Il prossimo 30 ottobre la città di Verona diventa il teatro di un dibattito cruciale per il mondo degli affari: il convegno nazionale EthichsGO, incentrato su greenwashing, sostenibilità aziendale e responsabilità sociale, si svolgerà allo Spazio Convegni di Confindustria con ingresso libero previa prenotazione e trasmissione in diretta streaming.
Il convegno EthichsGO: obiettivi e protagonisti
L’iniziativa, promossa da EthicsGO – organismo terzo accreditato da Accredia – è sostenuta dal Comune di Verona e mira a far convergere manager, esperti di rating ESG, rappresentanti delle autorità e consumatori. Durante la stampa di lancio, l’assessora alle Manifestazioni Alessia Rotta ha sottolineato che la sostenibilità è un impegno sociale che non può essere disatteso, mentre Giuseppe Patat, fondatore e CEO di EthicsGO, ha ricordato che le dichiarazioni devono essere dimostrate, non solo proclamate. Il programma prevede interventi di Accredia, UNI, CRIF Synesgy Ratings e docenti universitari per analizzare le nuove disposizioni legislative e il ruolo della verifica indipendente.
Indagine “Gli italiani e il Greenwashing” e le sue implicazioni
Una delle rivelazioni più attese sarà la presentazione in anteprima dell’indagine “Gli italiani e il Greenwashing”, commissionata da SWG a EthicsGO. Il sondaggio ha coinvolto 1.000 consumatori e 100 stakeholder aziendali, evidenziando una forte discrepanza tra le aspettative d’acquisto e le reali pratiche delle imprese. I risultati mostrano che oltre il 70% degli intervistati non si fida più delle etichette ambientali quando non sono accompagnate da prove verificabili, spingendo così le aziende a ricorrere a certificazioni certiCLAIM® Sustainability Programme per riconquistare la credibilità.
Il libro di Giuseppe Patat: dal greenwashing al social washing
Il medesimo giorno verrà lanciato il volume “Non è solo Greenwashing” di Giuseppe Patat, che amplia il concetto di frode ambientale includendo fenomeni come social washing, ESG washing, charity washing e pink washing. Analizzando più di 151.000 prodotti di largo consumo, Patat evidenzia che l’85,2% delle confezioni riporta almeno un claim di sostenibilità, generando un fatturato di 53,5 miliardi di euro, pari al 93,3% del mercato considerato. Il libro cita casi emblematici – la dichiarazione di Apple sul cobalto riciclato, la linea Conscious Choice di H&M, il dentifricio vegano di Colgate, le “bio-bottiglie” di Sant’Anna e le affermazioni di Coca-Cola sull’attività fisica – per dimostrare come la comunicazione ingannevole sia divenuta uno strumento competitivo.
Esempi internazionali di facciata verde
Tra i casi più discussi, la vicenda Volkswagen emerge come monito: le dichiarazioni sulle emissioni furono svelate false, scatenando una crisi di fiducia globale. Patat, insieme a Giovanni Caprara del Corriere della Sera, esamina le modalità con cui le aziende costruiscono narrazioni ambientali senza sostegno fattuale, invitando a una lettura critica e a un approccio basato su prove oggettive.
Nuove normative UE e il ruolo dei rating ESG
Il contesto normativo è stato rafforzato dalla Direttiva UE 2024/825, recepita in Italia con il D.Lgs. 30/2026 il 27 settembre, che introduce sanzioni per le dichiarazioni ambientali ingannevoli e riconosce il greenwashing come pratica di concorrenza sleale. Le imprese ora devono fornire evidenze verificabili per i propri claim, pena multe e danni reputazionali. In questo scenario, i rating ESG – inclusi quelli forniti da CRIF Synesgy – assumono un ruolo di monitoraggio, mentre certificazioni come ISO 53001 offrono Linee guida per la gestione sostenibile. EthicsGO, con il suo CertiCLAIM® Sustainability Programme, si pone come ponte tra normativa, mercato e consumo consapevole.



