diversificazione

La seconda ricerca analizza il sistema portuale italiano e mette in evidenza che circa il 40% delle merci movimentate negli scali è ancora legato ai combustibili fossili. Questa dipendenza rende necessari interventi per adattare infrastrutture e servizi alla decarbonizzazione, evitando il rischio di perdere rilevanza commerciale con il mutare delle filiere energetiche.

I dati richiamati dagli studi mostrano la vulnerabilità energetica del Paese: nel 2025 l’Italia dipendeva per il 75,2% del proprio fabbisogno energetico dalle importazioni estere, con il 99,8% del petrolio greggio e la totalità del carbone arrivati via mare. Tra il 2018 e il 2025 le importazioni di GNL sono aumentate del 141%, mentre le importazioni marittime di carbone sono diminuite del 71%, segnali della rapida evoluzione dei flussi energetici.

Esempi locali: Ravenna e il CCS

Il porto di Ravenna è citato come caso in cui si stanno sviluppando nuovi progetti energetici, incluso un impianto di Carbon Capture and Storage (CCS) pensato per sostenere la decarbonizzazione delle industrie ad alta intensità energetica e per costruire un hub mediterraneo per la gestione delle emissioni. Altri percorsi praticabili nella trasformazione degli scali comprendono l’elettrificazione delle banchine con cold ironing, lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante e la nascita di Hydrogen Valley locali.

Le ricerche sottolineano inoltre la disomogeneità nella preparazione delle 16 Autorità di Sistema Portuale italiane: alcuni scali sono più pronti ad attirare investimenti e a riconvertire le attività, mentre altri restano più esposti alla contrazione dei traffici tradizionali.

Nel complesso, gli studi presentati il 27 ottobre 2026 indicano che il Mediterraneo può diventare un nodo strategico per energia e dati, a patto che vengano mobilitati capitali, formazione e politiche pubbliche coordinate per trasformare la posizione geografica e le competenze industriali italiane in vantaggi concreti.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.