La transizione verso un’economia sostenibile sta guadagnando slancio, spinta da solide motivazioni economiche. Nonostante le tensioni geopolitiche, il settore verde continua a crescere, con un valore attuale di oltre 5.000 miliardi di dollari annui e una previsione di superare i 7.000 miliardi entro il 2030. Questo progresso è supportato da nuove tecnologie e da un quadro normativo sempre più stringente.
Il Forum economico mondiale ha recentemente pubblicato il primo rapporto Chief Sustainability Officers Outlook che evidenzia come il 63% dei chief sustainability officers (Cso) intervistati preveda un’accelerazione dei progressi in ambito sostenibile nei prossimi 12 mesi. Inoltre, il 73% ritiene che l’intelligenza artificiale (AI) possa giocare un ruolo cruciale in questo processo, nonostante il 77% segnali l’alta intensità energetica e di risorse dell’AI come impatto negativo rilevante.
L’adattamento climatico e la divergenza verde
L’85% dei Cso si aspetta che l’adattamento climatico diventi una priorità globale nei prossimi tre anni. Tuttavia, il 62% indica l’incertezza nei calcoli costi-benefici come il principale ostacolo agli investimenti. Il rapporto sottolinea una divergenza verde alcuni settori e regioni avanzano rapidamente, mentre altri restano indietro a causa di incertezze normative o resistenze interne.
Sebastian Buckup, managing director del Wef, spiega che la transizione non è più una questione di ambizione, ma di esecuzione. Questo implica che le aziende devono ora concentrarsi su strategie concrete per implementare pratiche sostenibili, piuttosto che limitarsi a dichiarazioni di intenti.
Nuove regole europee per le dichiarazioni ambientali
Dal 27 settembre 2026, le aziende dovranno dimostrare le loro affermazioni ambientali con prove concrete. Questo cambiamento è il risultato di una stretta normativa europea che mira a combattere il greenwashing e a garantire trasparenza ai consumatori. Non sarà più sufficiente utilizzare termini generici come sostenibile o ecologico senza specificare a cosa si riferiscono.
Le nuove regole si applicano anche alle insegne e ai marchi delle aziende. Ad esempio, una lavanderia che utilizza il termine ecologica nella sua insegna dovrà dimostrare che l’intera attività presenta prestazioni ambientali superiori. Le sanzioni per le pratiche commerciali scorrette possono arrivare fino a dieci milioni di euro, a seconda della gravità e della durata della violazione.
Esempi di sanzioni per greenwashing
Un esempio emblematico è quello di un colosso del fast fashion sanzionato per un milione di euro in Italia per pubblicità ingannevole. L’azienda aveva promosso articoli come sostenibili senza fornire informazioni sull’approvvigionamento dei materiali, sulla riciclabilità effettiva, sull’inquinamento idrico e sulle emissioni generate da produzione, trasporto e smaltimento. In Francia, la stessa azienda è stata colpita da sanzioni ben più severe: quaranta milioni di euro dalla DGCCRF e centocinquanta milioni dalla CNIL per un uso improprio dei cookie.
Il Public Procurement Act e la sostenibilità negli appalti pubblici
La Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento destinata a modificare profondamente la disciplina degli appalti pubblici nell’Unione. Denominato Public Procurement Act il progetto punta a rendere gli acquisti delle amministrazioni più semplici, digitali e strategici. Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il superamento della logica basata prevalentemente sul prezzo più basso.
La proposta indica come criterio ordinario il miglior rapporto tra prezzo e qualità, prevedendo per la componente qualitativa un peso minimo del 30%, che salirebbe al 50% nei contratti ad alta intensità di lavoro. La qualità potrebbe comprendere elementi ambientali, sociali, innovativi, di sicurezza e di resilienza. In questo modo, la spesa pubblica diventerebbe uno strumento per premiare soluzioni capaci di creare valore nel lungo periodo.
Il progetto dedica un capitolo specifico al Green Public Procurement. Le amministrazioni potrebbero inserire considerazioni ambientali e climatiche nelle specifiche tecniche, nei criteri di selezione e aggiudicazione e nelle condizioni di esecuzione dei contratti. Gli obiettivi comprendono la riduzione delle emissioni, la mitigazione e l’adattamento climatico, la protezione delle risorse idriche, la prevenzione dell’inquinamento, la tutela della biodiversità e la transizione verso un’economia circolare.
Il Public Procurement Act resta però una proposta e non tutti i criteri ambientali avrebbero la stessa forza vincolante. Alcune disposizioni attribuiscono una facoltà alle amministrazioni, mentre altre introducono obblighi più precisi. Sarà il negoziato europeo a stabilire l’equilibrio definitivo tra sostenibilità, concorrenza, costi e semplificazione.



