Nel panorama societario italiano emergono due scenari distinti: da un lato le grandi quotate mostrano un forte allineamento alle pratiche ESG dall’altro le imprese a media capitalizzazione risultano ancora indietro. I dati recenti degli Standard Ethics Rating (SER) confermano questa spaccatura, evidenziando come la sostenibilità stia diventando un vero fattore di differenziazione fra le categorie di capitalizzazione.
Parallelamente, la classifica stilata da Time delle 1.000 migliori aziende al mondo ha inserito trenta realtà italiane, di cui quattro nella top 100 globale, segno che la visibilità internazionale è sempre più legata anche alla trasparenza sulle tematiche ambientali e sociali.
Performance ESG delle grandi e medie quotate italiane
Il Sustainable Grade è la valutazione che indica la conformità alle linee guida internazionali di ONU, OCSE e UE, spaziando da EEE (eccellente) a F (insoddisfacente). Tra le 40 società con la più alta capitalizzazione, oltre il 70% ha ottenuto un Sustainable Grade compreso tra eccellente e adeguato. Al contrario, solo il 30% delle 20 mid cap monitorate presenta un rating simile, mentre il restante 70% è classificato come Not Fully Sustainable segnalando ampi margini di miglioramento.
Movimenti recenti nei rating di gennaio-giugno 2026
Nel primo semestre dell’anno i rating hanno subito variazioni significative. Tra le grandi, Tenaris ha confermato il rating E, Enel ha mantenuto il rating EE con outlook positivo, e Banca Monte dei Paschi di Siena è rimasta con EE+. Dall’altra parte, ERG (EE-) e Avio sono entrate nella lista di monitoraggio, sostituendo Banca Popolare di Sondrio e Mediobanca. Per le mid cap, Banca Generali, SOL e Eni hanno conservato rating EE+, E+ e EE+ rispettivamente; Maire ha ottenuto il suo primo rating, pari a E+. Brembo è sceso a E+, mentre Tamburi Investment Partners è passata a EE-.
Le imprese italiane nella classifica Time 2026
La classifica di Time si basa su tre criteri: soddisfazione dei dipendenti, crescita dei ricavi e trasparenza sulla sostenibilità. Quattro aziende italiane hanno superato la soglia della top 100: Generali (18°), Leonardo (25°), Intesa Sanpaolo (61°) e Prada (99°). La loro presenza indica che la governance e le politiche ambientali stanno diventando elementi chiave per il riconoscimento globale.
Altre ventisei aziende italiane nella classifica globale
Oltre alle quattro star, altre ventisei realtà hanno guadagnato un posto nella lista delle 1.000 migliori. Tra queste spiccano nomi noti come Webuild, Maire, Poste Italiane, Ferrari, Unipol, Fineco, Prysmian, UniCredit, Ferrovie dello Stato, Saipem, Banca Mediolanum, De’Longhi, Banco BPM, Ferrero, Amplifon, Campari, Pirelli, Banca MPS, Terna, A2A, Eurospin, Iren, Cassa Depositi e Prestiti, Mapei e Oniverse. La varietà dei settori rappresentati – dal lusso all’energia, dalla finanza all’alimentare – sottolinea come la sostenibilità sia ormai pervasiva in tutti i contesti produttivi.
Allo stesso tempo, la forte presenza italiana nella classifica Time dimostra che la trasparenza e l’impegno verso pratiche responsabili stanno diventando fattori decisivi per il successo competitivo a livello globale.



