Nel quadro delle politiche regionali del Friuli Venezia Giulia è emersa una doppia strategia che unisce interventi sulle infrastrutture della nautica turistica e la valorizzazione del sistema portuale dell’Adriatico orientale per la gestione delle materie prime critiche. Da un lato, la Regione ha messo in campo risorse e normative per promuovere l’innovazione dei marina e la transizione energetica; dall’altro, il porto di Trieste e l’area di Monfalcone hanno rilanciato la propria vocazione logistica e scientifica per svolgere un ruolo chiave nelle filiere europee.
Nuova tornata di bandi regionali per la nautica e il ruolo di Lignano Sabbiadoro
La Regione ha annunciato una seconda tornata di finanziamenti per il comparto nautico con risorse iniziali pari a 1,85 milioni di euro per il 2026. Gli interventi sono destinati a sostenere l’innovazione delle marineil refitting delle imbarcazioni, la sostituzione dei motori tradizionali con soluzioni a minor impatto ambientale, le imprese della filiera cantieristica e iniziative di promozione del settore. La misura si inserisce in una strategia normativa che ha visto la regione adottare una legge organica sulla nautica entrata in vigore nel 2026 e che, nel primo anno di applicazione, ha già mobilitato circa 3 milioni di euro per progetti di sviluppo e innovazione.
Il caso di Lignano Sabbiadoro è emblematico: con sette darsene e 4.420 posti barca concentra oltre la metà della disponibilità regionale e rappresenta un nodo centrale per l’attrattività turistica della costa. La presenza di oltre 15.000 ormeggi in regione e di circa 2.000 addetti tra artigiani, operatori commerciali e imprese cantieristiche sottolinea l’importanza economica della filiera. Nel dibattito tecnico organizzato a Marina Uno è stata ribadita la necessità di progettare investimenti energetici e digitali su orizzonti pluriennali, considerando fabbisogni futuri e strumenti di verifica delle performance ambientali.
Elettrificazione e pianificazione energetica dei marina
Tra i temi operativi emersi vi è la completa integrazione degli interventi di elettrificazione delle banchinecolonnine di ricarica e fonti rinnovabili in una pianificazione complessiva che valuti domanda, crescita e sostenibilità economica. Esperti e operatori hanno sottolineato che installare singole infrastrutture senza una programmazione strategica rischia di limitare l’efficacia delle politiche di decarbonizzazione: occorre invece misurare i risultati con indicatori affidabili e adottare standard tecnici condivisi.
Trieste e Monfalcone: infrastrutture, Porto Franco e rete di ricerca per le materie prime critiche
Parallelamente alle misure per la nautica, il sistema portuale dell’Adriatico orientale ha presentato la propria candidatura a hub europeo per le materie prime critiche. I fattori che rendono la proposta competitiva sono concreti: fondali naturali che raggiungono i 18 metri di profondità, la presenza del Porto Franco Internazionale e una rete ferroviaria capillare che collega direttamente lo scalo ai principali poli industriali dell’Europa centrale e orientale. Questi elementi favoriscono la gestione, lo stoccaggio e la prima lavorazione di materiali strategici destinati alle filiere tecnologiche e energetiche.
Un altro punto di forza richiamato è la concentrazione locale di istituzioni scientifiche e centri di ricerca d’eccellenza (ICTP, SISSA, Elettra Sincrotrone, Area Science Park e università), che costituiscono un ecosistema capace di supportare attività di ricerca applicatacertificazione dei materiali, innovazione tecnologica e trasferimento tecnologico verso l’industria. L’integrazione tra porto, logistica e ricerca è vista come condizione necessaria per trasformare la vocazione geografica in capacità industriale effettiva.
Transizione energetica portuale e infrastrutture
Tra i progetti concreti sul tavolo c’è l’installazione di sistemi di alimentazione elettrica a terra per le navi in sosta, finalizzati a ridurre le emissioni locali e l’impatto ambientale delle attività portuali. I collaudi di nuove infrastrutture energetiche sono in fase avanzata e, una volta completati, contribuiranno a posizionare il porto come uno degli scali più avanzati in Europa per l’innovazione energetica applicata alla logistica marittima. Nel contesto del confronto istituzionale con ministeri e rappresentanti regionali si è inoltre avviato un dialogo con l’Unione europea per individuare gli hub più idonei allo stoccaggio e alla trasformazione delle terre rare e delle altre materie prime critiche.
Nel complesso, la strategia delineata combina misure finanziarie e quadro normativo per la modernizzazione della nautica turistica con un progetto di ampliamento funzionale del porto di Trieste, mettendo a sistema capacità infrastrutturali, vantaggi doganali e patrimonio scientifico. L’obiettivo dichiarato è duplice: rendere più sostenibili e competitive le marine regionali e trasformare il sistema portuale in un nodo strategico per le catene di approvvigionamento europee delle risorse critiche.



