L’agricoltura sta vivendo una trasformazione epocale, diventando un settore strategico per lo sviluppo economico e sociale. Il prossimo 18 luglio a Maratea, il ministro Francesco Lollobrigida incontrerà rappresentanti del territorio per discutere delle sfide e delle opportunità del settore agricolo lucano e italiano. L’evento, organizzato dall’assessorato regionale alle Politiche Agricole e dal Gal “La Cittadella del Sapere”, sarà un’occasione unica per rafforzare il legame tra politiche nazionali e bisogni locali.
L’incontro si concentrerà su temi cruciali come gli investimenti, il reddito degli agricoltori, la competitività delle imprese, l’innovazione, il ricambio generazionale e le prospettive della Politica Agricola Comune (PAC) post-2027. L’assessore Carmine Cicala introdurrà i temi del confronto, mettendo in luce le strategie di sviluppo del sistema agricolo lucano e il ruolo della Basilicata nel dibattito sul futuro dell’agricoltura europea.
L’innovazione come motore di sviluppo
L’agricoltura moderna non si limita più alla coltivazione dei campi. Oggi, il settore agroalimentare abbraccia ricerca, sostenibilità, biotecnologie, sicurezza alimentare, intelligenza artificiale e management. Secondo il professor Luigi Lucini, preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica, il settore è in piena evoluzione e offre prospettive occupazionali molto interessanti.
“Le più recenti rilevazioni interne della Facoltà parlano da sole. L’82% dei nostri laureati trova lavoro già entro un anno dal conseguimento del titolo, mentre a tre e cinque anni il tasso di occupazione raggiunge il 100%”, afferma Lucini. Questi dati, superiori alla media nazionale, dimostrano quanto il settore agroalimentare continui a offrire opportunità concrete e molto diversificate.
Nuove opportunità professionali
Il luogo comune che identifica il laureato in Agraria esclusivamente con la professione di agronomo appartiene ormai al passato. Oggi gli sbocchi professionali sono molto più ampi. “Circa la metà dei nostri laureati trova impiego nell’industria agroalimentare, ma molti lavorano anche nei comparti della chimica, della farmaceutica e delle biotecnologie. Altri operano nei laboratori di analisi, nella consulenza tecnica, nella sicurezza alimentare, nella libera professione o in ambiti emergenti come l’agrovoltaico”, spiega Lucini.
La richiesta del mercato continua a superare l’offerta. “Secondo le rilevazioni, il 67% delle aziende del comparto dichiara di avere difficoltà nel reperire personale qualificato. È un dato che racconta bene la situazione attuale: le imprese cercano professionisti preparati e il fabbisogno continuerà a crescere”, aggiunge il preside.
Tecnologia e sostenibilità: le sfide del futuro
Le trasformazioni tecnologiche stanno ridisegnando il settore. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e le nuove tecniche genomiche stanno cambiando il modo di produrre e di fare ricerca. “L’innovazione sta entrando in tutte le fasi della filiera agroalimentare. Pensiamo alle nuove Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che aprono prospettive molto importanti nello sviluppo di varietà vegetali più resistenti ai cambiamenti climatici, oppure all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione delle produzioni e nell’analisi dei dati”, afferma Lucini.
Per il nuovo preside, il messaggio è chiaro: il futuro dell’agrifood non riguarda soltanto chi produrrà il cibo di domani, ma chi saprà governare un sistema sempre più innovativo, sostenibile e internazionale. “L’agroalimentare continuerà a essere uno dei pilastri dell’economia. A differenza di altri comparti, non conosce veri e propri cicli di crisi perché produrre cibo resterà sempre una necessità primaria”, conclude Lucini.
Il consiglio ai ragazzi che stanno scegliendo il proprio futuro universitario è di guardare oltre gli stereotipi. “Oggi una laurea della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali apre strade molto più ampie di quanto si pensi: dalla ricerca alla sostenibilità, dalla sicurezza alimentare al marketing, dalla consulenza alle grandi filiere internazionali e agli enti ufficiali del food”, afferma Lucini.



