Dopo dieci anni di commissariamento, la sanità calabrese si è trovata frammentata: strutture isolate, poteri professionali poco coordinati e assenza di una governance unica. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto ha descritto la situazione come “disastrosa”, con bilanci rimasti aperti per più di un decennio e una gestione altamente decentrata. A Catanzaro, nell’ambito di Medsalute 2026 è stata lanciata una discussione che ha coinvolto otto regioni del Mezzogiorno, con l’obiettivo di individuare modelli organizzativi replicabili e soluzioni concrete per la sostenibilità del sistema sanitario.
Il tema centrale della prima giornata è stato la sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale, con particolare attenzione alla prossimità delle cure, all’innovazione tecnologica, alle liste d’attesa, alle politiche farmaceutiche e alla salute mentale. Occhiuto ha sottolineato la necessità di collegare la spesa sanitaria al PIL, proprio come avviene per la difesa, per far fronte all’invecchiamento della popolazione, all’aumento delle patologie croniche e alla emergente crisi della salute mentale tra i giovani.
Medsalute 2026: la Calabria mostra la sua “Azienda Zero”
Durante il convegno, la Regione Calabria ha presentato il progetto Azienda Zero un modello amministrativo che punta a chiudere i bilanci entro l’anno in corso e a ridurre la dispersione di risorse. La squadra di riforma, pur affrontando difficoltà operative, sta sperimentando nuove procedure per rendere più fluida la gestione delle aziende sanitarie. Tra le iniziative più rilevanti vi è la digitalizzazione dei percorsi clinici, l’introduzione di sistemi di telemedicina per le aree più remote e la revisione delle procedure di approvvigionamento dei farmaci, con l’obiettivo di contenere i costi.
Criticità condivise tra le regioni del Sud
Le altre regioni partecipanti – Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia – hanno evidenziato problemi analoghi: lunghi tempi di attesa, difficoltà di accesso ai livelli essenziali di assistenza (LEA) e carenze nella prevenzione. Il confronto è servito a mettere in luce come la frammentazione organizzativa e la carenza di risorse siano fenomeni comuni, ma anche come le soluzioni locali possano offrire spunti per un piano di riforma più ampio a livello nazionale.
Rinunce alle prestazioni: il dato preoccupante del 2024
Nel 2024, 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato a almeno una visita o a un esame diagnostico prescritto, con la percentuale passata dal 7,6 % al 9,9 %. Nonostante il monitoraggio dei LEA abbia promosso 18 regioni su 21, il fenomeno delle rinunce dimostra un divario evidente tra gli indicatori amministrativi e la realtà dell’accesso. La Fondazione Gimbe ha evidenziato che il sistema di valutazione, basato su soglie di 60 punti su 100, è troppo permissivo: sei regioni promosse hanno comunque punteggi appena sopra la sufficienza, mentre con una soglia di 70 punti il numero di regioni adempienti scenderebbe a 12.
Le regioni più in difficoltà
Le uniche tre amministrazioni inadempienti sono la Calabria (52 punti nell’assistenza distrettuale), la Sicilia (49 punti nella prevenzione) e la Provincia autonoma di Bolzano (59 punti nella prevenzione). La classifica ricostruita da Gimbe mette in evidenza una forte concentrazione di regioni del Nord nella parte alta della scala – Veneto, Emilia-Romagna, Toscana – e una predominanza del Sud nelle posizioni più basse, con Calabria, Molise, Sicilia e Basilicata tra gli ultimi.
Prevenzione: la chiave per la sostenibilità del SSN
Il direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità Andrea Piccioli, ha definito la prevenzione l’infrastruttura della medicina affermando che intercettare le malattie prima della loro comparsa è essenziale per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Le patologie non trasmissibili sono responsabili di circa il 75 % dei decessi mondiali; in Italia, il 27 % degli adulti è sedentario e il 19,5 % fuma giornalmente, valori superiori alla media OCSE.
Investimenti nel piano nazionale della prevenzione
Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 prevede un aumento di 50 milioni di euro per il 2026, destinati a potenziare gli screening, le campagne anti-tabacco e le attività di promozione di stili di vita attivi. L’obiettivo dichiarato è ridurre di almeno l’80 % i casi di malattie cardiovascolari, ictus e diabete di tipo 2, e di un terzo quelli oncologici, intervenendo sui fattori di rischio modificabili come tabacco, inattività fisica, consumo di alcol e alimentazione scorretta.



