Negli ultimi anni la logistica ha assunto un ruolo centrale nella lotta alle emissioni e nella transizione verso modelli circolari. Da iniziative nate in Campania fino a progetti nazionali di raccolta e riuso, aziende e piattaforme stanno sperimentando strumenti concreti per misurare, ridurre e compensare l’impatto delle spedizioni e dei materiali post-consumo.
Logivery: una Logistic Green Label per ogni spedizione
A Sant’Antonio Abate nasce una startup che ha scelto di trasformare la trasparenza ambientale in un servizio operativo. Fondata da Paolo Tateo, Walter Garizio e Fioravante D’Ambrosio, la società ha sviluppato Logistic Green Label, una piattaforma che calcola le emissioni stimate di ciascun pacco e genera un’etichetta digitale accessibile via link o QR code. La metodologia prende in considerazione parametri pratici come il volume, il peso, il percorso e il mezzo di trasporto, distinguendo per esempio spostamenti su strada diesel o trasporto aereo.
Sperimentazione, finanziamenti e pilota
Il progetto ha ricevuto supporto regionale ed europeo nell’ambito del PR Campania FESR 2021-2027 e ha destinato risorse al team operativo di Vallo della Lucania. Selezionata nel 2024 per un contributo di circa 291.000 euro, la piattaforma è già stata testata su 517 spedizioni con emissioni complessive stimate in 818 kg di CO2. Il pilota di compensazione ambientale, battezzato “Olivami”, prevede la piantumazione di ulivi nel Salento per assorbire anidride carbonica.
Dal marketplace logistico al modello DAO
Oltre al calcolo delle emissioni, la piattaforma mira a fungere da marketplace della logistica: raccoglie ordini, suggerisce magazzini e corrieri, e produce le etichette digitali che accompagnano il pacco. La governance proposta prevede una DAO indipendente che rende pubblica la metodologia di calcolo, coinvolgendo anche partner accademici internazionali. Sul piano organizzativo, il team opera in remoto tra Regno Unito e diverse città italiane, con sedi operative a Vallo della Lucania e prossima espansione presso l’incubatore Fare Impresa a Caserta, sostenuta dal programma Smart&Start di Invitalia con agevolazioni fino a 423.000 euro.
Ecomondo 2026: piattaforma di business per la circular economy
La dimensione espositiva e commerciale è rappresentata dall’appuntamento al Rimini Expo Centre, dove dall’3 al 6 novembre 2026 si riuniscono oltre 1.800 espositori e 350 buyer per discutere tecnologie e modelli applicabili ai processi produttivi e alla gestione di rifiuti, acqua ed energia. Con più di 200 eventi e sei macro-aree tematiche, la fiera mette in evidenza che la sostenibilità non è più solo smaltimento a valle ma include progettazione, tracciabilità e recupero delle materie prime seconde.
Perché conta per le PMI
La partecipazione permette a piccole e medie imprese di incontrare buyer internazionali e valutare la maturità industriale delle tecnologie: tempi di ritorno, compatibilità impiantistica, qualità dei dati e servizi post-vendita. Le nuove regole europee su imballaggi e responsabilità estesa del produttore creano domanda per software di tracciabilità, impianti di selezione e servizi di consulenza, trasformando la fiera in un luogo di contratti e partnership operative.
Logista e la logistica inversa: esempi concreti di recupero
Un altro modello operativo è quello della reverse logistics applicata alla rete distributiva capillare. Logista ha sfruttato la propria presenza territoriale per sviluppare progetti come Logista Green Box e T-COLLECT: il primo aumenta il riuso degli imballaggi recuperando carta per ridurre il consumo di materia prima vergine, il secondo facilita la raccolta di piccoli RAEE e dispositivi per il tabacco riscaldato tramite la rete delle tabaccherie.
Risultati e scala
Grazie al riuso delle scatole fino a 4-5 volte si è raggiunto un tasso di recupero dell’80% per gli imballaggi coinvolti, evitando la produzione di nuova carta e preservando risorse forestali. Il progetto T-COLLECT, nato da un accordo con istituzioni e associazioni di categoria, ha portato alla raccolta di oltre 100 tonnellate di piccoli rifiuti elettronici grazie a più di 30.000 punti vendita coinvolti, migliorando la tracciabilità e l’avvio a filiere autorizzate di trattamento.
Nel complesso, i casi presentati mostrano approcci diversi ma complementari: dalla misurazione puntuale delle emissioni di singole spedizioni alla promozione di filiere di raccolta e riuso basate su reti fisiche esistenti, fino alla creazione di spazi B2B dove tecnologie e regole possono incontrare domanda e investimenti. L’intersezione tra innovazione digitale, governance partecipata e infrastrutture logistiche sembra essere la strada per rendere la supply chain più resilient e più sostenibile.



