L’azienda ha scelto il Gazometro di Roma come cornice per un momento di confronto con partner, comunità e organizzazioni: l’obiettivo era illustrare la ventesima edizione del report volontario Eni for – A Just Transition e condividere i risultati industriali e di sostenibilità relativi al 2026.
L’incontro ha voluto ribadire che la transizione energetica è un processo collettivo che richiede dialogo con i territori e cooperazione tra soggetti diversi, integrando aspetti ambientali, sociali ed economici nella strategia aziendale.
Riduzioni delle emissioni e traguardi per l’Upstream
Nel report vengono presentati dati concreti: le emissioni nette di gas serra dell’attività Upstream sono diminuite del 31% rispetto all’anno precedente e del 68% rispetto ai livelli del 2018. Questi risultati sono illustrati come tappe coerenti verso l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette Scope 1 e 2 dell’Upstream entro il 2030 e dell’intera azienda entro il 2035.
Tra le misure operative che hanno contribuito a questo miglioramento si segnalano il monitoraggio continuo delle emissioni di metano e il raggiungimento del target di zero routine flaring nelle attività operative, elementi presentati come parte della strategia di riduzione intensiva delle fughe e degli sprechi energetici.
Investimenti in tecnologia, ricerca e iniziative correlate
L’azienda ha destinato oltre 460 milioni di euro a progetti di ricerca e sviluppoopen innovation e digitalizzazione. Il portafoglio di attività include progetti che vanno dalla fusione a confinamento magnetico al supercalcolo a basso consumofino a soluzioni per la cattura e lo stoccaggio della CO₂la bioraffinazione e il riciclo chimico delle plastiche.
Nel corso dell’evento, il ruolo dell’innovazione è stato descritto come leva per conciliare sicurezza energeticacompetitività industriale e sostenibilità sociale e ambientale, con esempi concreti sullo sviluppo di biocarburanti per la decarbonizzazione dei trasporti e investimenti in tecnologie di frontiera.
Nuova società CCS e collaborazione con investitori
Per valorizzare il portafoglio di progetti dedicati alla Carbon Capture & Storage (CCS) è stata costituita una società specifica in joint venture con un fondo di investimento. Questo veicolo è pensato per accelerare lo sviluppo delle infrastrutture di cattura e stoccaggio, integrandosi con il piano di decarbonizzazione industriale.
Risultati e sviluppo delle società satelliti
Le società del gruppo testimoniano l’evoluzione del modello industriale: Plenitude ha raggiunto una capacità installata da fonti rinnovabili pari a 5,8 GWcon un incremento del 41% rispetto al 2026, e procede verso l’obiettivo di 15 GW al 2030; in Texas è stato avviato il più grande impianto di accumulo a batterie del portafoglio, con una capacità di 200 MW.
Enilive ha ampliato la propria presenza nel settore dei biocarburanti realizzando tre nuove bioraffinerie e avviando due ulteriori progetti in Italia e all’estero. L’obiettivo dichiarato è portare la capacità di lavorazione a 5 milioni di tonnellate annue entro il 2030, rispetto agli attuali 1,65 milioniper sostenere la produzione di HVO e SAF.
Il modello satellitare come strumento di crescita
La strategia industriale descritta nel report sottolinea il valore del modello a società dedicate: questo approccio è presentato come uno strumento per attrarre capitali, valorizzare singoli asset e accelerare lo sviluppo tecnologico necessario alla transizione.
Nel corso dell’incontro sono emerse anche riflessioni sulle relazioni con stakeholder esterni: l’azienda ha insistito sull’importanza del confronto con le comunità locali e le organizzazioni partner per costruire percorsi che tengano conto delle esigenze dei territori e delle persone coinvolte.


