Tra le maestose vette delle Alpi, il Parco Nazionale dello Stelvio si estende tra la Lombardia e il Trentino Alto Adige offrendo un rifugio a una biodiversità unica modellata dalle condizioni climatiche estreme. Questo territorio, che spazia dalle foreste di conifere agli ambienti glaciali, è un laboratorio naturale dove la scienza incontra il turismo, grazie a iniziative di citizen science che coinvolgono attivamente i visitatori.
Un ecosistema in equilibrio tra cielo e terra
La flora del Parco riflette la variazione altitudinale del territorio. Nei boschi dominano abete rossolarice e cembro mentre salendo di quota la vegetazione lascia spazio agli arbusteti, alle praterie alpine, ai ghiaioni e agli ambienti nivali. Tra le specie più affascinanti troviamo il ranuncolo dei ghiacciai capace di sopravvivere fino a 4.275 metri, e la soldanella che fiorisce già durante il disgelo.
Le ricerche botaniche più recenti hanno documentato oltre 650 specie vegetali, tra cui alcune molto rare come Trientalis europaeaCypripedium calceolus e Carex norvegica. La componente animale è altrettanto diversificata, con mammiferi come cervocamoscio e stambecco e rapaci come l’aquila reale e il gipeto quest’ultimo reintroduotto grazie a un programma internazionale.
Il ruolo cruciale della citizen science
Il Parco Nazionale dello Stelvio ha da tempo integrato iniziative di citizen science nella propria offerta, con esperienze come i Bioblitz pensate per coinvolgere il pubblico nella ricerca e nella conoscenza della biodiversità. L’obiettivo non è sostituire il monitoraggio scientifico, ma ampliare la capacità di osservazione sul territorio e avvicinare le persone ai metodi con cui viene studiato un ecosistema.
Una sezione specifica del sito del Parco invita i visitatori a riportare gli avvistamenti di varie specie, per esempio di chirotteri e cervi volanti. Il coinvolgimento del pubblico passa anche dalle attività didattiche e dalle iniziative del Giardino Botanico Alpino Rezia dove escursioni botaniche, laboratori e percorsi dedicati alla biodiversità permettono di osservare direttamente specie e habitat.
Il Parco propone inoltre attività specifiche per le scuole, con percorsi sulla flora, sulla fauna e sulle strategie di conservazione. Questa dimensione partecipativa assume un valore particolare in un territorio dove molti cambiamenti possono sfuggire anche ai team scientifici impegnati nel Parco. Coinvolgendo i visitatori, anche una fioritura anticipata, la presenza di una specie a una quota insolita o l’avvistamento di un animale possono diventare dati utili, se vengono raccolti secondo criteri condivisi e inseriti in un quadro di osservazioni più ampio.
Monitorare i cambiamenti climatici
Molte energie sono dedicate anche alle ricerche sulle popolazioni di marmotte. Stimare la consistenza di questi gruppi non è semplice, sia per il comportamento dell’animale sia per le caratteristiche dell’ambiente montano. Oggi il Parco mette a confronto diversi metodi di censimento e, soprattutto, analizza la risposta della specie al cambiamento climatico.
Il clima è del resto uno dei fili conduttori di tutta l’attività scientifica del Parco. Di recente, il progetto CrioHab sviluppato per monitorare e tutelare la criosfera e gli habitat alpini, ha analizzato gli effetti del ritiro dei ghiacciai, della degradazione del permafrost e della riduzione della copertura nevosa sulla vegetazione e sugli ecosistemi collegati. Tra gli ambienti più vulnerabili ci sono le aree proglaciali, le praterie alpine, le vallette nivali e le torbiere di alta quota.



