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14 Agosto 2026

Sviluppo sostenibile in Africa: i ritardi critici evidenziati dal rapporto Onu 2026

Un nuovo rapporto dell'Onu rivela che l'Africa è in ritardo rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030. Scopri quali sono i principali ostacoli e le sfide da affrontare.

Sviluppo sostenibile in Africa: i ritardi critici evidenziati dal rapporto Onu 2026

L’Africa sta facendo progressi, ma non abbastanza velocemente per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) entro il 2030. Questo è il messaggio chiave del Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile in Africa 2026 presentato il 15 luglio a New York durante il Forum politico di alto livello dell’Onu. Il rapporto, redatto congiuntamente da Commissione dell’Unione AfricanaCommissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa (ECA)Banca Africana di Sviluppo (AfDB) e Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) evidenzia i ritardi critici e le sfide che il continente deve affrontare.

Il rapporto si concentra su cinque obiettivi prioritari: acqua pulita e servizi igienico-sanitarienergia pulita e accessibileindustrializzazione e infrastrutturecittà sostenibili e partenariati globali. Questi obiettivi sono considerati fondamentali per la trasformazione strutturale dell’Africa, la resilienza climatica e la crescita inclusiva. Tuttavia, vincoli di finanziamento, shock climatici, crescente vulnerabilità del debito e carenze di capacità istituzionale continuano a rallentare l’attuazione delle politiche necessarie.

Acqua e sanità: progressi insufficienti

Uno dei settori più critici è quello dell’acqua e della sanità. Sebbene l’accesso all’acqua potabile di base abbia raggiunto l’81% della popolazione africana nel 2026, l’accesso a acqua gestita in modo sicuro è aumentato solo dal 33% nel 2015 al 36% nel 2026. La situazione è ancora più preoccupante per quanto riguarda la sanità l’accesso a servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro è passato dal 24% nel 2015 al 30% nel 2026, lasciando circa 650 milioni di persone senza servizi di base. Inoltre, solo un terzo delle acque reflue domestiche viene trattato in modo sicuro in tutto il continente.

Energia: un gap significativo

L’accesso all’energia rimane un altro ostacolo significativo. L’accesso all’elettricità è aumentato dal 46% nel 2015 al 53% nel 2026, ma quasi 600 milioni di africani sono ancora senza elettricità. La situazione è ancora più critica per quanto riguarda l’accesso a combustibili puliti per la cottura solo il 34% della popolazione utilizza combustibili e tecnologie pulite nel 2026, mentre più di 970 milioni di persone dipendono ancora da biomassa tradizionale e altri combustibili inquinanti. La capacità di energia rinnovabile pro capite in Africa era di circa 40 watt nel 2026, rispetto ai quasi 480 watt a livello globale.

Infrastrutture e industrializzazione: sfide persistenti

Le infrastrutture e l’industrializzazione rappresentano altre aree di preoccupazione. Sebbene la connettività digitale sia avanzata rapidamente, con il 92,8% della popolazione africana coperta da almeno una rete 2G nel 2026, il valore aggiunto della manifattura rimane inferiore all’11% del PIL, rispetto a oltre il 16% a livello globale. Le lacune infrastrutturali nei settori dei trasporti, dell’energia e della logistica continuano ad aumentare i costi di produzione e di commercio, mentre meno del 20% delle piccole imprese in molti paesi ha accesso a credito formale.

Queste sfide hanno implicazioni dirette per l’occupazione e la trasformazione strutturale. Senza una capacità industriale più forte, infrastrutture adeguate e accesso al finanziamento, la crescita economica potrebbe non generare abbastanza posti di lavoro produttivi per la rapida espansione della popolazione in età lavorativa del continente. Il rapporto collega quindi i progressi nelle infrastrutture e nell’innovazione alla necessità più ampia di creare imprese produttive in grado di integrare lavoratori e aziende africane nelle catene del valore regionali e globali.

Urbanizzazione e pressioni finanziarie

L’urbanizzazione rappresenta un’altra pressione significativa. Circa il 45% della popolazione africana vive attualmente in aree urbane, una percentuale che dovrebbe raggiungere il 60% entro il 2050. Tuttavia, il 49,1% dei residenti urbani viveva in baraccopoli o insediamenti informali nel 2026. Alluvioni, ondate di calore e altri pericoli legati al clima stanno colpendo sempre più le città, in particolare gli insediamenti informali vulnerabili, mentre dati insufficienti e coordinamento debole complicano la pianificazione urbana.

La dimensione fiscale taglia trasversalmente tutti e cinque gli obiettivi. Il rapporto stima che i paesi africani abbiano un rapporto medio tra tasse e PIL di circa il 16%, rispetto a oltre il 34% nei paesi OCSE. Più di 20 paesi africani sono valutati come ad alto rischio di o già in difficoltà di debito, limitando lo spazio fiscale disponibile per investimenti in infrastrutture, servizi sociali e resilienza climatica. La finanza esterna sta diventando meno prevedibile, con l’aiuto ufficiale allo sviluppo che potrebbe diminuire tra il 9% e il 17%, potenzialmente riducendo i flussi di fino a 35 miliardi di dollari dai livelli del 2026.

Il rapporto conclude che sono necessari investimenti più integrati e un’implementazione coordinata per superare questi ostacoli e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.