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Il Green Energy Day ha offerto l’occasione per visitare il polo tecnologico KmetroVerde a Borgo Cervaro, nel territorio di Foggia, e osservare dal vivo un progetto che unisce produzione, ricerca e gestione dei rifiuti. La giornata, pensata per avvicinare cittadini, studenti e famiglie alle tecnologie della decarbonizzazione, permette di vedere come impianti a fonte rinnovabile si integrino nel tessuto produttivo e paesaggistico. In questa cornice, la Regione e i soggetti imprenditoriali hanno sottolineato l’importanza della condivisione di pratiche e obiettivi per accelerare la transizione ecologica.
Il sito, sviluppato dalla società Sistemi Energetici SpA grazie a finanziamenti PIA regionali e al PNRR, nasce sulla base della riconversione di un’area industriale dismessa di circa 200.000 metri quadrati. L’ambito di intervento combina attività produttive, laboratori per la rigenerazione meccanica e impianti per il trattamento delle biomasse, mostrando come si possa creare valore locale riducendo gli impatti ambientali. La visita è stata occasione per confrontare strategie tra istituzioni e operatori privati sulla diffusione di soluzioni sostenibili.
Un polo multifunzionale per la produzione e la ricerca
Il KmetroVerde è organizzato in aree funzionali che lavorano in sinergia: ci sono spazi dedicati alla ricerca e sviluppo su tecnologie per le energie rinnovabili e per l’economia circolare, officine per la rigenerazione dei componenti e linee produttive per la costruzione degli impianti presenti nel sito. A questo si affiancano impianti per la produzione di biometano, che utilizzano sia scarti agricoli sia Forsu (la frazione organica dei rifiuti solidi urbani). Il modello adottato punta a integrare ricerca, produzione e gestione dei materiali in un ciclo virtuoso che valorizza le risorse locali.
Integrazione tra ricerca e filiera produttiva
All’interno del polo, i laboratori di R&S sono pensati per sviluppare processi e componenti migliorati, riducendo costi e impatti ambientali. L’area di rigenerazione per componenti eolici testimonia come sia possibile prolungare la vita utile delle macchine attraverso interventi tecnici mirati, diminuendo la domanda di nuovi materiali. Inoltre, la presenza di aree produttive per la realizzazione dei componenti facilita il trasferimento tecnologico dal laboratorio alla produzione, favorendo occupazione qualificata e percorsi di formazione per i giovani del territorio.
Rifiuti, recupero e nuovi progetti
Il progetto include in fase avanzata la creazione di un impianto per il trattamento e il recupero dei RAEE, pensato per reinserire nel ciclo produttivo materiali preziosi che altrimenti diverrebbero rifiuto. Accanto a questo si sta sviluppando un’area dedicata alla sperimentazione di tecnologie per la produzione di idrogeno verde, una direzione strategica per integrare le fonti rinnovabili in vettori energetici con ampia applicabilità. Queste scelte mostrano un approccio integrato, mirato a ridurre gli scarti e a recuperare valore dai flussi di rifiuto industriale e domestico.
Finanziamenti e partenariati pubblico‑privati
La realizzazione del polo è stata possibile anche grazie a strumenti di finanziamento pubblico, tra cui i contributi regionali del programma PIA e le risorse del PNRR. La collaborazione con il Distretto produttivo delle Energie rinnovabili e dell’Efficienza energetica, denominato La Nuova Energia e riconosciuto dalla Regione Puglia, e il coinvolgimento del Coordinamento FREE a livello nazionale, sottolineano l’importanza delle reti istituzionali e associative. Il progetto gode inoltre del patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, elemento che favorisce la proiezione nazionale delle buone pratiche sviluppate.
Impatto locale e prospettive
Durante la visita l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima, Debora Ciliento, accompagnata dal direttore del Dipartimento regionale Ambiente, Paesaggio e Qualità urbana, Paolo Garofoli, e dall’amministratore unico di Sistemi Energetici SpA, Marcello Salvatori, ha evidenziato come il polo rappresenti un esempio tangibile di connubio tra sviluppo industriale e tutela ambientale. L’esperienza è stata descritta come opportunità per promuovere un cambiamento culturale che coinvolga imprese, istituzioni e cittadini, favorendo la diffusione di pratiche che rendano la transizione ecologica veramente operativa sul territorio.
Il modello di KmetroVerde conferma che investimenti mirati, sinergia tra pubblico e privato e progetti orientati all’innovazione possono trasformare aree dismesse in poli produttivi e di ricerca capaci di generare occupazione e ridurre l’impatto ambientale. La combinazione tra biometano, rigenerazione dei componenti e iniziative per il recupero dei rifiuti elettronici e la produzione di idrogeno verde disegna un percorso replicabile in altre realtà, a patto di mantenere un forte raccordo tra finanziamenti, competenze tecniche e pianificazione territoriale.

