Nel cuore del Mediterraneo, un progetto innovativo sta trasformando la sfida della transizione ecologica in un’opportunità concreta di sviluppo. Meraviglia cofinanziato dal programma Next Med unisce partner pubblici e privati di ItaliaFranciaTurchiaTunisiaLibano e Giordania per promuovere l’imprenditoria sostenibile.
L’iniziativa, che coinvolge anche Genova con i Giardini Luzzati e il Blue District mira a creare una rete mediterranea di Terzi Luoghi per condividere esperienze e buone pratiche. L’obiettivo è sostenere la nascita di piccole attività e microimprese legate alla sostenibilità ambientale e all’innovazione sociale.
Meraviglia: connessioni per un futuro sostenibile
Meraviglia, acronimo di Mediterranean Entrepreneurship’s Real Added Values to Innovate and Green Local and Inner Areas è un progetto europeo che punta a trasformare la transizione ecologica in un’opportunità di lavoro e sviluppo. Molti territori mediterranei sono colpiti da disoccupazione, fragilità sociali e difficoltà legate alla transizione ecologica.
In Italia il progetto coinvolge Cflc – Formazione Lavoro e Competenze Società Cooperativa Impresa Sociale e Amesci. Tra gli obiettivi principali ci sono la creazione di una rete mediterranea di Terzi Luoghi la formazione di nuove competenze su imprenditorialità green, innovazione e sviluppo territoriale sostenibile, e il coinvolgimento delle comunità locali.
I Giardini Luzzati e il Blue District: spazi di innovazione
“Meraviglia nasce per creare connessioni tra persone, territori e opportunità, valorizzando il ruolo dei Terzi Luoghi come spazi di innovazione sociale e sviluppo sostenibile”, spiega Michela De Pascale project manager e responsabile della comunicazione del progetto. “Attraverso la cooperazione tra i partner del Mediterraneo vogliamo offrire a giovani e aspiranti eco-imprenditori occasioni concrete di crescita, formazione e partecipazione.”
Francesco Trocino direttore di Cflc sottolinea l’importanza di valorizzare e mettere in rete luoghi già vivi e significativi della città, rafforzandoli come spazi di incontro, partecipazione e innovazione sociale.
Shopping sostenibile: come i saldi estivi possono essere un’opportunità green
Con l’avvio dei saldi estivi, il tema dell’impatto ambientale del settore moda torna alla ribalta. Se gli sconti rappresentano un’opportunità di risparmio per molte famiglie, l’aumento degli acquisti rischia di tradursi in un’ulteriore crescita dei rifiuti tessili, una delle frazioni che ancora oggi presenta i maggiori margini di miglioramento sul fronte della raccolta e del riciclo.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) il consumo medio pro capite di prodotti tessili in Italia è passato da 17 a 19 chilogrammi all’anno tra il 2019 e il 2026. Parallelamente, le rilevazioni ISPRA mostrano che l’80% dei prodotti tessili non viene conferito nella raccolta differenziata, restando così escluso dai percorsi di recupero e riciclo.
La sostenibilità inizia dalla scelta di acquisto
Per il Consorzio Ecotessili la gestione sostenibile del tessile non riguarda soltanto la fase finale del ciclo di vita dei prodotti, ma parte molto prima, nel momento in cui il consumatore decide cosa acquistare.
“Quando si parla di sostenibilità nel tessile, l’attenzione si concentra spesso sulla fase di produzione o sul riciclo di un dato prodotto. In realtà una gestione sostenibile non inizia quando una t-shirt o un paio di sneakers vengono gettati, ma nel momento stesso in cui vengono acquistati”, osserva Giancarlo Dezio direttore generale di Ecotessili.
Secondo Dezio, i saldi possono trasformarsi in un’occasione per promuovere comportamenti di consumo più responsabili, privilegiando capi destinati a durare nel tempo piuttosto che acquisti impulsivi.
L’Italia supera il 77% di riciclo degli imballaggi nel 2026
Nel 2026, l’Italia ha raggiunto un traguardo importante nel campo del riciclo degli imballaggi. Secondo la relazione generale Conai sono state riciclate 10 milioni e 970mila tonnellate di imballaggi, pari al 77,3% di un immesso al consumo di 14 milioni e 200mila tonnellate.
“È un traguardo importante che conferma il primato dell’Italia nell’economia circolare e l’efficacia di un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, consorzi e cittadini”, dichiara Vannia Gava viceministro dell’ambiente e della sicurezza energetica.
Nel dettaglio, in Italia hanno trovato una seconda vita l’82,2% degli imballaggi in acciaio, il 69,5% degli imballaggi in alluminio, il 92,6% dei pack in carta e cartone, il 69,7% degli imballaggi in legno, il 50,5% di pack in plastica e più dell’82% di pack in vetro.
Verso un’economia sempre più circolare
“Questo traguardo va tuttavia considerato una base di partenza, non un punto di arrivo”, commenta Ignazio Capuano presidente Conai. “L’attenzione delle imprese, nei prossimi anni, dovrà concentrarsi sempre più sulla progettazione orientata al riutilizzo e alla riciclabilità, oltre che sull’impiego di materie prime seconde.”
In crescita anche nel 2026 le quantità di imballaggi riutilizzati. Da più di dieci anni, il Consorzio ha introdotto agevolazioni e semplificazioni per gli imballaggi riutilizzabili, e lo scorso anno quasi 1 milione e 355mila tonnellate di imballaggi riutilizzabili sono stati regolarmente dichiarati al Consorzio.
Unendo al riciclo anche la percentuale di imballaggi avviati a recupero energetico, la quota complessiva di imballaggi usati sottratti alla discarica raggiunge l’86,6%. I nuovi risultati nazionali sono stati resi possibili anche dal lavoro portato avanti da Conai e dal sistema consortile con i Comuni italiani tramite l’accordo nazionale con Anci.

