Nel cuore dell’Umbria e nelle campagne della Puglia si svolgono due iniziative che offrono un ritratto concreto della sostenibilità contemporanea. A Gubbio, dal 21 al 28 giugnola città ospita la Settimana della sostenibilità socialeun festival che mette in discussione i limiti e valorizza l’incontro tra discipline. Contemporaneamente, in provincia di Brindisi, il progetto che ha preso vita sui terreni confiscati a San Vito dei Normanni rappresenta un esempio di rigenerazione partecipata e di trasformazione agricola avviata nel 2017.
Entrambi i percorsi condividono l’obiettivo di ricostruire relazioni fra comunità, ambiente e sapere: uno attraverso il confronto pubblico e le arti, l’altro attraverso il lavoro della terra, la formazione e la pratica agroecologica. Le due esperienze illustrano come cultura e gestione dei territori possano convivere per promuovere un modello di sviluppo più inclusivo e resiliente.
Settimana della sostenibilità sociale a Gubbio: il tema dei confini e il programma
La manifestazione, promossa dall’Associazione TerraComunica Aps che opera da oltre vent’anni nella valorizzazione dei territori, concentra le attività nella sala dell’Arengo di palazzo dei Consoli con accesso libero e gratuito. L’edizione 2026 ha scelto come filo conduttore il tema dei Confiniintesi non come barriere ma come soglie d’incontro tra natura, scienza, impresa e società. L’obiettivo dichiarato è superare steccati culturali ed economici per co-progettare un modello di sviluppo inclusivo.
Il calendario propone appuntamenti che uniscono arte, scienza e dialogo generazionale: l’anteprima d’arte il 20 giugno alla Taverna del Capitano inaugura la mostra collettiva “CONfini – Arte e sostenibilità sociale” con opere di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Perugia e di giovani artisti da New York. Tra gli incontri segnati in programma, l’evento del 23 giugno dedicato alle storie di vita con l’economista e sociologo Giulio Sapellie le sessioni del 27 giugno su energia e neuroscienze con il giovane esperto Edoardo Ventafridda e con Patrizio Paolettiche si confronterà sulle potenzialità umane e l’educazione.
Architettura, ingegneria e rigenerazione urbana
Un pomeriggio è riservato al confronto tra professionisti dell’architettura e dell’ingegneria con l’intento di riposizionare la vita delle persone al centro del progetto urbano. Questo segmento mette insieme tre storie concrete di intervento e visione, con l’obiettivo di evidenziare pratiche di rigenerazione urbana che tengano conto di comunità e ambiente. L’edizione è patrocinata dall’Assemblea legislativa della Regione Umbria, dalla Provincia di Perugia e dal Comune di Gubbio.
San Vito dei Normanni: da terreni confiscati a un laboratorio di agroecologia
In Puglia, circa 50 ettari di terreno che un tempo erano nelle mani della criminalità organizzata sono stati restituiti a funzioni sociali e ambientali. L’intervento è partito nel 2017 quando la cooperativa sociale Qualcosa di diverso ha ottenuto la gestione di appezzamenti comprendenti 35 ettari di oliveto intensivo e 10 ettari di vigneto, inizialmente caratterizzati da monocolture industriali. Attraverso il progetto ReAGES (Resilienza e adattamento alla gestione degli ecosistemi) e il supporto finanziario dell’istituto buddista Soka Gakkai, è stato avviato un processo di riconversione ecologica.
La strategia adottata ha trasformato il paesaggio: sono state messe a dimora oltre 10.000 piante appartenenti a circa 40 specie diverse, al fine di ricostituire biodiversità e resistenza agli attacchi come la xylellache ha provocato il disseccamento di milioni di alberi nel territorio pugliese. Il progetto è stato finanziato anche con risorse dell’8×1000 stanziate dall’ente promotore, che ha destinato 3,6 milioni di euro a 27 iniziative ambientali in Italia, raggiungendo complessivamente circa 30.000 persone.
Formazione, inclusione e nuovo protagonismo giovanile
La cooperativa ha impostato il modello di impresa come un progetto collettivo “senza padroni”: al centro c’è il rispetto del lavoro, la cura del territorio e la partecipazione. È nata una scuola di Agroecologia per giovani, mentre oltre 200 bambini e studenti delle scuole locali partecipano settimanalmente a laboratori sul clima e sul suolo. L’approccio punta a colmare il divario tra formazione e mercato, offrendo spazi per sperimentare, apprendere e, se necessario, sbagliare.
Non mancano le difficoltà: il progetto incontra resistenze culturali e diffidenza locale quando mette in discussione pratiche e poteri consolidati. Tuttavia, la linea seguita dagli operatori è che l’#ecologia inclusiva passa attraverso relazioni sociali rinnovate e pratiche quotidiane che riconsegnano dignità alla terra e alle persone che la abitano.



