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11 Giugno 2026

Greenwashing: le severe sanzioni italiane per le aziende che ingannano i consumatori

L'Italia introduce nuove normative per combattere il greenwashing. Scopri come le aziende devono adeguarsi e quali sanzioni rischiano.

Greenwashing: le severe sanzioni italiane per le aziende che ingannano i consumatori

Il governo italiano ha compiuto un passo decisivo nella lotta contro il greenwashingintroducendo Nuove normative severe per contrastare le pratiche pubblicitarie ingannevoli. A partire dal 27 settembre 2026, le aziende dovranno adeguarsi a criteri di trasparenza radicalmente diversi, modificando il loro approccio comunicativo.

Il Decreto legislativo del 20 febbraio 2026 n. 30 recepisce la Direttiva europea 2026/825introducendo modifiche sostanziali al Codice del Consumo. L’obiettivo è duplice: tutelare i consumatori dalle informazioni ingannevoli legate alla sostenibilità e contrastare l’obsolescenza precoce dei beni di consumo.

Le nuove norme e i divieti assoluti per contrastare il greenwashing

Il testo legislativo definisce rigorosamente le azioni considerate scorrette, inserendo nel quadro giuridico italiano definizioni chiare per concetti chiave come asserzione ambientaleetichetta di sostenibilitàdurabilità e riparabilità. Tra le novità più rilevanti spicca il divieto assoluto di utilizzare slogan vaghi e generici come amico della naturaecologico o 100% green se non supportati da prove concrete e verificabili.

La stretta colpisce duramente anche le comunicazioni basate sulla compensazione dei crediti di carbonio. Sarà vietato affermare che un prodotto ha un impatto ambientale neutro, ridotto o positivo basandosi semplicemente sul finanziamento di progetti di riforestazione o altre misure di compensazione delle emissioni di gas a effetto serra.

Controlli sul ciclo di vita del bene

I controlli riguarderanno anche le informazioni relative al ciclo di vita del bene. Verranno sanzionate le indicazioni non rispondenti al vero sulla reale durabilità, riparabilità e riciclabilità. Per esempio, non si potrà vantare l’utilizzo di materiali riciclati se tale caratteristica riguarda soltanto una parte minima o irrilevante del prodotto, come il semplice tappo di una bottiglia di plastica.

Il ruolo ispettivo dell’AGCM

In Italia, l’attività di vigilanza e di contrasto al greenwashing è affidata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). L’Antitrust ha la facoltà di applicare sanzioni severissime per le pratiche commerciali scorrette, con multe che possono raggiungere un tetto massimo di 10 milioni di euro, o fino al 4% del fatturato annuo della società in caso di violazioni transnazionali diffuse su scala europea.

L’AGCM ha dimostrato grande fermezza sul tema. Già nell’estate del 2026, l’Autorità è intervenuta costringendo la società Acqua Minerale San Benedetto S.p.A. a modificare radicalmente la comunicazione e l’etichettatura della sua linea Ecogreen. I messaggi utilizzati diffondevano l’idea errata che la produzione di quelle bottiglie fosse priva di emissioni di gas serra, un claim giudicato fuorviante e successivamente rimosso dai canali ufficiali e dagli spot del brand.

Un altro provvedimento d’impatto ha colpito il settore del fast fashion. Sempre nel corso del 2026, l’AGCM ha inflitto una sanzione da 1 milione di euro alla società Infinite Styles Services Co. Ltdche gestisce in Europa la piattaforma di e-commerce Shein. Le asserzioni del marchio relative alla progettazione di un sistema circolare e alla riciclabilità dei capi sono state giudicate ingannevoli e smentite dai dati reali sul costante incremento delle emissioni di gas serra registrato dall’azienda.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.