Il bilancio di sostenibilità è lo strumento con cui le aziende rendono pubblico il loro impatto ambientale, sociale e di governance (ESG). Oggi la normativa europea, in particolare la CSRD recepita dal D.Lgs. 125/2024, impone a una larga parte del tessuto produttivo di fornire dati misurabili e confrontabili nel tempo. Parallelamente, molte realtà stanno sperimentando modalità innovative di comunicazione, come dimostra l’open call di Ubroker, che ha affidato la copertina del proprio report a un artista scelto fra le proposte dei dipendenti.
Chi è tenuto a redigere il bilancio di sostenibilità e quali sono gli obblighi formali
Le imprese individuate dal decreto Legislativo 125/2024 – che recepisce la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità – devono inserire una sezione ESG nella relazione sulla gestione. L’obbligo si applica per gradini: prima i grandi enti di interesse pubblico, poi le altre grandi imprese, seguiti dalle PMI quotate e dalle società con attività rilevanti nell’Unione. I criteri di soglia si basano su dipendenti, fatturato e totale attivo, e sono soggetti a revisioni periodiche. Il documento deve essere redatto in formato elettronico, firmato digitalmente e accompagnato da un’attestazione di conformità rilasciata da un revisore della sostenibilità con assurance limitata. La vigilanza è demandata alla CONSOB, che può sanzionare gli amministratori in caso di inadempienza.
Standard di riferimento per la rendicontazione
Il quadro normativo più diffuso è quello degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), strutturati in dodici parti che coprono aspetti ambientali, sociali e di governance, con il principio della doppia materialità. Per le PMI non obbligate esiste il VSME, pubblicato da EFRAG, una versione semplificata che consente di rendere conto solo dei temi pertinenti, senza necessità di attestazione. Altri riferimenti internazionali includono i GRI Standards (con i moduli 302 energia e 305 emissioni) e l’IFRS S2 dell’ISSB, che integra le raccomandazioni TCFD sul clima.
Il cuore energetico del bilancio: dati richiesti e trappole comuni
La parte più delicata del report riguarda gli indicatori energetici. È indispensabile indicare i consumi totali in megawattora (MWh) per ciascuna fonte (elettricità, gas, calore, autoproduzione) e specificare la quota di energia rinnovabile attraverso contratti di fornitura o garanzie d’origine. Va calcolata l’intensità energetica (MWh per milione di euro di fatturato) e suddivise le emissioni in Scope 1 (dirette), Scope 2 (indirette legate all’energia acquistata, con metodologie location-based e market-based) e Scope 3 (catena del valore). Errori frequenti includono la conversione dei consumi in euro anziché in MWh, l’uso di un unico fattore di emissione per tutti gli Scope e la sottrazione delle compensazioni dalle totalità senza adeguata documentazione.
Strumenti di verifica e compensazione
Le aziende possono ricorrere a carbon credits per compensare le proprie emissioni, ma è fondamentale distinguere tra compensazione reale e semplice sottrazione dei crediti dal totale. Il bilancio deve riportare la metodologia adottata, la provenienza dei crediti e la loro certificazione, al fine di garantire trasparenza e coerenza con la normativa.
L’open call di Ubroker: quando il report diventa opera d’arte
Nel contesto della Torino Art Week, Ubroker ha lanciato l’open call internazionale “PlanetFirst – 12 visioni”, invitando artisti di ogni provenienza a sintetizzare in un unico poster i tre pilastri del proprio programma ESG: Planet, People, Responsibility. La proposta è stata presentata a Collegno dal 2026 e le candidature rimangono aperte fino al 7 dicembre. Il vincitore, scelto dagli stessi dipendenti dell’azienda, avrà la sua opera sulla copertina del bilancio di sostenibilità 2026 e potrà usufruire di una residenza artistica di una settimana a Torino, organizzata da Arteaporté.
Obiettivi della iniziativa
Ubroker definisce “PlanetFirst” come l’insieme delle azioni volte a proteggere l’ambiente (Protect First), mettere al centro le persone (People First) e guidare la governance con etica (Purpose First). L’open call vuole tradurre questi concetti, spesso relegati a dati e indicatori, in immagini evocative che possano rendere il bilancio più accessibile e coinvolgente per tutti gli stakeholder.
Oltre al valore comunicativo, l’iniziativa è parte di un percorso più ampio di Ubroker: impianti fotovoltaici sui propri capannoni, programmi di formazione ESG, supporto a progetti agricoli e ambientali (come “Semi di Rinascita” e la conservazione del fiume Vjosa). Il “PlanetFirst Wall”, realizzato durante la presentazione, raccoglie le risposte dei dipendenti alla domanda “Cosa metteresti al primo posto per costruire il futuro?”, testimonianza vivente della cultura partecipativa che l’azienda vuole promuovere.



