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28 Ottobre 2026

Greenwashing: Verona riunisce esperti, imprese e autorità

Verona accoglie il convegno che smaschera il greenwashing e rivela come le aziende possono dimostrare le proprie affermazioni di sostenibilità.

Greenwashing: Verona riunisce esperti, imprese e autorità

Il prossimo 30 ottobre la città di Verona diventa il teatro di un dibattito cruciale per il mondo degli affari: il convegno nazionale EthichsGO, incentrato su greenwashing, sostenibilità aziendale e responsabilità sociale, si svolgerà allo Spazio Convegni di Confindustria con ingresso libero previa prenotazione e trasmissione in diretta streaming.

Il convegno EthichsGO: obiettivi e protagonisti

L’iniziativa, promossa da EthicsGO – organismo terzo accreditato da Accredia – è sostenuta dal Comune di Verona e mira a far convergere manager, esperti di rating ESG, rappresentanti delle autorità e consumatori. Durante la stampa di lancio, l’assessora alle Manifestazioni Alessia Rotta ha sottolineato che la sostenibilità è un impegno sociale che non può essere disatteso, mentre Giuseppe Patat, fondatore e CEO di EthicsGO, ha ricordato che le dichiarazioni devono essere dimostrate, non solo proclamate. Il programma prevede interventi di Accredia, UNI, CRIF Synesgy Ratings e docenti universitari per analizzare le nuove disposizioni legislative e il ruolo della verifica indipendente.

Indagine “Gli italiani e il Greenwashing” e le sue implicazioni

Una delle rivelazioni più attese sarà la presentazione in anteprima dell’indagine “Gli italiani e il Greenwashing”, commissionata da SWG a EthicsGO. Il sondaggio ha coinvolto 1.000 consumatori e 100 stakeholder aziendali, evidenziando una forte discrepanza tra le aspettative d’acquisto e le reali pratiche delle imprese. I risultati mostrano che oltre il 70% degli intervistati non si fida più delle etichette ambientali quando non sono accompagnate da prove verificabili, spingendo così le aziende a ricorrere a certificazioni certiCLAIM® Sustainability Programme per riconquistare la credibilità.

Il libro di Giuseppe Patat: dal greenwashing al social washing

Il medesimo giorno verrà lanciato il volume “Non è solo Greenwashing” di Giuseppe Patat, che amplia il concetto di frode ambientale includendo fenomeni come social washing, ESG washing, charity washing e pink washing. Analizzando più di 151.000 prodotti di largo consumo, Patat evidenzia che l’85,2% delle confezioni riporta almeno un claim di sostenibilità, generando un fatturato di 53,5 miliardi di euro, pari al 93,3% del mercato considerato. Il libro cita casi emblematici – la dichiarazione di Apple sul cobalto riciclato, la linea Conscious Choice di H&M, il dentifricio vegano di Colgate, le “bio-bottiglie” di Sant’Anna e le affermazioni di Coca-Cola sull’attività fisica – per dimostrare come la comunicazione ingannevole sia divenuta uno strumento competitivo.

Esempi internazionali di facciata verde

Tra i casi più discussi, la vicenda Volkswagen emerge come monito: le dichiarazioni sulle emissioni furono svelate false, scatenando una crisi di fiducia globale. Patat, insieme a Giovanni Caprara del Corriere della Sera, esamina le modalità con cui le aziende costruiscono narrazioni ambientali senza sostegno fattuale, invitando a una lettura critica e a un approccio basato su prove oggettive.

Nuove normative UE e il ruolo dei rating ESG

Il contesto normativo è stato rafforzato dalla Direttiva UE 2024/825, recepita in Italia con il D.Lgs. 30/2026 il 27 settembre, che introduce sanzioni per le dichiarazioni ambientali ingannevoli e riconosce il greenwashing come pratica di concorrenza sleale. Le imprese ora devono fornire evidenze verificabili per i propri claim, pena multe e danni reputazionali. In questo scenario, i rating ESG – inclusi quelli forniti da CRIF Synesgy – assumono un ruolo di monitoraggio, mentre certificazioni come ISO 53001 offrono Linee guida per la gestione sostenibile. EthicsGO, con il suo CertiCLAIM® Sustainability Programme, si pone come ponte tra normativa, mercato e consumo consapevole.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.