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26 Settembre 2026

GreenMetric 2026: UniBa sale e l’Italia segue le best practice

UniBa conquista un salto di 41 posti nel GreenMetric 2026 e l’Italia raccoglie le migliori pratiche per un futuro più verde.

GreenMetric 2026: UniBa sale e l’Italia segue le best practice

L’anno 2026 segna un momento di svolta per la sostenibilità accademica e per le strategie ambientali nazionali. L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, più comunemente nota come UniBa, ha registrato un miglioramento significativo nella classifica Ui GreenMetric World University Rankings riflettendo l’impegno concreto dell’ateneo su più fronti: energia, mobilità, gestione dei rifiuti e ricerca. Parallelamente, in tutta Italia si sta consolidando un panorama di best practice che abbracciano dal settore energetico alle città intelligenti, fino alle nuove norme per i cantieri a impatto ridotto.

UniBa nella graduatoria GreenMetric 2026

Nel ranking globale UniBa si posiziona al 456° posto su più di duemila università, guadagnando ben 41 scalate rispetto al 2025. A livello nazionale l’ateneo rimane al 19° posto, migliorando di due posizioni. Questi risultati sono sostenuti da dati concreti: oltre il 75% delle apparecchiature censite è classificata ad alta efficienza energetica e il 25% del consumo annuo proviene da fonti rinnovabili. La mobilità interna è caratterizzata da un rapporto molto basso tra veicoli a combustione e popolazione universitaria, grazie a servizi di trasporto pubblico e a una rete di percorsi pedonali. Inoltre, più del 20% dell’offerta formativa è dedicata a tematiche di sostenibilità, mentre nei soli dodici mesi sono state prodotte 782 pubblicazioni scientifiche su questi argomenti.

Rettore Bellotti sul risultato

Il rettore Roberto Bellotti ha definito il balzo nella classifica un “risultato che appartiene all’intera comunità universitaria”. Secondo le sue parole, la crescita nel GreenMetric fornisce indicazioni operative per trasformare la sostenibilità in un criterio decisivo nelle scelte dell’ateneo, integrandola con ricerca, innovazione e responsabilità territoriale.

Le best practice italiane per energia, edifici e economia circolare

Il contesto nazionale è caratterizzato da una serie di iniziative che dimostrano come le soluzioni verdi possano essere scalabili e misurabili. Le statistiche più recenti mostrano che l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ha superato il 40% del mix nazionale, trainata da impianti fotovoltaici e turbine eoliche. Le comunità energetiche rinnovabili consentono a gruppi di cittadini e imprese di condividere l’energia prodotta localmente, riducendo le bollette e aumentando la resilienza della rete.

Energia rinnovabile e comunità energetiche

Installare pannelli fotovoltaici su tetti residenziali e industriali è oggi una pratica consolidata, supportata da incentivi che ne rendono la resa economica competitiva. L’adozione di sistemi di accumulo energetico e la digitalizzazione delle reti permettono di gestire la variabilità della produzione, migliorando l’efficienza complessiva del sistema.

Efficientamento degli edifici

Interventi di isolamento termico, sostituzione di caldaie con pompe di calore e installazione di infissi ad alte prestazioni consentono di ridurre i consumi fino al 50%. Grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza molte amministrazioni pubbliche e imprese hanno già avviato lavori di riqualificazione energetica, con benefici immediati sulla qualità dell’aria urbana.

Economia circolare e riciclo

L’Italia mantiene un tasso di riciclo superiore all’80% per diverse frazioni di rifiuto, un primato europeo. Le aziende che progettano prodotti facilmente riciclabili o che utilizzano imballaggi riutilizzabili ottengono vantaggi competitivi. Filiera corta e valorizzazione degli scarti agricoli rappresentano ulteriori leve per ridurre gli sprechi alimentari.

Mobilità urbana e rigenerazione del territorio

Le città stanno ampliando le piste ciclabili potenziando il trasporto pubblico elettrico e promuovendo la sharing mobility. Progetti di forestazione urbana e di deimpermeabilizzazione del suolo contrastano l’effetto isola di calore, mentre l’inserimento dei Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici orienta il mercato verso soluzioni più responsabili.

Cantiere sostenibile: la norma UNI/PdR 172:2025

Il documento “Il Cantiere Sostenibile” del Position Paper n. 5 dell’AIS (Associazione Infrastrutture Sostenibili) introduce la norma UNI/PdR 172:2025 che traduce l’approccio di sostenibilità in strategie operative e indicatori misurabili. Il modello si fonda su quattro pilastri: contenimento delle emissioni di CO₂, tutela di patrimonio naturale e storico, riuso e riciclo dei materiali, e riduzione dell’impatto sulla comunità locale.

Quattro pilastri operativi

Il primo pilastro richiede l’uso prioritario di macchine elettriche o ibride e la pianificazione di piani di trasporto per minimizzare la congestione. Il secondo pilastro promuove la conservazione di biodiversità e patrimonio culturale, integrando specie vegetali autoctone nei progetti di reinverdimento. Il terzo pilastro incentiva il riutilizzo interno di terre da scavo, acque di cantiere e materiali, favorendo lo scambio con cantieri vicini. Il quarto pilastro enfatizza la trasparenza verso la popolazione tramite bollettini informativi, incontri pubblici e protocollo di collaborazione con le amministrazioni locali.

Dieci strategie e indicatori di performance

Le strategie spaziano dalla massimizzazione del riuso interno, al ricorso a forniture certificate (EPD, contenuto riciclato), fino alla realizzazione di diagnosi energetiche e all’autoproduzione da fonti rinnovabili sul sito. L’adozione di piani di emergenza ambientale, il monitoraggio costante di polveri e rumori, e l’impiego di vegetazione autoctona per il ripristino paesaggistico completano il quadro. Ogni strategia è accompagnata da indicatori qualificativi (bassa, media, alta rilevanza) che consentono a progettisti e imprese di valutare la sostenibilità reale di ogni fase del cantiere.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.