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20 Ottobre 2026

Impatto della CSRD e della Tassonomia UE sui dati ESG

Le regole ESG ora richiedono dati solidi e verificabili: scopri come la CSRD, la doppia materialità e l’assurance stanno ridefinendo la governance aziendale.

Impatto della CSRD e della Tassonomia UE sui dati ESG

Negli ultimi anni la normativa ESG ha superato il semplice obbligo di produrre un report di sostenibilità. Le imprese devono ora costruire un sistema di informazioni tracciabili, affidabili e soggette a governance in grado di dimostrare la corrispondenza tra gli impegni dichiarati e i risultati concreti. Questo nuovo assetto influisce sulla reputazione, sull’accesso al credito, sulla capacità di partecipare a gare pubbliche e sulla difesa contro le accuse di greenwashing. Investitori, banche, clienti e autorità pubbliche chiedono prove concrete, non solo dichiarazioni di intenti.

Il panorama normativo europeo è composto da più provvedimenti che, insieme, definiscono cosa, come e per chi deve essere comunicato. Al centro della scena c’è la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) affiancata dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) dal Regolamento Tassonomia UE dallo SFDR per gli operatori finanziari e dalla recente Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). Ognuno di questi atti ha criteri specifici legati a dimensioni aziendali, settore di appartenenza e posizione nella catena del valore.

CSRD e la struttura degli standard ESRS

La CSRD obbliga le società interessate a includere nella relazione di gestione informazioni comparabili, verificabili e rilevanti su impatti ambientali, sociali e di governance, oltre ai rischi finanziari connessi alla sostenibilità. Gli ESRS traducono questi requisiti in una struttura dettagliata che copre governance, strategia, gestione degli impatti, rischi e opportunità, metriche e obiettivi. La materia trattata spazia dal cambiamento climatico alla biodiversità, dall’economia circolare alle condizioni di lavoro, fino alla condotta d’impresa. Ogni tema è disciplinato da indicatori specifici che devono essere misurati, documentati e, in molti casi, certificati da un revisore esterno.

Obblighi di report comparabili

Le aziende devono presentare dati che possano essere confrontati nel tempo e rispetto ai concorrenti. Questo richiede la definizione di scopi di reporting chiari, la scelta di metodologie di calcolo condivise e l’indicazione di perimetri precisi (ad esempio, quali unità operative, sedi o filiali sono incluse). La mancanza di omogeneità nella raccolta dei dati, tipica di molte realtà, porta a discrepanze che la normativa considera inaccettabili. Per questo motivo, la verifica dei dati è diventata un passaggio imprescindibile del processo di rendicontazione.

Doppia materialità: valutare impatti ambientali e rischi finanziari

Il concetto di doppia materialità è il cuore metodologico introdotto dalla CSRD. Un tema è considerato materiale se può generare impatti rilevanti su persone e ambiente, ma anche quando può tradursi in rischi o opportunità finanziarie per l’impresa. Le due dimensioni non coincidono sempre: le emissioni di CO₂, per esempio, rappresentano un impatto climatico ma al contempo espongono l’impresa a costi energetici più alti, a meccanismi di carbon pricing e a pressioni da parte dei clienti. Analogamente, la sicurezza sul lavoro ha effetti diretti sulla continuità operativa, sui premi assicurativi e sul capitale umano.

Esempio di impatto climatico e costo energetico

Un produttore industriale deve valutare le proprie emissioni non solo per misurare la propria contribuzione al cambiamento climatico ma anche per stimare l’esposizione a future tasse sul carbonio e a richieste di riduzione da parte dei clienti. Questa analisi richiede una mappatura dettagliata della catena del valore, la definizione di soglie di rilevanza e la documentazione delle fonti dati, dei criteri di valutazione e delle responsabilità interne. Solo così l’impresa può dimostrare che ha individuato e gestito i rischi finanziari derivanti dagli impatti ambientali.

Assurance, governance e gestione della catena di fornitura

Le informazioni ESG, per le imprese soggette alla CSRD, sono sottoposte a assurance esterna. L’assessment non si limita a verificare la presenza di una policy, ma richiede la dimostrazione di chi l’ha approvata, di come viene attuata, di quali indicatori la misurano, della frequenza di monitoraggio e delle azioni correttive previste. Un approccio proattivo, con controlli interni consolidati, consente di evitare ricostruzioni affrettate a fine esercizio e di ridurre le incongruenze tra dati dichiarati e dati sottostanti.

Come organizzare la governance dei dati ESG

La governance non può rimanere confinata a un singolo “sustainability manager”. È necessario attribuire ruoli chiari a finanza, risorse umane, HSE, acquisti, legale, IT e al consiglio di amministrazione. Ogni KPI ESG deve avere un proprietario, una fonte definita, un perimetro organizzativo, una frequenza di aggiornamento e una procedura di validazione. Nel caso delle emissioni, ad esempio, occorre stabilire quali stabilimenti sono inclusi, quali fattori di emissione vengono utilizzati e come vengono trattati i dati stimati. Per gli indicatori sociali, è fondamentale allineare le classificazioni dei dipendenti, i contratti e le sedi di riferimento.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.