Le montagne italiane sono sempre più al centro di un dibattito acceso: da una parte la necessità di sostenere le economie locali, dall’altra la tutela di territori fragili e unici. Il turismo di massa sta cambiando il volto delle Alpi, mettendo a rischio la loro bellezza e il loro silenzio. Ma quali sono le soluzioni per conciliare sviluppo e sostenibilità?
Enrico Camanni, scrittore e alpinista torinese, è uno dei principali sostenitori di un approccio più consapevole al turismo montano. Secondo Camanni, è fondamentale educare i visitatori e distribuire meglio i flussi turistici durante l’anno. “Non dobbiamo portare più turisti, ma educarli”, afferma Camanni, sottolineando l’importanza di conoscere e rispettare i territori montani.
Distribuire i flussi turistici: una soluzione necessaria
Uno dei principali problemi del turismo attuale è la concentrazione di visitatori in pochi periodi dell’anno. Camanni propone di indirizzare il turismo verso luoghi meno conosciuti come le Valli di Lanzo, la Valle dell’Orco e la Val Soana. “Già nella scuola dell’obbligo dovrebbero essere forniti gli strumenti per capire la montagna”, suggerisce, evidenziando l’importanza di una cultura montana diffusa.
La montagna non è solo un luogo da fotografare, ma un territorio da capire e rispettare. Camanni critica l’approccio superficiale di molti turisti, che cercano solo luoghi instagrammabili senza approfondire la storia e la cultura dei luoghi che visitano. “La montagna è un territorio da capire, non una collezione di luoghi da fotografare”, afferma con convinzione.
La montagna come luogo di vita e storia
Camanni ha sempre raccontato la montagna nelle sue diverse dimensioni: sportiva, storica, culturale e sociale. Secondo lui, il turismo funziona solo se c’è una comunità locale che abita e vive quei territori. “La vita di comunità è fondamentale”, afferma, sottolineando che senza abitanti, le valli diventano gusci vuoti.
La montagna d’estate può essere di tutti, mentre d’inverno è una questione per ricchi. Camanni suggerisce di puntare su altre attività come l’escursionismo, per rendere la montagna accessibile a tutti. “La gente sarebbe anche disposta ad abitare a media quota, ma servono i servizi”, conclude, evidenziando l’importanza di infrastrutture e servizi essenziali per sostenere le comunità locali.
Sostenibilità e cambiamento climatico
Il cambiamento climatico sta mettendo in discussione il modello tradizionale del turismo montano. Le vette piemontesi sono già state ampiamente sfruttate e non hanno un futuro infinito. Camanni invita a immaginare una montagna post-sci puntando su attività più sostenibili e accessibili.
La sostenibilità significa lasciare alle generazioni successive un territorio uguale o migliore di quello che abbiamo ereditato. Camanni critica l’approccio spesso superficiale alla sostenibilità, citando l’esempio delle Olimpiadi: grandi impianti costruiti per una vetrina di pochi giorni, mentre oggi continuiamo a pagare per smantellarli.
Anche la caccia è un rischio per la fauna montana. Camanni sottolinea la necessità di equilibrare questa attività, servono paletti contro le lobby. Gli animali sono già sottoposti allo stress del clima e del turismo, e specie come la pernice e la lepre bianca sono quasi scomparse e andrebbero difese.
Scrittori, escursionisti e comunità locali cercano soluzioni per preservare la bellezza e l’autenticità di questi territori, promuovendo un turismo più consapevole e sostenibile.



