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15 Luglio 2026

Investimenti sostenibili: le novità delle regole ESG in Europa

L'Europa sta rivedendo le regole ESG sugli investimenti finanziari. Tre nuove categorie sostituiranno gli Articoli 8 e 9, con soglie più alte sulla Tassonomia UE e nuove sfide per i fondi che detengono titoli di Stato o obbligazioni di aziende del gas.

Investimenti sostenibili: le novità delle regole ESG in Europa

L’Europa è pronta a rivoluzionare il mondo degli Investimenti sostenibili con una riforma delle regole ESG. La proposta, avanzata dalla Commissione europea a, introduce tre nuove categorie per sostituire gli attuali Articoli 8 e 9 della SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation). L’obiettivo è rendere le etichette più trasparenti e comparabili, evitando che diventino mere dichiarazioni di intenti.

Nuove categorie per una maggiore trasparenza

Le tre nuove categorie proposte sono SustainableTransition e ESG Basics. La categoria Sustainable è riservata ai fondi che investono in attività o imprese già allineate a standard di sostenibilità elevati, con un contributo diretto a obiettivi ambientali o sociali. La categoria Transition include i fondi che finanziano attività non ancora pienamente sostenibili ma con un piano di transizione credibile e obiettivi misurabili. Infine, la categoria ESG Basics raccoglie i prodotti che integrano criteri ESG nel processo di investimento, senza però soddisfare i requisiti più stringenti delle altre due.

Soglie più alte e criteri più rigorosi

Il relatore della commissione ECON, l’eurodeputato Gerben-Jan Gerbrandy ha proposto di alzare l’asticella rispetto al testo della Commissione. La soglia minima di investimenti allineati alla Tassonomia UE per accedere alle categorie Transition o Sustainable è stata portata dal 15% al 20%. Inoltre, è prevista l’eliminazione del cosiddetto safe harbour un meccanismo che promuoveva automaticamente a categoria superiore i fondi legati ai benchmark climatici Paris-Aligned e Climate Transition Benchmark.

Impatti negativi e tempi di adeguamento

Nella nuova versione, torna obbligatorio a livello di prodotto un set minimo di indicatori sugli impatti negativi (PAI), eliminati a livello di entità nella proposta originaria. Inoltre, i tempi per adeguarsi alle nuove regole sono stati estesi a 24 mesi, spostando l’applicazione concreta del nuovo SFDR non prima di gennaio. Il Consiglio UE ha approvato un mandato negoziale che permette ai fondi di investimento alternativi riservati a investitori professionali di restare fuori dal sistema di categorizzazione.

Criticità e zone grigie

Eurosif, l’associazione che riunisce gli operatori europei della finanza sostenibile, ha segnalato alcuni punti deboli della proposta. Tra questi, l’assenza del principio non arrecare danno significativo nella categoria Sustainable e le zone grigie della categoria Transition. Un nodo delicato riguarda le obbligazioni sovrane generiche, che nella proposta della Commissione potevano contribuire fino al 15% del portafoglio senza che se ne conoscesse la destinazione d’uso dei fondi raccolti. Inoltre, la Francia starebbe spingendo perché anche le aziende del carbone, petrolio e gas possano rientrare in transizione sulla base delle sole emissioni dirette (Scope 1 e 2), escludendo quelle lungo la filiera.

Il voto del 15 luglio prossimo non chiuderà la partita, ma aprirà un nuovo confronto con il Consiglio. L’epilogo è atteso non prima della fine dell’anno, sotto la presidenza irlandese. Una cosa è certa: il vecchio sistema di etichettatura si è dimostrato inadeguato. Con il nuovo testo proposto dal Parlamento Europeo si sta cercando una via più rigorosa. Vedremo cosa accadrà e quanto cambierà l’etichetta che oggi compare sul KID di migliaia di fondi europei.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.