Una vicenda giudiziaria che ha acceso i riflettori sulla politica locale di Udine è giunta a una nuova fase. Il giudice per le indagini preliminari Camilla Del Torre, ha fissato un termine di tre mesi entro i quali dovrà definire l’esito dell’inchiesta per presunta corruzione elettorale. La procedura riguarda il sindaco Alberto Felice De Toni, il consigliere di opposizione Stefano Salmè e la sua moglie Daniela Perissutti, attualmente vicepresidente di Arriva Udine. L’udienza di 14 settembre ha durato poco più di trenta minuti, ma le implicazioni della decisione potrebbero rimodellare la scena amministrativa della città.
Nomina contestata e avvio delle indagini
Il nocciolo della controversia è la nomina di Daniela Perissutti a vicepresidenza di Arriva Udine posizione in parte finanziata dal comune. Alcuni consiglieri di opposizione hanno ritenuto che l’operazione potesse configurare un accordo elettorale illecito avviando così un esposto nel 2024. Il pubblico ministero, inizialmente, aveva richiesto l’archiviazione, ritenendo insufficienti gli elementi di prova. Tuttavia il gip ha respinto tale richiesta, ritenendo che fossero necessarie ulteriori verifiche, e ha disposto l’iscrizione nel registro degli indagati di De Toni, Salmè e Perissutti.
Il ruolo del gip e le prime decisioni
Il giudice per le indagini preliminari assume una posizione chiave nella fase investigativa: è competente a valutare se le prove raccolte giustifichino il processo penale o se sia opportuno archiviare il caso. Dopo aver ricevuto la seconda richiesta di archiviazione dal pm, la difesa dei consiglieri di centro-destra, guidata dall’avvocato Maurizio Miculan, ha presentato opposizione, sostenendo che gli indizi fossero sufficienti per procedere. La richiesta di opposizione è stata discussa nell’udienza di lunedì, dove le parti hanno esposto i loro ragionamenti.
Udienza del 14 settembre: argomentazioni di avvocati
L’avvocato Maurizio Miculan, che rappresenta i consiglieri che hanno sollevato il caso, ha argomentato che la nomina di Perissutti è avvenuta in un periodo delicato, proprio dopo le elezioni comunali del 2023, e potrebbe essere stata parte di uno scambio di favori volto a garantire sostegno politico al sindaco in vista del ballottaggio. Invece, gli avvocati di difesa – Luca Ponti per De Toni e Giovanni Tarragoni per Salmè – hanno chiesto espressamente l’archiviazione, affermando che non vi sono prove concrete di una transazione illecita e che la nomina è stata compiuta nel rispetto delle norme amministrative vigenti.
Possibili esiti e calendario decisionale
Il gip Del Torre dispone di un arco temporale di tre mesi per “sciogliere la riserva”. Le opzioni a sua disposizione includono: l’archiviazione definitiva del procedimento, il richiesta di ulteriori accertamenti da parte degli inquirenti, oppure l’imposizione di un’imputazione coatta, che consentirebbe la prosecuzione del processo nonostante la seconda richiesta di archiviazione del pm. Fino a quel momento, tutti gli indagati godono della presunzione di innocenza. Il risultato avrà ricadute non solo sulla carriera dei protagonisti, ma anche sulla credibilità della giunta comunale e sulla fiducia dei cittadini nella gestione della cosa pubblica.

