Nel cuore della Sicilia, Castelbuono sta vivendo una trasformazione significativa nel suo panorama culturale. La recente decisione di fondere tre istituzioni museali in un’unica entità, denominata Castelbuono Cultura ha suscitato sia entusiasmo che preoccupazioni. Questa iniziativa, approvata dal Consiglio comunale il 28 luglio scorso, mira a razionalizzare la gestione del patrimonio culturale locale, ma non è priva di criticità.
La nuova istituzione nasce dall’unione del Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo del Museo Civico di Castelbuono e del Centro Polis quest’ultimo già soppresso in una precedente delibera del 29 aprile. L’obiettivo dichiarato è quello di creare una struttura più efficiente e sostenibile, capace di valorizzare al meglio i beni culturali del territorio.
Le criticità della nuova istituzione
Nonostante le buone intenzioni, la nuova istituzione presenta diverse criticità che non possono essere ignorate. Una delle principali riguarda l’assenza di pareri negativi da parte dei dirigenti comunali e dei revisori dei conti sulle attuali istituzioni. Secondo il sindaco, il Collegio dei revisori avrebbe sollevato criticità sulla presenza di tre istituzioni culturali separate. Tuttavia, le richieste ufficiali di tali pareri non hanno prodotto risultati, sollevando dubbi sulla trasparenza del processo.
Un’altra questione spinosa è l’eterogeneità di scopi e obiettivi della gestione dei beni affidati. La nuova istituzione si trova a dover gestire un calderone eterogeneo di enti, immobili e finalità, che vanno dai musei ai complessi teatrali, passando per biblioteche e spazi culturali. Questa diversità potrebbe rendere complessa la pianificazione e l’attuazione delle politiche culturali.
La gestione dei beni culturali
Tra i beni affidati alla nuova istituzione ci sono il Castello Comunale, la Cappella Palatina, il Polo Museale San Francesco, la Casa Speciale, la Casina Castelli, il Centro Culturale – Biblioteca comunale “La Badia”, il Palazzo dell’ex Carcere borbonico e molti altri. La domanda che sorge spontanea è: come si potrà pianificare e attuare una politica culturale coerente per una tale accozzaglia di beni così diversi?
Un caso emblematico è quello della Casina Castelli per la quale è stato redatto un progetto di adeguamento e ristrutturazione finalizzato a servizi sociali e socioassistenziali per anziani e persone con limitata autonomia. Questa finalità è in totale contrasto con il lascito testamentario della signora Liana Di Pace, che aveva indicato finalità di promozione culturale in memoria dello scrittore Antonio Castelli.
La sostenibilità finanziaria
Una delle giustificazioni principali per la creazione della nuova istituzione è il contenimento dei costi di funzionamento. Tuttavia, l’analisi dei costi previsti solleva dubbi sulla reale sostenibilità finanziaria. Con la nuova istituzione, le figure retribuite sono aumentate significativamente, passando da una sola figura a quattro figure con compenso annuale, più quattro gettoni di presenza e quattro rimborsi spese.
Come si potrà pensare che un’istituzione culturale di questo tipo possa generare profitti tali da sostenere economicamente tutte queste figure? E se anche ci si riuscisse, quanto delle entrate sarà disponibile per investimenti culturali se la massima parte viene assorbita per sostenere le figure apicali? Senza un piano economico finanziario, è difficile prevedere la sostenibilità, la redditività e l’equilibrio finanziario di questa istituzione.
La chiarezza delle risorse
Un altro punto critico riguarda la mancata chiarezza sull’allocazione delle risorse. Una volta che gli enti rientrano dentro questa istituzione e i regolamenti singoli cadono, gli scopi e gli obiettivi esplicitati non sembrano adatti a definire il perimetro in cui si muoverà il nuovo direttore. Senza una chiara articolazione, senza la specificazione di diversi ambiti di intervento, si potrebbe fare tutto e il contrario di tutto.
Si potranno, ad esempio, spostare liberamente le risorse o dovranno essere allocate secondo gli obiettivi attuali dei due enti museali? Se ci sono finanziamenti destinati a un museo, una volta inseriti in questo calderone, possono essere utilizzati per fini eterogenei? Inoltre, il fatto che oggi le istituzioni esistenti si chiamano Museo permette l’accesso a finanziamenti specifici. La nuova istituzione potrà accedere alle stesse tipologie di finanziamenti?
La cultura come leva strategica di sviluppo
Nel frattempo, a livello nazionale, la cultura è sempre più riconosciuta come una leva strategica di sviluppo capace di generare valore economico, innovazione, occupazione, attrattività territoriale, coesione sociale e qualità della vita. Questo riconoscimento non nasce da intuizioni o posizioni ideologiche, ma da un patrimonio di studi costruito nel tempo.
L’UNESCO ne ha riconosciuto il contributo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile; la Commissione europea considera le industrie culturali e creative tra i principali motori dell’innovazione e della crescita; il Consiglio d’Europa, con la Convenzione di Faro, ha riaffermato il patrimonio culturale come elemento centrale dello sviluppo democratico delle comunità.
In Italia, ricerche come Io Sono Cultura di Fondazione Symbola e Unioncamere, i Rapporti Federculture e numerosi studi universitari hanno consolidato, anno dopo anno, un quadro ormai difficilmente contestabile. Anche sul piano delle politiche pubbliche sono stati compiuti passi importanti. L’Art Bonus, il rafforzamento delle imprese culturali e creative, gli investimenti del PNRR, i nuovi modelli di partenariato pubblico-privato e una crescente attenzione alla misurazione degli impatti rappresentano risultati concreti.
Tuttavia, nonostante questi progressi, la cultura continua troppo spesso a essere amministrata come un settore, mentre dovrebbe essere riconosciuta come una politica trasversale di sviluppo. Le competenze rimangono distribuite tra amministrazioni diverse, i livelli istituzionali non sempre dialogano in modo sistematico e la programmazione procede attraverso strumenti che difficilmente riescono a integrarsi con le politiche economiche, industriali, infrastrutturali, educative, ambientali e della ricerca.
Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario anche un rinnovato coraggio istituzionale. Le politiche culturali producono effetti che spesso si manifestano nel medio e lungo periodo, mentre le dinamiche decisionali sono inevitabilmente influenzate da orizzonti temporali più brevi. Governare la cultura significa quindi assumere una prospettiva che guarda alle prossime generazioni, costruendo politiche capaci di produrre valore pubblico duraturo.



