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14 Agosto 2026

Sostenibilità nella mobilità: pneumatici, flotte aziendali e regole Ue

Dalla gestione degli pneumatici alle nuove normative Ue, scopri come il settore della mobilità sta abbracciando la sostenibilità

Sostenibilità nella mobilità: pneumatici, flotte aziendali e regole Ue

La sostenibilità nella mobilità è un tema sempre più centrale, che va oltre l’elettrificazione dei veicoli. Un elemento spesso trascurato, ma cruciale, è rappresentato dagli pneumatici. Questi componenti accompagnano ogni veicolo per decine di migliaia di chilometri, contribuendo in modo significativo all’impatto ambientale.

In questo contesto, emergono iniziative innovative come l’Osservatorio Impatto Pneumatici (OIP) promosso da EM Fleet, che studia l’inquinamento generato dall’abrasione degli pneumatici e il ruolo di una gestione più evoluta nella riduzione dell’impatto ambientale delle flotte.

L’impatto ambientale degli pneumatici

Gli pneumatici per autobus e veicoli industriali possono perdere mediamente circa 13 chilogrammi di materiale durante il loro ciclo di utilizzo. Su un veicolo con sei pneumatici, questo significa oltre 78 chilogrammi di materiale disperso. Per una flotta di 100 veicoli, si arriva a quasi 8 tonnellate di materiale nell’arco di un ciclo completo.

La gestione degli pneumatici non è solo una questione di sicurezza e durata, ma anche di sostenibilità. Intervenire sulla manutenzione, sulla scelta del prodotto e sulle condizioni di esercizio significa lavorare sull’efficienza della flotta e sulla riduzione del materiale disperso nell’ambiente.

Dati e gestione delle flotte

L’usura degli pneumatici può essere influenzata da diverse variabili operative, come la pressione di gonfiaggio, la scelta dello pneumatico in funzione del servizio, la manutenzione preventiva, l’assetto del veicolo e le condizioni di utilizzo. Questi stessi fattori possono incidere anche sui consumi di carburante, rendendo la gestione degli pneumatici una leva strategica per il fleet management.

OIP mira a raccogliere informazioni, sviluppare analisi e mettere in relazione ricerca, istituzioni, produttori e gestori di flotte. L’obiettivo è trasformare lo pneumatico in un indicatore della qualità della gestione della flotta, valutando non solo il costo e la durata, ma anche il consumo, l’usura e l’impatto ambientale durante la sua vita operativa.

La Guardia di Finanza e la mobilità sostenibile

La Guardia di Finanza sta compiendo passi significativi verso la sostenibilità, introducendo motovedette ibride e veicoli elettrici. Questo impegno non solo riduce l’impatto ambientale, ma migliora anche l’efficienza operativa in aree sensibili come la laguna di Venezia e la riserva marina di Ventotene.

Le motovedette ibride, come la V.A.I. 327 Hybrid recentemente entrata in servizio a Ventotene, possono navigare sia in modalità elettrica che endotermica. La batteria si ricarica durante la navigazione o all’ormeggio, offrendo flessibilità operativa senza precedenti.

In modalità elettrica, la motovedetta raggiunge una velocità di 8 nodi, mentre con il motore termico può arrivare fino a 25 nodi. La ricarica è possibile sia in navigazione che attraverso infrastrutture esterne, come colonnine di ricarica. Questo sistema permette di ridurre le emissioni e il rumore, proteggendo la fauna marina e migliorando l’efficacia delle operazioni di controllo.

Veicoli elettrici a terra

L’impegno della Guardia di Finanza per la sostenibilità non si limita alle acque. Anche a terra, l’istituzione sta adottando veicoli elettrici per il controllo del territorio. Nel 2026, sono stati introdotti 160 veicoli elettrici, tra cui 95 Jeep Avenger elettriche, 30 Peugeot e-208 elettriche e 35 mezzi logistici elettrici.

Le caserme e i presidi logistici stanno essendo rinnovati con l’installazione di pannelli fotovoltaici che permettono di ridurre significativamente i consumi energetici. Questo approccio integrato dimostra come la Guardia di Finanza stia abbracciando pienamente la transizione ecologica.

Nuove regole Ue sui veicoli a fine vita

Entrano in vigore le nuove regole Ue sui veicoli a fine vita, con l’obiettivo di rafforzare l’economia circolare nel settore automobilistico e sostenere l’autonomia strategica dell’Europa su materie prime critiche. Ogni anno, tra i 10 e i 12 milioni di veicoli in Europa arrivano alla fine del loro ciclo di utilizzo e vengono gestiti come rifiuti.

Il nuovo regolamento Ue sui veicoli fuori uso fissa obiettivi espliciti per il recupero, il riutilizzo e il riciclaggio di acciaio, alluminio, rame e plastica. Questi materiali sono alla base di gran parte della struttura e dei sistemi dell’auto, e aumentarne il recupero significa ridurre il bisogno di materie prime vergini acquistate all’estero.

Una delle novità più significative è l’introduzione di obiettivi obbligatori sul contenuto di plastica riciclata nei veicoli. Questi obiettivi puntano a stimolare la domanda di materiali riciclati da parte dei costruttori auto, incentivando lo sviluppo di filiere efficienti di raccolta e riciclo delle plastiche provenienti dalle auto a fine vita.

Responsabilità del produttore e regole sulle esportazioni

Il regolamento rafforza la cosiddetta responsabilità estesa del produttore, attribuendo ai costruttori una responsabilità più chiara e ampia nel finanziare la corretta gestione dei veicoli quando diventano rifiuti. Inoltre, interviene sul fronte delle esportazioni dei veicoli usati, chiarendo che solo le autovetture idonee alla circolazione potranno essere esportate al di fuori dell’Ue.

Nel complesso, il nuovo quadro normativo ridisegna la gestione del fine vita dell’auto in chiave di recupero di valore dei materiali, con implicazioni per l’intera filiera automobilistica europea.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.