Salta al contenuto
20 Settembre 2026

Decalogo per un procurement sanitario sostenibile e misurabile

Una proposta operativa che trasforma la sostenibilità in criteri concreti per il procurement di dispositivi medici, con attenzione a evidenze, competenze e omogeneità nazionale

Decalogo per un procurement sanitario sostenibile e misurabile

Il settore dei dispositivi medici è al centro di un dibattito crescente sul ruolo della sostenibilità nelle scelte di acquisto delle strutture sanitarie. Con una quota stimata tra il 15% e il 25% delle emissioni totali del sistema sanitario attribuibile ai dispositivi, la questione non è marginale: si tratta di integrare Criteri ambientali, sociali ed economici (le cosiddette ESG) senza sacrificare la sicurezza clinica e l’efficacia dei trattamenti.

Per tradurre questo obiettivo in pratica è stato presentato un documento organico che propone dieci raccomandazioni rivolte a istituzioni, centrali di committenza e imprese. Il testo, illustrato il 15 settembre a Milano durante un incontro tecnico, insiste sulla necessità di procedere per tappe, basandosi su evidenze scientifiche e su un dialogo strutturato con il mercato.

Impatto dei dispositivi medici e necessità di un approccio differenziato

Il dato che più colpisce è la varietà: sul mercato europeo circolano oltre 2 milioni di tecnologie con impatti ambientali molto diversi. Questa eterogeneità rende inadatta una strategia unica basata su requisiti uniformi. La proposta sottolinea quindi il principio della differenziazione in funzione dell’impatto invitando a valutare ogni categoria di prodotto secondo criteri proporzionati e fondati su dati.

Ruolo delle evidenze e dei rating

Tra gli elementi chiave c’è il riconoscimento della equivalenza tra sistemi di certificazione e rating quando sono basati su requisiti comparabili e riconosciuti. Questo approccio mira a evitare duplicazioni documentali e oneri non proporzionati soprattutto per le PMI incentivando al contempo gli investimenti già avviati dalle imprese in sostenibilità.

Il decalogo si articola in azioni concrete che vanno dalla fase di ascolto del mercato fino alla formazione degli operatori pubblici. Tra le indicazioni principali spiccano la necessità di definire criteri chiari e verificabili di introdurli con gradualità e di monitorarli nel tempo in logica value-based (orientata ai risultati clinici e di valore).

Alcuni punti salienti: promuovere un dialogo strutturato con le imprese prima di inserire nuovi requisiti; rafforzare la programmazione partendo dai bisogni reali delle strutture; riconoscere le specificità dell’economia circolare distinguendo pratiche regolamentate come il reprocessing e il refurbishment dalle proposte generiche di riuso; e usare l’analisi del ciclo di vita (LCA) come strumento interno di miglioramento delle aziende, non come unico criterio comparativo nelle gare.

Gradualità e omogeneità nazionale

Il documento insiste sulla necessità di introdurre i criteri in modo graduale, in funzione della maturità del mercato e del quadro normativo. A supporto di questo percorso viene sollecitata la definizione di linee guida nazionali per evitare frammentazioni regionali che potrebbero tradursi in costi aggiuntivi e in criticità per l’accesso alle tecnologie.

Altro pilastro è la proposta di un monitoraggio costante per aggiornare requisiti e metriche secondo l’evoluzione delle evidenze scientifiche e delle tecnologie disponibili. L’obiettivo dichiarato è trasformare la sostenibilità da vincolo burocratico a leva di innovazione e qualità.

Formazione e competenze come condizione di efficacia

Un capitolo dedicato riguarda le competenze: per redigere gare che includano criteri ESG servono professionalità in grado di leggere il mercato, comprendere la regolazione dei dispositivi medici e tradurre impatti ambientali in requisiti tecnico-amministrativi. Per questo motivo è stato lanciato un percorso formativo specifico della società di servizi collegata all’associazione di categoria, pensato per costruire un linguaggio condiviso tra pubblico e privato.

Investire nella formazione continua significa anche ridurre il rischio di errori procedurali che trasformerebbero la sostenibilità in un onere burocratico piuttosto che in una opportunità di sviluppo. La proposta punta a standardizzare competenze e metriche, favorendo una transizione omogenea su tutto il territorio nazionale.

Nel complesso, il pacchetto di raccomandazioni mira a creare un quadro operativo che valorizzi chi già investe in sostenibilità, tuteli chi è in fase di maturazione ESG e garantisca che i criteri applicati non compromettano la sicurezza e l’efficacia clinica delle tecnologie acquistate.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.