Il mondo della sostenibilità aziendale e le politiche urbane per il caldo stanno convergendo su temi concreti: filiera tracciabile riduzione delle emissioni e misure di adattamento nelle città. Da una parte un grande gruppo dolciario ha aggiornato il proprio bilancio di sostenibilità con dati sulla tracciabilità e iniziative per le comunità agricole; dall’altra, l’Italia fatica a far partire il Fondo sociale per il clima che dovrebbe proteggere le famiglie più fragili. Parallelamente, gli interventi urbani—dalla piantumazione di alberi ai rifugi climatici—diventano pratiche sempre più diffuse per mitigare le ondate di calore.
Risultati e strumenti del programma di approvvigionamento: tracciabilità e certificazioni
Nel documento aziendale il focus centrale è il programma definito per il controllo delle materie prime: il modello poggia su cinque pilastri che includono la due diligence dei fornitori la tracciabilità fino ai poligoni agricoli e il ricorso a certificazioni indipendenti. I dati pubblicati mostrano livelli elevati di visibilità sulle filiere: quasi la totalità del caffè è tracciata fino alle mappe delle piantagioni, il cacao raggiunge percentuali molto alte di tracciabilità e l’olio di palma è certificato RSPO al 100%.
Numeri concreti sulle origini delle materie prime
Il report evidenzia che decine di migliaia di poligoni agricoli sono stati analizzati in ottica di conformità al regolamento europeo contro la deforestazione. Inoltre, la quasi totalità dei volumi di cacao è gestita tramite schemi come Rainforest Alliance, Cocoa Horizons e Fairtrade, mentre l’impiego di pratiche agricole rivolte al benessere delle comunità è parte integrante del piano. Tra le attività specifiche figura l’estensione di programmi con organizzazioni per il sostegno alle comunità agricole in paesi produttori, con obiettivi di raggiungimento su centinaia di comunità entro il 2030.
Decarbonizzazione operativa e circolarità degli imballaggi
Per l’azione sul clima l’azienda ha lanciato un nuovo hub operativo che aiuta gli stabilimenti a definire road map di riduzione delle emissioni. Le emissioni dirette e quelle elettriche dichiarate hanno registrato una flessione annua grazie a interventi energetici e al fatto che un numero significativo di impianti è alimentato da elettricità rinnovabile. Sul fronte del packaging si segnala un avanzamento verso l’economia circolare: gran parte degli imballaggi è progettata per essere riciclabile, riutilizzabile o compostabile con riduzioni concrete del profilo plastico in confezioni chiave.
Impegno su scope 3 e coinvolgimento dei fornitori
Un elemento operativo rilevante è l’avvio di una raccolta di dati sulle emissioni indirette da fornitori, che copre una quota significativa dei volumi di materia prima. Il tasso di risposta dei fornitori è elevato, a testimonianza di una collaborazione che mira a rendere più accurata la contabilizzazione delle emissioni di catena. Questa attività è fondamentale per pianificare azioni di mitigazione e valutare l’impatto reale delle scelte di approvvigionamento.
Piano sociale per il clima in Italia: fondi annunciati e attuazione mancante
Sul versante pubblico, l’Italia dispone di una cornice progettuale collegata al nuovo sistema di scambio delle quote di emissione per edifici e trasporti, che dovrebbe tradursi in un Fondo sociale per il clima da oltre nove miliardi di euro. Le misure previste includono riqualificazioni energetiche di abitazioni vulnerabili, bonus per l’energia e investimenti nella mobilità pubblica nelle aree svantaggiate; tuttavia, la fase di attuazione è ancora bloccata e la formalizzazione necessaria per aprire il confronto con le istituzioni europee non è completa.
Rischi per le famiglie e vincoli di addizionalità
Il ritardo nella partenza del Fondo incrementa il rischio che l’aumento del prezzo dei combustibili, determinato dal nuovo sistema di mercato, ricada sulle famiglie più esposte. Le organizzazioni della società civile evidenziano la necessità di garanzie di addizionalità per evitare che le risorse vengano riallocate alla spesa ordinaria e perdano la loro funzione di sostegno mirato a chi ha minori capacità di adeguare l’efficienza energetica degli alloggi.
Adattamento urbano alle ondate di calore: esempi e interventi pratici
Nelle città la strategia si muove su più fronti: aumento della copertura arborea, riduzione del traffico veicolare nelle ore più calde e la creazione di spazi pubblici climatizzati o a bassa temperatura operativa. Progetti già sperimentati in alcune città includono reti di rifugi climatici—punti pubblici dove la temperatura è mantenuta intorno ai 26 gradi—e l’adeguamento di strutture sensibili come ospedali e scuole con impianti di raffrescamento alimentati in modo sostenibile.
Nel complesso, la convergenza tra iniziative aziendali, politiche pubbliche e progettazione urbana mostra che la sostenibilità è fatta di misure concrete: tracciabilità delle materie prime, decarbonizzazione operativa protezione dei soggetti vulnerabili e adattamento delle città al caldo. Resta però aperta la partita dell’attuazione pratica delle politiche pubbliche e del coordinamento tra attori diversi per garantire che gli investimenti producano benefici reali e duraturi.



