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29 Agosto 2026

Case sotto terra e riforme immobiliari: la crisi abitativa italiana

Le città italiane vedono un aumento di alloggi seminterrati mentre le riforme immobiliari rimangono bloccate. Scopri di più sull'emergenza abitativa e le soluzioni in corso.

Case sotto terra e riforme immobiliari: la crisi abitativa italiana

In Italia, l’emergenza abitativa sta assumendo nuove forme, con un aumento significativo di alloggi seminterrati in vendita o in affitto. Contemporaneamente, le riforme immobiliari languono in Parlamento, lasciando molte famiglie in una situazione di incertezza. Questo articolo esplora le dinamiche di questo fenomeno complesso, con un focus particolare sulle iniziative in Emilia-Romagna.

La situazione abitativa nelle grandi città italiane è sempre più critica. Milano, Roma e altri capoluoghi stanno assistendo a un boom di offerte di abitazioni sotto terra. Questi alloggi, spesso presentati come soluzioni luminose con affaccio su giardini condominiali, rappresentano una scelta obbligata per molte famiglie che non possono permettersi di meglio. Ad esempio, a Milano, un bilocale di 42 metri quadrati al piano seminterrato può costare fino a 950 euro al mese.

Le sfide delle riforme immobiliari

Mentre l’offerta di alloggi seminterrati cresce, le riforme immobiliari promosse dal governo rimangono bloccate in Parlamento. La mancanza di fondi e la fine della legislatura hanno rallentato i progressi su importanti dossier come la rigenerazione urbana e il Testo unico edilizia. L’unica iniziativa con un reale via libera è il Piano casa del ministro Salvini, che prevede un avviso pubblico sulle case popolari atteso per il mese prossimo.

La proposta di legge sulla rigenerazione urbana, incardinata al Senato ad aprile 2026, giace abbandonata nei cassetti di Palazzo Madama. Questo testo normativo prevede un maxi fondo pluriennale da oltre tre miliardi di euro per rammendare il territorio attraverso il Piano nazionale. Tuttavia, l’impasse attuale deriva unicamente dall’assenza di denaro. L’articolo 12 del pacchetto promette sconti su Imu, Tari e altre imposte, ma con i conti pubblici attuali, queste misure risultano insostenibili.

Il destino del Testo unico edilizia

Il disegno di legge delega per riformare le regole delle costruzioni naviga in acque agitate. Approvato in Consiglio dei Ministri a dicembre 2026, il documento ha raggiunto la Camera a febbraio 2026 per poi subire l’assalto di 372 emendamenti a maggio. L’avvio imminente dei lavori sulla legge di Bilancio 2027 a Montecitorio rischia di far slittare l’intero pacchetto all’anno prossimo. Questo stallo mette in attesa migliaia di professionisti e cittadini, impazienti di vedere attuato il riordino delle procedure edilizie.

Il Piano casa in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, il Piano casa sta prendendo forma con l’obiettivo di mobilitare 300 milioni di euro in cinque anni per rimettere sul mercato immobiliare circa 5.000 alloggi di edilizia abitativa pubblica. La misura punta a riqualificare gli appartamenti pubblici e gli immobili dismessi attualmente inagibili o inutilizzati. I destinatari del progetto saranno i nuclei familiari della cosiddetta fascia grigia considerati troppo ricchi per accedere alle case popolari tradizionali ma non in grado di sostenere i costi dell’affitto sul mercato privato.

Secondo le analisi pubblicate dall’Osservatorio Regionale del Sistema Abitativo, risultano 29.887 le domande in attesa nelle graduatorie attive dei Comuni dell’Emilia-Romagna per l’assegnazione di una casa popolare. A fronte di questo imponente fabbisogno, sul territorio si contano circa 7.000 alloggi pubblici vuoti o inagibili, resi tali per la mancanza di fondi destinati alle manutenzioni straordinarie. Il Piano punta a coprire circa il 16% del fabbisogno totale emerso dalle graduatorie e a recuperare oltre il 70% degli alloggi inutilizzati.

Finanziamenti e requisiti

La dote complessiva di 300 milioni di euro per il quinquennio poggia su una struttura finanziaria composita: 50 milioni arrivano dal bilancio della Regione, 50 milioni dalla riprogrammazione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e i restanti 200 milioni da un mutuo trentennale stipulato con la Banca Europea per gli investimenti. I lavori di ristrutturazione seguiranno una logica che eviti sprechi di risorse pubbliche, con cantieri che partono solo se la casa è già stata associata a un futuro inquilino.

La Regione Emilia-Romagna ha completato le prime manifestazioni d’interesse con gli enti locali, ponendo scadenze e criteri ben precisi per l’erogazione dei fondi e l’assegnazione delle abitazioni. I requisiti includono un Isee compreso tra 8.000 euro e 35.000 euro e un canone massimo fissato al 20% del reddito netto del nucleo familiare. I primi cantieri partiranno a settembre, con la consegna delle prime case prevista tra fine anno e inizio 2027.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.