In occasione del World Environment Dayl’istituto di statistica dell’Unione europea ha diffuso dati significativi sull’occupazione nel settore verde. I numeri rivelano una crescita esponenziale delle professioni legate alla green economycon un impatto rilevante su settori chiave come l’edilizia, l’energia e l’agricoltura.
La transizione ecologica non è solo una necessità ambientale, ma anche un’opportunità economica. L’Unione europea ha visto un aumento significativo dei green jobscon 5,8 milioni di lavoratori impiegati nel 2026, quasi il doppio rispetto al 2014. Questo trend positivo è accompagnato da un adeguamento delle competenze, in linea con le richieste del mercato del lavoro.
I settori che guidano la crescita occupazionale verde
L’edilizia è il settore che ha registrato la crescita più significativa, con un aumento annuale del 11%. Nel 2026, il comparto edile impiegava 1,6 milioni di lavoratori, contro i 700.000 del 2014. Questo incremento è dovuto alla costruzione di edifici ad alta efficienza energetica e alla riqualificazione green.
L’agricoltura, insieme alla silvicoltura e alla pesca, occupa 700.000 persone, con una crescita media del 5% annuo. Anche il manifatturiero sostenibile ha visto un aumento del 5%, raggiungendo 1 milione di occupati nel 2026.
Altri settori in espansione
Oltre ai settori principali, anche la pubblica amministrazione, le attività tecnico-scientifiche, i servizi e l’educazione hanno registrato un incremento dei green jobs. La produzione di energia rinnovabile ha visto un aumento del 79%, mentre la protezione del suolo e delle acque è cresciuta del 60%.
La sfida della comunicazione e la priorità del welfare
Nonostante la crescita dell’economia verde, emerge una forma di stanchezza psicologica tra i cittadini europei, nota come climate fatigue. Questo fenomeno ha portato a un calo della preoccupazione per il cambiamento climatico, con l’Italia che passa dall’82% del 2026 al 70% del 2026. La quotidianità e le preoccupazioni immediate, come il potere d’acquisto e la sanità pubblica, hanno rimesso al primo posto i bisogni materiali.
Un’indagine recente ha evidenziato che il 49,7% degli italiani è contrario a sacrificare la spesa sociale per finanziare le transizioni verdi. Il 62,8% antepone il welfare aziendale e statale agli investimenti militari. Per superare questa immobilità, è necessaria una strategia basata sulla prontezzache includa agende eco-sociali, clima, sicurezza umana, resilienza civile e competitività economica.
La comunicazione pubblica deve evitare allarmismi che generano rifiuto. La politica ha il compito di guidare il processo con responsabilità, bilanciando sensibilizzazione e rassicurazione. Come ha sottolineato la deputata Paola De Micheli, è necessario un’operazione verità sulle paure del futuro, puntando sulla fiducia nei cittadini.



