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7 Agosto 2026

Filiera del grano duro in crisi: produzione record ma redditività a rischio

Il raccolto di grano duro 2026 è stato abbondante, ma i prezzi non coprono i costi di produzione. Scopri le sfide della filiera e le richieste degli agricoltori.

Filiera del grano duro in crisi: produzione record ma redditività a rischio

Il raccolto di grano duro del 2026 ha registrato rese superiori alla media, con una produzione abbondante nelle principali aree cerealicole italiane. Tuttavia, il mercato continua a penalizzare gli agricoltori con quotazioni che non coprono i costi di produzione, mettendo a rischio la sostenibilità economica del comparto.

Le organizzazioni agricole chiedono interventi urgenti per sostenere il settore, mentre le aziende della trasformazione confermano gli investimenti sul grano italiano di qualità. La situazione è critica, con prezzi che non permettono di coprire i costi e una crescente dipendenza dalle importazioni.

Prezzi sotto i costi, agricoltori in difficoltà

L’ultimo listino della Commissione unica nazionale (CUN) colloca il prezzo del grano duro del Nord Italia tra 245 e 295 euro a tonnellata. Secondo Confagricoltura Bologna, questi valori non consentono di coprire i costi sostenuti dalle imprese agricole. Nel Bolognese, dove il grano duro occupa tra i 17.000 e i 20.000 ettari, cresce il timore di una riduzione delle superfici coltivate già dalla prossima campagna.

“Parliamo di una coltura che alimenta una filiera fondamentale per l’economia regionale e per il Made in Italy agroalimentare – spiega Davide Venturi, presidente di Confagricoltura Bologna -. Ma nessuna impresa può continuare a produrre a lungo senza una prospettiva di reddito. Se le quotazioni non permettono di coprire i costi, la conseguenza sarà inevitabile: meno semine, meno produzione italiana e una crescente dipendenza dalle importazioni.”

Coldiretti parla di una situazione ormai insostenibile. Secondo l’organizzazione, in appena due anni il prezzo del grano duro è sceso da circa 35 a 27 euro al quintale, con punte di 19 euro al quintale registrate in Sicilia per il nuovo raccolto. Un andamento che, a fronte di costi di produzione in aumento, rischia di compromettere la sostenibilità economica di migliaia di aziende agricole.

Coldiretti: contratti di filiera e più controlli

Nel corso del tavolo dedicato alla filiera del grano duro convocato dal Ministero dell’Agricoltura, Coldiretti ha chiesto un pacchetto di misure per sostenere il comparto. Tra le proposte figurano lo stanziamento di 40 milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sull’origine del grano importato, il contrasto alle pratiche commerciali sleali e un piano di investimenti per ammodernare la rete nazionale degli stoccaggi.

L’organizzazione richiama inoltre l’attenzione sull’aumento delle importazioni dal Canada durante la fase della raccolta italiana, fenomeno che, secondo Coldiretti, contribuisce a comprimere ulteriormente le quotazioni riconosciute ai produttori nazionali.

La sfida della qualità

Se gli agricoltori denunciano prezzi troppo bassi, l’industria della pasta evidenzia una criticità differente. La campagna 2026 ha garantito rese elevate, ma il contenuto proteico medio del raccolto si è attestato intorno al 12%, anche a causa delle abbondanti precipitazioni e dell’elevata produttività. Il grano con oltre il 15% di proteine, utilizzato per le produzioni di fascia premium, rappresenta invece una quota sempre più limitata dell’offerta.

Questa scarsità si riflette anche nelle quotazioni: se il grano duro standard viene scambiato intorno ai 270 euro a tonnellata, quello con caratteristiche qualitative superiori arriva a circa 320 euro.

Per continuare a utilizzare esclusivamente grano ad alto contenuto proteico, Sgambaro ha scelto di assorbire un aumento di circa il 10% del costo della materia prima. “Per noi la qualità non è negoziabile, è un impegno che abbiamo assunto nei confronti dei consumatori e della nostra filiera – assicura il presidente del pastificio Pierantonio Sgambaro -. Continuiamo a garantire una pasta ottenuta da grani con un elevato contenuto di proteine, anche quando questa materia prima è sempre più rara e più costosa.”

Pur partendo da posizioni diverse, le organizzazioni agricole e l’industria convergono su un punto: la qualità del grano italiano deve essere maggiormente valorizzata lungo tutta la filiera. Da una parte, quotazioni che non coprono i costi rischiano di scoraggiare le semine e ridurre la produzione nazionale; dall’altra, la crescente scarsità di grano ad alto contenuto proteico rende più oneroso approvvigionarsi della materia prima necessaria per le produzioni di qualità.

Una sfida che va oltre l’andamento della campagna 2026 e che riguarda la competitività dell’intera filiera cerealicola italiana, chiamata a trovare un equilibrio tra redditività delle aziende agricole, qualità delle produzioni e capacità di rispondere alla domanda del mercato.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.