In un mondo sempre più attento alla sostenibilità, otto grandi aziende internazionali hanno deciso di fare un passo avanti significativo. Google, Unilever, AstraZeneca e altre cinque società hanno aderito alla 24/7 Carbon-Free Coalition un’iniziativa promossa da Climate Group per favorire l’utilizzo di elettricità priva di emissioni di carbonio in ogni momento della giornata.
Questa coalizione rappresenta un cambiamento radicale rispetto ai tradizionali approcci alla decarbonizzazione, puntando su un monitoraggio orario dei consumi energetici. L’obiettivo è garantire che l’elettricità utilizzata sia effettivamente alimentata da fonti pulite nel momento stesso del consumo, superando il vecchio metodo basato sull’acquisto annuale di energia rinnovabile.
L’impegno delle aziende per un futuro sostenibile
Con l’adesione alla 24/7 Carbon-Free Coalition, le aziende si impegnano a misurare e rendicontare entro due anni la quota di consumi elettrici coperta da energia carbon free su base oraria in almeno uno dei mercati in cui operano. Questo approccio innovativo incoraggia lo sviluppo di un mix di tecnologie in grado di garantire disponibilità continua di energia pulita, incluse fonti rinnovabili, accumuli e altre soluzioni a basse emissioni.
La crescita dell’iniziativa riflette una tendenza sempre più diffusa tra le imprese. Secondo i dati presentati da Granular Energy durante la London Climate Action Week oltre 1.500 aziende nel mondo monitorano già il proprio approvvigionamento energetico attraverso sistemi di abbinamento orario tra consumi ed energia carbon free. Questo numero è triplicato rispetto all’anno precedente, dimostrando un crescente interesse verso pratiche sostenibili.
La sfida di Google contro l’Unione Europea
Mentre Google si impegna per un futuro più sostenibile, l’azienda ha recentemente affrontato una battaglia legale con l’Unione Europea. La Corte di giustizia dell’Ue ha confermato la multa record da 4,125 miliardi di euro inflitta alla società madre Alphabet per abuso di posizione dominante. La decisione è definitiva e non può più essere impugnata.
Al centro del caso c’è il sistema operativo Android. Secondo i giudici di Lussemburgo, Google ha sfruttato la popolarità del suo software per smartphone e tablet per ostacolare i concorrenti e proteggere il proprio motore di ricerca. L’azienda imponeva ai produttori di telefoni accordi contrattuali molto rigidi: per poter installare il negozio di applicazioni Google Play Store le aziende erano costrette a preinstallare anche il browser Chrome e l’applicazione Google Search.
Questo meccanismo escludeva di fatto i motori di ricerca alternativi dal mercato dei nuovi dispositivi mobili. Inoltre, i contratti vietavano ai produttori di vendere smartphone con versioni modificate o alternative di Android. Google si è difesa sostenendo che il sistema operativo è rimasto aperto, interoperabile e gratuito grazie ai suoi investimenti, e che la concorrenza di Apple fosse stata sottovalutata.
La reazione delle associazioni dei consumatori
La reazione delle associazioni dei consumatori, come il Beuc è stata di forte entusiasmo. Per i rappresentanti dei cittadini europei, questa decisione rappresenta una vittoria storica che lancia un messaggio chiaro a tutte le grandi piattaforme digitali. La sentenza conferma l’utilità delle nuove regole europee, come il Digital Markets Act create proprio per bloccare sul nascere i comportamenti scorretti dei colossi del web e garantire un mercato tecnologico più aperto e accessibile a tutti.
Nonostante la sconfitta legale, Google ha preso atto del verdetto ricordando di aver già modificato i contratti contestati per adeguarsi alle richieste europee. Questo dimostra che, anche di fronte a sfide legali, l’azienda è disposta a fare passi avanti per garantire un mercato più equo e competitivo.



